L’eterna Rimini di Federico Fellini

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Fellini, uno dei più grandi registi italiani, girò il mondo durante la sua vita e visse a Roma per dar voce alla sua creatività. Eppure, tornò sempre nella sua eterna Rimini, la sua città di nascita, con la quale custodisce un legame indissolubile che gli ricorda le sue origini e il suo percorso di vita. 

Il regista scrisse:

Rimini è una dimensione della memoria”.

La provincia chiude il cerchio di Fellini

Sono proprio i giorni silenziosi abbandonati alla monotonia, la desolazione delle vie del centro d’inverno e la nostalgia della spiagge a farlo entrare in contatto con il vuoto di quei paesaggi, i quali sono vissuti come una prigione ma al contempo come una casa che lo attenderà sempre. 

La provincia è la musa di Fellini, che simboleggia la distanza da se stessi e dalla propria creatività (per cui è necessario scappare), ma è anche la parte più vicina a sé che ricorda le sue origini. È il luogo in cui egli tornò durante la sua convalescenza, secondo la testimonianza di Titta Benzi, un amico d’infanzia del regista:

«Avrebbe potuto scegliere qualsiasi luogo per la sua convalescenza, qualsiasi città, eppure scelse Rimini per riposarsi, per rimettersi in forze 

Nel 1993 Fellini si sottopose ad alcune operazioni chirurgiche a seguito di un aneurisma e scelse proprio Rimini per chiudere un cerchio. La paragonò ad un serpente che si morde la coda, un simbolo orientale che indica saggezza e conoscenza.

«Il passato occorre rimetterlo sempre in circolo: per ridiscuterlo, per rivederlo in una nuova luce, perché l’esperienza sia intera».

Il regista portò Rimini sempre con sé, anche nei suoi film, come per esempio in Amacord. Ne I vitelloni traspone il suo sentire verso la provincia, ne La dolce vita rivela la falsa promessa di Roma.

Il finale de I vitelloni secondo Renzo Renzi

Nel finale de I vitelloni, il giovane personaggio di Moraldo sceglie davvero di partire, nonostante non conosca la destinazione, esclamando: «Non lo so! Debbo partire. Vado via».

Quando il ferroviere Guido chiede a Moraldo il motivo di questa partenza, egli non sa rispondere. L’unica sua certezza era lasciare quel luogo per crescere e inseguire se stesso, dandosi quelle possibilità che la provincia non poteva offrigli. Moraldo, salutando Guido, dice addio anche alla sua vecchia vita, ai momenti d’infanzia, i luoghi del passato. 

Secondo Renzo Renzi, critico cinematografico, nel finale del film Moraldo simboleggia Fellini mentre si allontana dalla sua Rimini e dalla limitata provincia in cui è cresciuto. Il capostazione rappresenta anch’egli il regista, mentre ritorna verso il paese camminando sopra una rotaia. Quest’ultima indica una strada già conosciuta e con più certezze, in cui però si può rischiare ugualmente di perdersi.

Per il critico cinematografico emiliano, Guido e Moraldo completano la personalità del regista. Fellini tende verso la grande città per creare e per conoscersi, ma allo stesso tempo permane il suo legame con la provincia, questo luogo e fonte d’ispirazione da cui si era allontanato.

La dolce vita e la falsa promessa della città

Nella provincia le aspirazioni non trovano il proprio spazio in cui esser coltivate. Il Fellini, impersonato da Moraldo ne I vitelloni, scappa verso Roma per dar voce alla sua creatività e vede nella capitale la possibilità di sognare e realizzare i suoi desideri più profondi.

Ne La dolce vita, Fellini, tramite i suoi tipici scenari onirici e reali, descriverà quella stessa Roma come una metafora della fine dell’avventura. Al contempo, la provincia, vissuta in modo così ambivalente, appare un luogo che si fa custode di ricordi e bellezze perdute. Roma, simbolo dell’età adulta è bellezza e al contempo decadimento. Rimini, simbolo della giovinezza, vagheggia un nuovo spiraglio.

Più passa il tempo più i nostri ricordi sfumano e spesso vengono omessi involontariamente i limiti vissuti in quel passato, ora così lontano. Per Fellini, queste reminiscenze portano ad una nuova speranza e nella sua mente i confini tra città e provincia non sono più così marcati. Proprio per questo Rimini, per lui, divenne eterna. 

 

Valentina Volpi

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