Legge sull’estradizione a Hong Kong: quali gli scenari in caso di approvazione?

Le proteste che si stanno svolgendo a Hong Kong danno solo un'idea di quanto i cittadini temano l'approvazione della legge di estradizione

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In caso di approvazione della legge sull’estradizione a Hong Kong quali sarebbero i possibili scenari per la città? A quali conseguenze andrebbe incontro la popolazione?

Per rispondere a queste domande non si può prescindere dal compiere qualche passo indietro nella storia di questo territorio. Occorre, in primo luogo, comprendere il ruolo che ha svolto Pechino nei confronti della città fino a questo momento; per poi confrontarlo con quello che potrebbe andare a ricoprire laddove la legge sull’estradizione a Hong Kong venisse approvata.

“Una Cina due Sistemi”

 A partire dal 1841 – a seguito della Prima Guerra dell’Oppio –, Hong Kong divenne una colonia dell’Impero britannico. E tale rimase per oltre un secolo. Soltanto negli anni 80 del 900’ gli accordi diplomatici sino-britannici sancirono  che in data 1 luglio 1997 si sarebbe ristabilita la sovranità statale della Cina sulla colonia. Nel raggiungere un accordo sul rientro di Hong Kong nell’ambito statale della Repubblica Popolare Cinese fu decisiva la teoria ideata da Deng Xiaoping denominata “una Cina due sistemi”.

La teoria in questione individuava la Cina quale unica identità statale e politica. Ma al contempo riconosceva l’esistenza di un sistema a parte rispetto a quello di Pechino. Hong Kong sarebbe stata caratterizzata da una forte indipendenza amministrativa. Un’indipendenza tale da consentirle di agire e crescere al di fuori del controllo di Pechino. Nel nome della teoria “una Cina due sistemi” il territorio di Hong Kong è ha potuto raggiungere un livello di progresso economico e sociale molto distante da quella cinese.

Fu così che Hong Kong tornò a far parte della Repubblica Popolare Cinese, non senza un certo dissenso da parte dei cittadini che non si è mai spento definitivamente.

L’impatto che potrebbe avere la legge sull’estradizione a Hong Kong

È in questo quadro politico-istituzionale che si inserisce la minaccia della legge sull’estradizione. Fino a che punto i cittadini temono le conseguenze di questa legge? La tenacia dimostrata dagli stessi nel portare avanti la protesta dovrebbe suggerirci qualcosa. Dal 9 giugno 2019 migliaia di persone stanno scendendo in piazza per scongiurare il pericolo della sua approvazione. Tutte unite dall’obiettivo di bloccare quelle che sarebbero le conseguenze più nefaste di questa riforma.

Una volta entrata in vigore, la legge consentirebbe l’estradizione verso la Cina di tutti gli indagati per un reato sanzionato con una pena superiore ai 7 anni. L’intero sistema giurisdizionale del territorio di Hong Kong ne risulterebbe estremamente svilito. Cosa ne sarebbe di tutte le conquiste ottenute dai cittadini in termini di diritti processuali e politici? Si pensi all’abolizione della pena di morte, sancita nel 1993. Ancora, cosa rimarrebbe del potere delle istituzioni del territorio, dal momento che molti casi giudiziari verrebbero devoluti alla competenza di Pechino?

Il progresso socio-economico di Hong Kong si è poggiato per molti anni sulla sua autonomia giurisdizionale. E oggi, la minaccia di una profonda ingerenza da parte del rigido sistema giudiziario della Cina, mette tutto e tutti a rischio. In molti temono infatti che questa legge possa costituire il primo passo di Pechino per arrivare agli oppositori politici residenti ad Hong Kong. Che, ricordiamolo, sono titolari di un pacchetto di diritti politici ben diverso rispetto a quello riconosciuto a coloro che risiedono in Cina.

Siamo tutti cittadini di Hong Kong

Riflettere sulle paure che la legge sull’estradizione a Hong Kong sta generando dovrebbe far scattare qualcosa dentro ognuno di noi. A ben vedere, in Occidente si tendono a considerare del tutto scontate le libertà e i diritti di cui godiamo. Eppure, fino ad appena qualche mese fa, era così anche per i cittadini di Hong Kong. Si tratta di persone che hanno vissuto godendo di diritti che fanno ormai parte della loro cultura e più banalmente della loro quotidianità. Risulta difficile rimanere impassibili davanti alle strenue mobilitazioni che si stanno intraprendendo in difesa di tutto ciò.

Forse, se ci chiedessimo cosa avremmo fatto al loro posto, l’unanime risposta che si leverebbe è che avremmo fatto lo stesso. Ciò nonostante i cittadini di Hong Kong stanno dimostrando un attaccamento alla loro indipendenza feroce quanto ammirevole. E anche se non scenderemo in piazza al loro fianco, abbiamo l’occasione di sentirci legati al loro destino sentendolo anche un po’ nostro. Siamo tutti cittadini di Hong Kong. 

Livia Larussa

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