Legge elettorale: prima votazione passa da segreta a palese

Errore in aula e scoppia il caos

E al voto sull’emendamento “incriminato”, della legge elettorale, approvato nell’Aula della Camera scatta il caso del tabellone.

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E al voto sull’emendamento “incriminato”, della legge elettorale, approvato nell’Aula della Camera scatta il caso del tabellone.

Un emendamento di Forza Italia alla legge elettorale è passato alla Camera nonostante il parere contrario della commissione, grazie all’intervento di franchi tiratori. Dai banchi del M5s si sono levate le urla “Libertà, libertà

La presidente Boldrini annuncia la votazione specificando che è a scrutinio segreto. Sul tabellone, però, invece di spuntare le palline tutte azzurre, come accade per le votazioni segrete, spuntano le palline rosse e verdi, come accade per quelle palesi.




Si scorgono dei voti favorevoli nei banchi del Pd e di Forza Italia. Ci si accorge dell’inconveniente e la Boldrini chiede di rimediare. Le palline diventano tutte azzurre, ma le proteste non si placano. E Massimo Corsaro (Gruppo misto) chiede “che il responsabile di ciò sia allontanato“.

Inoltre, Saverio Romano (Sc-Ala) viene espulso dall’Aula della Camera.

La presidente Laura Boldrini gli aveva chiesto di smettere il suo intervento durante l’esame della legge elettorale in quanto il suo tempo era scaduto.

Romano è andato avanti, e alla fine la Boldrini gli ha tolto la parola. Il clima si è surriscaldato, dopodiché Boldrini lo ha richiamato all’ordine due volte e quindi lo ha espulso.

L’esame della legge elettorale è sospeso fino alle 15. Lo ha deciso l’Aula della Camera con un voto che accoglie la richiesta avanzata dal capogruppo del Pd, Ettore Rosato.

Oggi è iniziata la votazione della nuova legge elettorale che dovrebbe essere approvata definitivamente entro la prima settimana di luglio:è la legge basata sul cosiddetto “sistema tedesco”, anche se di tedesco non le è rimasto molto.

Una legge proporzionale ma con un macchinoso meccanismo maggioritario di selezione dei candidati.

Il sistema della nuova legge elettorale è essenzialmente proporzionale: significa che ogni partito che riesce a superare la soglia di sbarramento, fissata al 5 per cento tranne che per i rappresentanti delle minoranza linguistiche, riceve un numero di seggi proporzionale ai voti che ottiene.

Per la Camera, l’Italia sarà divisa in 28 circoscrizioni, a loro volta suddivise in 225 collegi.

Il Senato sarà diviso in circoscrizioni che corrispondono alle regioni, a loro volta divise in 115 collegi.

In ogni collegio ciascun partito candiderà un solo deputato o senatore, il cui nome sarà chiaramente indicato sulla scheda (per questo si chiamano collegi uninominali).

Una volta contati tutti i voti e stabilito quanti parlamentari spettino a un partito in termini nazionali, i primi a essere eletti saranno i candidati che hanno vinto nei diversi collegi. Per vincere in un collegio basta ottenere un voto in più dei propri avversari.

Se in base all’iniziale calcolo proporzionale un partito deve ricevere più seggi di quelli che ha già conquistato nei collegi uninominali, si passa a nominare gli eletti nelle circoscrizioni.

Se dopo l’assegnazione dei seggi che spettano a un partito in base ai listini avanzano ancora posti, si passa a ripescare i “migliori perdenti” nei collegi uninominali.

Ogni elettore ha disposizione un solo voto per la scheda della Camera e uno per il Senato.

Votando per un partito non è quindi possibile il voto disgiunto.

Iniziata solo oggi l’avventura della legge elettorale ma ha già incontrato degli ostacoli.

 

Anna Rahinò

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