Tutti conoscono la data del 25 novembre come giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Non tutti conoscono la storia, anzi le storie, dietro la scelta di questa data. Le sorelle Mirabal furono tre donne che osarono sfidare la dittatura di Trujillo nella Repubblica Dominicana, pagando con la vita. È grazie al loro sacrificio che oggi il mondo si unisce per dire basta alla violenza contro le donne, ricordando come il coraggio di poche possa cambiare il destino di molti.
Mi chiamano con tutti i nomi
Tutti quelli che mi hanno dato
E anche nel buio sono libera, orgogliosa e canto
Sono stata tua e di tutti di nessuno e di nessun altro
Con le scarpe e a piedi nudi
Nel deserto e anche nel fango
Una nessuna centomila
Madre figlia, luna nuova sorella, amica mia
Io ti do la mia parola
Fiorella Mannoia, Mariposa (brano ispirato dalla storia delle sorelle Mirabal)
Chi erano le sorelle Mirabal?
Patria Mercedes, María Argentina Minerva, Antonia María Teresa e Bélgica Adela sono state quattro sorelle della Repubblica Dominicana, vissute tra gli anni venti e sessanta. Solo una di loro è potuta invecchiare, Adela, destinata, a suo dire, a sopravvivere per raccontare la storia delle sue tre sorelle, assassinate da uno dei regimi dittatoriali più sanguinari dell’epoca moderna.
I Mirabal erano una famiglia benestante di proprietari terrieri, aveva fatto studiare le proprie figlie nelle migliori scuole cattoliche e si era poi ritrovata a perdere ogni cosa con l’instaurazione del regime di Rafael Leónidas Trujillo, nel 1930. Trujillo aveva prima nazionalizzato i beni privati dei cittadini, per poi dirottarli direttamente tra i suoi beni personali.
Le sorelle Mirabal, da sempre interessate ai temi della giustizia e della libertà, approfondirono la propria consapevolezza sulla dittatura durante gli anni dell’università, decidendo di impegnarsi attivamente nella resistenza. Sposarono uomini che condividevano le loro idee e videro nella lotta l’unico strumento capace di dare una vita migliore alle proprie figlie e figli. L’intreccio tra personale e politico sarà centrale nelle vicende che hanno guidato le loro vite, intrecciandole a quelle di un regime di cui non ci ricordiamo mai abbastanza spesso.
La dittatura di Trujillo in Repubblica Dominicana
Rafael Leónidas Trujillo era un piccolo delinquente che si ripulì aderendo al complesso militare messo in piedi dagli Stati Uniti. La Repubblica Dominicana subì un’occupazione statunitense per diversi decenni, prima solo sotto forma di interessi economici, poi in quella di vera e propria occupazione militare instaurata per placare i disordini interni di un paese impoverito e sfruttato.
Durante l’occupazione, i marines americani istruirono i giovani dominicani per formare una forza repressiva militare in grado di salvaguardare i propri interessi nel paese. Trujillo ne fece parte sin dall’inizio e in tutte le sue fasi trasformative da guardia nazionale, a polizia, ad esercito; nel 1930, dopo la ritirata degli americani, si ritrovò, da generale dell’esercito, a gestire un colpo di stato, di fatto permettendolo. Si candidò quindi alle elezioni, vincendo a suon di brogli e minacce agli avversari, per poi rimanere al potere per oltre 30 anni.
Come le famiglie felici dell’incipit di Anna Karenina, anche i dittatori si somigliano tutti. Trujillo fu estremamente violento con i suoi oppositori, razzista, un maschilista con tante mogli e ancor più amanti, ossessionato dal culto di se stesso e vanitoso. Ogni famiglia dominicana era obbligata a tenere un suo ritratto in casa, ma i Mirabal rifiutarono, preferendo sui propri muri le opere delle figlie. Si racconta che fu lì l’origine della loro persecuzione politica.
