“Lettera a mia figlia” : un corto per non dimenticare l’Alzheimer

 

Lettere a mia figlia” è il cortometraggio sociale, in concorso al David di Donatello 2017. Diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo racconta l’inesorabilità di una malattia, l’Alzheimer, attraverso le lettere di un padre, interpretato magistralmente da Leo Gullotta, indirizzate a sua figlia, ma forse anche a se stesso: per non dimenticare, per non dimenticarsi.

Dimenticare, a volte, ci salva; altre volte è una condanna.
Ne è consapevole il protagonista affetto da Alzheimer, che, seduto dietro la sua scrivania, con foglio e penna, parla alla figlia.
La scrittura è fitta, scorrevole, poi ha un arresto: si dilata fino a diventare una linea nera, senza identità. Come è, d’altronde, la vita e la memoria di questo padre, simile a tanti altri che vivono le medesime vicende di sofferenza.

«Raccontare di una malattia così delicata non è facile – dichiara il regista partenopeo, già direttore generale del Social World Film FestivalHo ritenuto necessario far trasparire, sin dai primi script, il rispetto della dignità della persona in quanto tale, cercando collaborazione nella stesura della sceneggiatura da parte di scienziati ed esperti in materia».

Lettere a mia figlia” sarà premiato e proiettato oggi, 16 dicembre, presso “Casa Alzheimer” in Villaricca, Napoli.
Saranno presenti il regista e gli attori.
Nel cast, oltre a Leo Gullotta, figurano anche Diane Patierno e Viola Varlese.

L’iniziativa è promossa e organizzata dall’associazione ‘Amnesia’ (Associazione Malattie Neurodegenerative e Sindromi Alzheimer), che ha come finalità la difesa dei diritti dei malati e delle loro famiglie.

“Ti aspetto e ogni giorno mi spengo poco per volta ed ho dimenticato il tuo volto” scrive il padre a sua figlia, citando i versi di Alda Merini.
Non c’è attesa nel malato di Alzheimer: sospeso in un tempo senza tempo, come l’orologio lasciato e dimenticato in un angolo della scrivania, si spegne come uomo.
Resta l’ombra di un bambino.

Fatima Mutarelli 

3 Thoughts

  1. Leo è un grande, sa interpretare i nostri sentimenti più nascosti, era il più indicato per un personaggio che purtroppo stiamo vivendoci tutti con i nostri adorati genitori, amici e forse anche noi un domani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *