Un controllo stradale nel quartiere di Watts, a Los Angeles, fu sufficiente ad accendere una protesta che covava da tempo. L’11 agosto 1965 l’arresto del ventunenne afroamericano Marquette Frye provocò scontri destinati a proseguire per sei giorni, coinvolgendo migliaia di persone. Alla fine si contarono 34 morti, oltre mille feriti e migliaia di arresti. Le rivolte di Watts mostrarono quanto l’approvazione delle grandi leggi sui diritti civili non avesse cancellato discriminazioni, povertà e tensioni razziali negli Stati Uniti.
Nell’estate del 1965 il movimento per i diritti civili aveva già ottenuto risultati che pochi anni prima sembravano irraggiungibili. Il Civil Rights Act del 1964 aveva vietato la segregazione nei luoghi pubblici e diverse forme di discriminazione, mentre il Voting Rights Act era stato firmato dal presidente Lyndon B. Johnson appena cinque giorni prima dell’inizio delle rivolte di Watts.
La legge, però, poteva cambiare più rapidamente della società.
In molte città statunitensi la popolazione afroamericana continuava a vivere in quartieri caratterizzati da povertà, disoccupazione, difficoltà nell’accesso alle abitazioni e rapporti estremamente tesi con le forze dell’ordine.
Los Angeles non faceva eccezione.
Watts e la segregazione oltre le leggi Jim Crow
La segregazione razziale viene spesso associata agli Stati del Sud e alle leggi Jim Crow, che per decenni avevano imposto la separazione tra bianchi e neri in scuole, trasporti, ristoranti e altri luoghi pubblici.
In California non esisteva però lo stesso sistema legislativo del Mississippi o dell’Alabama. Le discriminazioni assumevano forme differenti.
Pratiche immobiliari discriminatorie, difficoltà nell’ottenere mutui e meccanismi di esclusione dal mercato delle abitazioni avevano contribuito a concentrare una parte consistente della popolazione afroamericana in determinate zone di Los Angeles.
Watts e South Central erano diventati alcuni dei principali centri della comunità nera della città.
A queste condizioni si aggiungevano disoccupazione e precarietà economica. Particolarmente difficile era anche il rapporto con il Los Angeles Police Department, accusato da molti residenti afroamericani di ricorrere a controlli aggressivi e a un uso eccessivo della forza.
Fu dentro questa frattura che avvenne l’arresto di Marquette Frye.
L’arresto di Marquette Frye
La sera dell’11 agosto 1965, Frye stava guidando nei pressi di Watts insieme al fratello Ronald quando venne fermato da un agente della California Highway Patrol.
Il giovane fu sottoposto a un test e arrestato con l’accusa di guida in stato di ebbrezza.
La situazione degenerò rapidamente.
Ronald andò a chiamare la madre, Rena Price, mentre intorno agli agenti cominciò a radunarsi una folla. Durante l’arresto scoppiarono discussioni e colluttazioni. Anche la madre e il fratello di Frye vennero arrestati.
La notizia si diffuse rapidamente nel quartiere.
Quello che era iniziato come un controllo stradale diventò il punto di rottura di tensioni accumulate durante anni di discriminazioni e conflitti con la polizia.
Sei giorni di rivolte
Nelle ore successive iniziarono gli scontri.
Vennero lanciate pietre contro automobili e agenti, mentre nei giorni seguenti furono saccheggiati e incendiati numerosi negozi ed edifici. Le autorità persero progressivamente il controllo di diverse zone.
La rivolta si estese oltre Watts e coinvolse una parte considerevole di South Central Los Angeles.
Il governatore della California Pat Brown mobilitò la Guardia Nazionale. Migliaia di soldati vennero schierati nelle strade insieme alla polizia.
Per sei giorni Los Angeles assistette a combattimenti, incendi, saccheggi e arresti.
Quando le violenze terminarono, il bilancio era pesantissimo: 34 persone erano morte, più di mille erano rimaste ferite e quasi quattromila erano state arrestate. Centinaia di edifici risultavano danneggiati o distrutti.
Watts era diventata una delle più gravi rivolte urbane della storia contemporanea degli Stati Uniti.
Le cause oltre l’arresto
Attribuire quanto accadde esclusivamente all’arresto di Marquette Frye impedisce di comprendere la portata dell’evento.
Il controllo dell’11 agosto fu il detonatore.
Le cause erano molto più profonde.
Dopo le rivolte, una commissione istituita dal governatore Brown e guidata dall’ex direttore della CIA John McCone analizzò quanto era accaduto. Il rapporto indicò tra i problemi che avevano alimentato la rivolta la disoccupazione, le condizioni abitative, le carenze del sistema scolastico e le difficoltà nei rapporti tra la popolazione e la polizia.
Era una contraddizione evidente.
Mentre il governo federale approvava alcune delle più importanti riforme sui diritti civili della storia americana, milioni di cittadini afroamericani continuavano a sperimentare profonde disuguaglianze nella vita quotidiana.
Da Emmett Till a Watts
Dieci anni separavano le rivolte di Watts dall’assassinio di Emmett Till, il quattordicenne nero ucciso in Mississippi nell’agosto del 1955.
In quel decennio gli Stati Uniti erano cambiati enormemente.
Il movimento per i diritti civili aveva portato nelle strade centinaia di migliaia di persone. Rosa Parks aveva rifiutato di cedere il proprio posto sull’autobus di Montgomery. Martin Luther King Jr. era diventato una delle figure più conosciute del movimento. La segregazione legale era stata colpita da sentenze e leggi federali.
Watts mostrò però un’altra dimensione della questione razziale americana.
La fine della segregazione prevista dalla legge non comportava automaticamente la scomparsa delle disuguaglianze economiche, della separazione abitativa o delle discriminazioni.
La protesta stava inoltre cambiando.
Accanto alla strategia della nonviolenza sostenuta da King acquisivano maggiore spazio posizioni che insistevano sull’autodeterminazione e sul potere politico ed economico delle comunità afroamericane. Negli anni successivi il Black Power sarebbe diventato una delle espressioni più conosciute di questa trasformazione.
Un passaggio nella storia dei diritti civili
Le rivolte di Watts non produssero una soluzione immediata ai problemi che le avevano alimentate. Il quartiere continuò a confrontarsi con povertà, disoccupazione e difficoltà economiche anche negli anni successivi.
Il loro significato storico, però, superò i confini di Los Angeles.
Watts mostrò agli Stati Uniti che la questione razziale non poteva essere interpretata soltanto attraverso le leggi segregazioniste del Sud. Anche nelle grandi città degli Stati occidentali e settentrionali esistevano forme di discriminazione capaci di produrre profonde divisioni sociali.
Negli anni successivi rivolte urbane interessarono altre città americane, da Newark a Detroit, mentre il dibattito nazionale iniziò a concentrarsi sempre più sulle condizioni economiche delle comunità afroamericane, sulla discriminazione abitativa e sul comportamento delle forze dell’ordine.
L’11 agosto 1965 rimane per questo una data importante nella storia del movimento per i diritti civili. Le rivolte di Watts mostrarono la distanza che poteva esistere tra l’uguaglianza riconosciuta dalla legge e quella sperimentata nella vita quotidiana, portando al centro del dibattito americano questioni che avrebbero continuato ad accompagnare il Paese nei decenni successivi.
















