L’eredità di Antigone e il dovere di resistere alla criminalizzazione della solidarietà

Foto di Francesco Malavolta
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Il 21 marzo il Lybian Observer ha pubblicato una comunicazione stringata in cui si dice che la Guardia Costiera Libica accoglie positivamente il sequestro della nave della ONG spagnola Proactiva Open Arms, avvenuto domenica 18 dopo un ennesimo sbarco di disperati in condizioni al limite della sopravvivenza.

Fra le 218 persone arrivate al porto di Pozzallo quel giorno, c’erano anche 31 donne e 28 bambini e molti dei sopravvissuti hanno richiesto urgenti cure mediche sia a bordo della nave che li ha salvati sia a terra: dopo l’evacuazione ad opera di un mezzo maltese di una mamma col figlio neonato durante lo stallo in mare, una volta giunte in Sicilia sei persone sono state immediatamente ricoverate in ospedale.

Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, non ha esitato a ribadire ancora una volta che l’escalation di violenze in Libia non è più ignorabile in quanto chiunque sbarchi ne porta i segni e le cicatrici sul corpo e non solo. Lo sbarco ha fatto seguito ad una tristissima vicenda che, a sua volta, costituisce un’ennesima dimostrazione di come il nostro paese, insieme all’Europa, abbia deciso di scaricare la responsabilità di un imprecisato numero di vite umane sulle spalle della Guardia Costiera Libica.

Incuranti del caos che dilania il paese e della assoluta mancanza delle garanzie minime di rispetto dei diritti e della dignità umana, il nostro paese opta per una subdola cecità che non si limita a elargire denaro a chi tortura e umilia vittime vulnerabili ed innocenti, ma addirittura si spinge alla persecuzione giudiziaria e mediatica dei soccorritori.
Finanziamo chi uccide e calpesta il Diritto Internazionale e perseguiamo penalmente chi salva vite: questi siamo.

Vari esperti di diritto hanno ribadito l’infondatezza dei capi d’accusa e Salvatore Fachile, avvocato dell’associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), ha definito l’accusa di associazione a delinquere per immigrazione clandestina una “bestemmia”, mentre in molti hanno sottolineato come riconsegnare ai libici donne e bambini avrebbe significato attuare un respingimento collettivo in violazione del divieto assoluto di respingimento alla base del Diritto Internazionale stesso.

È chiaro a tutti ormai che l’obiettivo non sia in alcun modo garantire la giustizia e rispettare la legge, bensì evitare gli sbarchi, frenare una presunta invasione sbandierata da politici incompetenti e cinici, ma soprattutto eliminare i testimoni scomodi dei soprusi che si compiono davanti casa nostra.

Inoltre, è altrettanto chiaro che non ci troviamo più di fronte ad una mera questione giuridica, bensì a interrogativi che mettono in discussione la nostra stessa umanità. Nel 2018, nell’era della globalizzazione e della tecnologia più avanzata, a salvarci non sarà uno smartphone o un tablet, ma l’intramontabile eredità di Antigone.

Oggi ancora una volta si ripropone il più antico dei dilemmi: obbedire alla legge positiva o onorare l’eterna legge della natura? Physis o nomos? Già nella tragedia sofoclea emergeva la piccola meschinità di Creonte con la sua tracotanza e le sue ridicole leggi che oltraggiano la sacralità inviolabile della vita per un capriccio del momento, ma oggi non abbiamo nemmeno un Creonte con cui confrontarci.

Oggi siamo circondati da burattini e burattinai incapaci persino di comprendere la portata delle proprie azioni e, dunque, la grandezza di Antigone è ancora più evidente, il suo esempio ancora più necessario.
Stiamo scrivendo pagine buie della storia che ci tormenteranno per sempre tanto quanto l’Olocausto nazista, gli stupri e gli eccidi di Srebrenika, il genocidio ruandese e l’annientamento della Siria (per citarne solo alcuni) e ogni giorno abbiamo conferma dell’incapacità del diritto a tutelare realmente gli esseri umani. Pertanto, possiamo solo tornare a guardare dentro le pieghe della nostra coscienza e recuperare l’eredità di una giovane donna che, in spregio a oltraggiosi dettami umani, sacrifica la propria vita per difendere leggi eternamente valide e universalmente giuste.

È tempo di schierarsi e scegliere da che parte stare: dalla parte dei carcerieri e dei torturatori o dalla parte di chi strenuamente di batte per restituire la dignità violata a ogni essere umano. Il silenzio non è più una scelta, l’indifferenza e la cecità sono precise prese di posizione che ci collocano a fianco di chi svilisce la dignità umana e Antigone è la sola salvezza della nostra umanità alla deriva.

Scegliere Antigone oggi significa ribellarsi alla disumana tracotanza, resistere alla spersonalizzante narrazione del fenomeno migratorio e scegliere gli ultimi, gli indifesi, i vulnerabili, i poveri e tutti coloro che rimangono esclusi dall’ipocrita circo capitalista. Scegliere Antigone significa abbracciare questa umanità che chiede risposte a domande ineludibili e accogliere i perseguitati delle Terra, tutti, costruendo insieme a loro la nostra società futura.
Non Giove a me lanciò simile bando, né la Giustizia, che dimora insieme coi Dèmoni d’Averno, onde altre leggi furono imposte agli uomini; e i tuoi bandi io non credei che tanta forza avessero da far sì che le leggi dei Celesti, non scritte, ed incrollabili, potesse soverchiare un mortal: ché non adesso furon sancite, o ieri: eterne vivono esse; e niuno conosce il dì che nacquero. E violarle e renderne ragione ai Numi, non potevo io, per timore d’alcun superbo” Antigone, Sofocle

Maria Grazia Patania

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