In Europa e Usa lente sulla sicurezza della protesi al seno

Le protesi al seno potrebbero essere collegate all'insorgenza di una rara forma tumorarale del linfoma non-Hodgkin

In Europa e Usa lente sulla sicurezza della protesi al seno
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Ricercatori da tutto il mondo si sono uniti in una task force internazionale per indagare sul legame tra le protesi al seno e una rara forma di linfoma.

Le autorità sanitarie europee e statunitensi stanno verificando se esiste un possibile collegamento tra le protesi al senso e la comparsa del Linfonoma Anaplastico a Grandi Cellule (ALCL). Si tratta di una rara forma tumorale del linfoma non-Hodgkin (NHL) che va a svilupparsi a danno del sistema immunitario.

La Food and drug administration, con sede in America, ha indetto una due giorni di conferenze per stabilire i rischi per la salute legati alle protesi al seno.

Intervento del Ministero della Salute

Nella giornata di ieri, 29 marzo 2019, il Ministero della Salute italiano ha reso noto un aggiornamento in merito alla questione. L’Italia è parte attiva della task force internazionale dal 2014. Nel 2015 il ministero ha emanato una circolare avente l’obiettivo di sensibilizzare gli operatori del settore ad una corretta diagnosi del ALCL. A febbraio 2018 è stata poi rinnovata la raccomandazione per medici e pazienti, per mezzo di alcune lettere inviate agli Assessorati alla sanità di tutte le Province Autonome e delle Regioni.

I dati sulla correlazione fra l’impianto e l’insorgenza dell’ALCL

Nel mondo le protesi impiantate oscillano tra i 10 e i 35 milioni. A fronte di questi dati, il numero di casi di ALCL attestandosi a circa 800, non offre dati statisticamente significativi. Tuttavia il Ministero ritiene “utile e necessario continuare ad attenzionare la tematica”.



Stando ai dati riportati dal ministero della Salute sono stati registrati dal 2014 ad oggi circa 41 casi di tumori ALCL associati alla protesi. In modo particolare è stata notata l’insorgenza dei tumori ALCL associata alle protesi mammarie a superficie testurizzata. Le protesi impiantate in Italia all’anno sono circa 51.000, l’insorgenza del tumore associato alle protesi è quindi molta bassa.

Il monitoraggio italiano

Il Ministero della Salute collabora attivamente con vari operatori sanitari presenti sul territorio per monitorare i casi clinici riscontrati in Italia. Secondo i dati raccolti, l’insorgenza dei sintomi varia da 1 a 22 anni successivi all’impianto della protesi. Per quanto riguarda il tempo medio per la diagnosi varia da 7 agli 8 anni dalla comparsa dei primi sintomi.

Per tale ragione è necessario continuare a portare avanti un’azione mondiale: soltanto un follow-up su larga scala e a lungo termine può consentire di formulare protocolli di trattamento univoci e ipotesi eziopatogenetiche, affinché ci si possa esprimere correttamente sulla prognosi della patologia.

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