Lega di Salvini e Lega di Giorgetti: i nodi vengono al pettine

I due fronti del partito sempre più divisi: su Draghi, sui vaccini, sul Greenpass, è maretta tra la Lega di Giorgetti e quella di Salvini.




Dagli scricchiolii che si avvertono, non sembra essere il momento più propizio per la solidità e l’unione di intenti della Lega. Per quanto Salvini continui a glissare o a usare le battute come risposta, infatti, le due compagini leghiste afferenti rispettivamente al Capitano e al ministro Giancarlo Giorgetti si stanno sempre più allontanando. Ciò che rimane sul tavolo dei valori comuni è semplicemente il nome del partito e l’appoggio, formale, al governo di Mario Draghi. Almeno per ora.

Salvini non ne sta indovinando una

Ma andiamo con ordine. Matteo Salvini, negli ultimi mesi, ha dovuto fare i conti con le prime crepe nella sua credibilità verso l’elettorato leghista. È iniziato tutto con l’imbarazzante caso Durigon, che ha avuto per protagonista il sottosegretario all’Economia della Lega e protetto di Salvini, almeno finché anche lui, fuori tempo massimo, non l’ha scaricato. Non sono bastati gli appoggi del sindacato Ugl portati in dote da Claudio Durigon, quando ha iniziato a parlare del nuovo parco pubblico di Latina da intitolare a Mussolini (e famiglia), cancellando i nomi di Falcone e Borsellino. Per non parlare poi dei suoi rapporti con gli imprenditori arrestati dall’Antimafia. Insomma: anche Salvini si è dovuto arrendere.

Non tutti per la Lega di Giorgetti

Poi è arrivato lo scontro sull’obbligatorietà del Green Pass: da una parte Borghi, Bagnai e Salvini, dall’altra Giorgetti e i tre presidente delle Regioni del Nord, Zaia, Fedriga e Fontana. A sostenere la prima fazione anche Francesca Donato, ormai ex europarlamentare leghista in transito verso Fratelli d’Italia: delusa da una leadership sempre più giorgettiana, ha deciso di prestare la sua voce No Vax e No Pass al partito di Giorgia Meloni. Il divorzio di Donato, a ogni modo, mette l’elettorato leghista di fronte a una questione: come è possibile che i rapporti fossero così logori, se nei talk show televisivi l’ufficio stampa del partito ha sempre cercato di inviare Donato, proprio perché evidentemente portasse avanti le sue posizioni estreme sulle misure adottate durante la pandemia?

Non che l’europarlamentare negazionista non facesse comodo ai palinsesti televisivi: le sue posizioni oltranziste e i suoi interventi diventati poi virali hanno permesso di guadagnare ai programmi un po’ di share in più. L’ultima delle sue sparate, infatti, ha avuto per oggetto una proposta di supporto psichiatrico ai virologi.

Salvini che strizza l’occhio ai No Vax

Prima del Green Pass e delle votazioni in parlamento, però, c’è stato anche tutto il periodo di ambiguità e contraddizioni sulla campagna vaccinale, portato strumentalmente avanti dalla fazione salviniana. Il segretario si schiera contro sanzioni e discriminazioni: a luglio, intervistato da Repubblica, afferma che sotto i 40 anni “il vaccino non serve”.  Piccato, gli risponde a distanza il premier Draghi, che ricorda come l’appello a non vaccinarsi sia “un invito a morire”. Giorgetti, intanto, si smarca anche dalle posizioni salviniane sulla totale ripresa delle attività commerciali: il governo, di cui lo stesso Giorgetti è ministro, punta invece alle riaperture ragionate, che tanto fanno discutere ma che dovrebbero ridurre al minimo i rischi per la salute di tutti.

E ora la questione Green pass

E poi ancora: leghisti che scendono in piazza a manifestare a fianco dei No Green Pass contro il governo, di cui, inspiegabilmente, sono parte. Borghi, Bagnai, Pillon, Pagano, Martini e Rinaldi: tutti a specificare di non essere “no vax” ma “pro libertà”. Ultimo oggetto di spaccatura è l’obbligo del green pass sul luogo di lavoro: Giorgetti è ministro dello sviluppo economico ed è a favore dell’estensione dell’obbligo nel settore pubblico e privato, dal 15 ottobre. I governatori leghisti del Friuli, del Veneto e della Lombardia sono con lui.

E ora? Al Senato?

Nel tardo pomeriggio di ieri, intanto, arriva la notizia della votazione su questo provvedimento alla Camera: c’è l’approvazione, con 413 sì. La Lega è presente al 60% dei suoi deputati: tutti gli 80 presenti su 132 hanno votato a favore. Ora, dunque, Salvini sarà costretto all’ennesima inversione a U? Per giovedì 23 è prevista la votazione in Senato del provvedimento: chissà cosa si inventerà il Capitano, nel ruolo di senatore, pur di continuare a sabotare il governo Draghi dall’interno, giocando all’opposizione, senza entrare in rotta di collisione con i giorgettiani che hanno votato sì?

Elisa Ghidini

 

 

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