Tra il personale e il politico
Nel 1949 la famiglia Mirabal partecipò a una festa in cui era presente anche il dittatore, che mise gli occhi su Minerva, allora ventiduenne. La giovane lo rifiutò più volte, scatenando le sue ire e le preoccupazioni dei suoi genitori. Questi ultimi, preoccupati dalle ritorsioni, cercarono di impedire alla figlia di iscriversi alla facoltà di legge per evitare un suo coinvolgimento diretto nella vita politica, ma dovettero cambiare idea di fronte alle sue insistenze. Minerva fu la prima donna a laurearsi in legge nell’intera Repubblica, ma non poté mai esercitare a causa del veto imposto dal generale.
Questo fatto accrebbe il suo rifiuto del regime, portandola ad aderire alla resistenza in maniera attiva e convincendo anche altre due sorelle a parteciparvi. Le sorelle Mirabal, sotto il nome in codice Mariposas, le farfalle, contribuirono a fondare il gruppo di resistenza chiamato “Movimento 14 giugno” in onore del tentativo di rovesciamento del governo a opera dei dominicani esiliati, successivamente giustiziati.
Le case delle sorelle e dei loro mariti divennero le basi operative del movimento, vi si organizzavano riunioni segrete e nascondevano le armi. Il movimento si espanse per tutto il paese attraverso cellule indipendenti, diventando il maggior antagonista del governo dittatore. Trujillo arrivò a dire che solo le sorelle Mirabal riuscivano a impensierirlo tanto quanto la Chiesa cattolica, sua timida oppositrice. Le Mariposas furono perseguite e imprigionate più volte, così come i loro mariti, che subirono torture terribili. Nel 1960 vennero liberate da un inaspettato atto di clemenza che si rivelò invece una trappola.
25 novembre 1960: impedire alle farfalle di volare
Il 25 novembre le tre sorelle, che erano solite muoversi insieme per evitare attacchi, erano dirette con il proprio autista al carcere per far visita ai propri consorti. Lungo la strada vennero fermate dai servizi segreti. Vennero separate, violentate, strangolate e finite a bastonate dagli uomini di Trujillo, che cercano infine di simulare un incidente buttando la macchina in un dirupo.
Nessuno credette a quella versione. La rabbia dei dominicani esplose in tutta la potenza accumulata in 30 anni di soprusi. La Chiesa cattolica smise di tentennare e si unì con forza alla proteste, così come la comunità internazionale, Kennedy tra tutti, e i governi dei paesi vicini, tra cui Haiti, da sempre vittima della propaganda razzista di Trujillo.
Pochi mesi dopo, nel 1961, Trujillo venne ucciso da un colpo di fucile mentre era in macchina in direzione San Cristóbal, sua città natale ribattezzata, così come molte altre, Ciudad Trujillo, nel classico stile vanaglorioso di tutti i piccoli che vogliono sentirsi grandi. Si stima che abbia ucciso più di 50.000 persone e accumulato un patrimonio di 800 milioni di dollari.
L’eredità delle farfalle
Adela, che si era tenuta lontana dalle attività politiche delle sorelle, fu l’unica a sopravvivere, e da quel giorno dedicò la sua vita alla memoria e al ricordo delle farfalle che cambiarono la Repubblica Dominicana.
Nel 1981 si svolse un incontro internazionale femminista in Colombia, dove si decise di dedicare la data del 25 novembre all’eliminazione della violenza contro le donne, in onore delle tre sorelle uccise. Progressivamente, sempre più paesi aderirono a quella data, fino a quando, nel 1999, l’ONU approvò la risoluzione che sanciva il 25 novembre come giornata internazionale.
Le sorelle Mirabal non sono solo simboli di resistenza contro una dittatura brutale, ma incarnano anche la lotta contro ogni forma di oppressione, inclusa quella di genere. Il loro sacrificio, avvenuto il 25 novembre 1960, ha trasformato questa data in un richiamo mondiale per porre l’attenzione sulla violenza contro le donne. Ancora oggi le Mariposas ricordano a tutte noi che la resistenza non è mai vana, che bisogna avere il coraggio di opporsi alle ingiustizie senza mai stare in silenzio. Neanche il potere più crudele può soffocare il desiderio di giustizia e di uguaglianza. Le farfalle, alla fine, tornano sempre a volare.














