Lega, insulti a Mattarella. Il deputato Comencini indagato per vilipedio al Capo dello Stato

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Il deputato della Lega Comencini indagato per villipedio al Capo dello Stato, gli insulti a Mattarella gli sono costati cari.

Durante il raduno del Carroccio a Pontida, Comcini si è lasciato andare un po troppo ed ha rivolto pesanti accuse al Presidente Mattarella.



Deputato Lega indagato per Villipedio al Capo dello Stato, insulti a Mattarella

Lo scorso 14 settembre 2019 si è tenuto a Pontida il raduno del Carroccio, che ha raccolto simpatizzanti e militanti Lega da tutta Italia.

Vi ha preso parte anche il deputato Vito Comencini che, per come si sono messe le cose, forse avrebbe preferito restarsene a casa.

Nel corso della giornata dedicata ”ai giovani padani”, quelli che oggi optano per un più inclusivo “giovani leghisti” , il 31enne della Lega ha rivolto insulti nei confronti del Presidente Mattarella.

“Questo Presidente della Repubblica lo posso dire? Mi fa schifo“, parole dure quelle di Comencini, rese ancora più gravi dal suo ruolo istituzionale.

Un rappresentante della Repubblica, pur avendo il medesimo diritto di critica di qualsivoglia cittadino, non dovrebbe mai insultare il più alto in grado dell’ organo che egli stesso rappresenta.

Si può non essere in accordo con le scelte del capo in carica, ma esistono altresi i luoghi e i modi in cui esercitare il proprio dissenzo.

I toni da ultras da stadio Comencini avrebbe fatto meglio a lasciarli a casa perché, al momento, l’unico risultato ottenuto è un fascicolo di indagine con il suo nome scritto sopra.

L’indagine

Attualmente il deputato della Lega è indagato per villipedio al Capo di Stato.

Il procuratore della Repubblica di Verona, infatti, a inviato per competenza il fascicolo d’indagine a Bergamo.

A far mettere in moto la macchina giudiziaria l’esposto  presentato dall’esponente del Movimento non violento di Verona, Mao Valpiana.

La parola spetta quindi alla procura di Bergamo che deciderà la strada da intraprendere.

La difesa

Il deputato Lega Luigi Comencini ha rilasciato una sua dichiarazione in merito all’indagine rivendicando il suo diritto di critica.

“Ha detto bene Salvini – ha affermato Comencini – ho sbagliato i toni e i termini, lo ammetto, ma rivendico il mio diritto di critica“.

Matteo Salvini, con una mossa da maestro, cambia il punto di vista sulla questione: ”Sono toni sicuramente sbagliati. Però, sento decine di persone che chiedono ‘ma perché non si vota?’.”

Viene quindi da chiedersi da quando insultare  sia divenuto sinonimo di critica, da quando è divenuto lecito per i rappresentati della Repubblica rivolgersi alla più alta carica dello Stato come seun comizio  fosse un pranzo a La Parolaccia, specie in un momento così delicato come quello che sta attraversando la nostra Repubblica.

Emanuela Ceccarelli 

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