Per le strategie comunicative di Salvini l’italiano non è che un capra

Vignetta di Paolo Lombardi
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Nella vita di tutti i giorni, per farci capire, adattiamo linguaggio e comportamento al “livello” del nostro interlocutore. Non ci sogneremmo mai di chiedere a un 30enne se ha “la bua al pancino”; né parleremmo mai a un bimbo di 3 anni di “possibile reflusso gastroesofageo”.

Il politico fa lo stesso con il suo popolo. Cerca con il linguaggio, ma anche con le azioni e le idee, l’identificazione con l’elettore. Finge di essere come il suo popolo. O meglio, come l’idea che lui ha del suo popolo.

Le strategie comunicative di Salvini stanno tutte in post come questo. Post all’apparenza inutili, superficiali, stupidi, ma che hanno dietro una loro strategia precisa, studiata, rozza e sottile allo stesso tempo: quella di creare, appunto, un’identificazione totale tra il leader e il popolo.

Un popolo che, stando proprio ai suoi post, Salvini disprezza e ripugna profondamente, che considera una massa informe di donne e uomini primitivi, fatti di birra, Barbara d’Urso e rutto libero davanti alla partita.

Lo scopo di questo post sul tizio accoltellato perché svelava i finali dei libri, è quello di dire ai suoi elettori: “Io non leggo libri. Ma mi succede lo stesso quando guardo le partite registrate”.

Ultima VoceChiunque infatti avrebbe commentato questa notizia dicendo “anch’io mi inca**o quando mi svelano il finale di un libro” o “di un film” o “di una serie”.

Salvini invece approfitta di questa notizia curiosa per lanciare al suo popolo il messaggio, implicito, che lui non legge libri.

Ovviamente non è vero. Lui legge libri, eccome, ed è estremamente intelligente. Ma ritiene che il suo popolo non legga, che guardi solo le partite in tv. E allora, dovendo fingere di essere come lui, pubblica post nei quali fa capire che non legge libri, o foto di lui che guarda Tempation Island. Perché è così che immagina il suo popolo.

Salvini disprezza gli immigrati, disprezza i meridionali e disprezza gli italiani. Ma sa che per avere il loro voto deve fingere di amarli e anzi di essere uno di loro. E ritenendoli infantili e “semplici”, ricorre a linguaggi infantili e a idee “semplici”, elementari.

Il vero Salvini non è il Salvini dei social e della tv. Il vero Salvini studia, legge, sa formulare pensieri complessi e non guarda Tempation Island. Ma gli serve far credere il contrario. E spero che gli insultati, prima o poi, se ne rendano conto.

 

Emilio Mola

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