La lettura è un’attività innaturale: nessuno di noi è nato per leggere

La lettura non è un’attività istintiva. La lettura è un’attività innaturale. Puro allenamento, costanza, fatica e determinazione.

La capacità di leggere non si eredita. Semplicemente si impara. Si tratta di un processo d’apprendimento lungo ed estremamente faticoso, che richiede impegno costante.

Per leggere e comprendere uno scritto, infatti, non basterà soltanto concentrarsi nella lettura delle singole parole, una dopo l’altra. Bensì, sarà necessario attribuire ai singoli lemmi un significato ben preciso, per poter dare un senso compiuto all’insieme generale del testo.

Proprio perché la lettura è un’attività innaturale, questo atto di comprensione è una vero e proprio sforzo che il nostro cervello è chiamato a compiere.

Il cervello

Partiamo dai fatti. Il cervello umano è diviso in due aree principali: l’emisfero destro e l’emisfero sinistro.

Questa divisione rispecchia perfettamente la bipolarità dell’individuo. La parte sinistra del cervello controlla i muscoli del lato destro del corpo. Quest’area è dominante per le funzioni del calcolo, dell’abilità logica e matematica. In generale, potremmo dire che si tratta dell’area dedicata al “Pensiero Razionale”.

Contrariamente, l’emisfero destro risulta dominante per la capacità di riconoscere le facce, le abilità spaziali, le immagini etc. Si tratta dell’area del cosiddetto “Pensiero Creativo” e “Pensiero Laterale”.

Sebbene i due emisferi lavorino costantemente insieme, è corretto affermare che leggere è un’attività che afferisce all’emisfero sinistro del nostro cervello.

I Verbi Doppi

A ulteriore riprova della dicotomia tra emisferi, vi sono alcuni “Verbi Doppi” .

Esistono, infatti, alcune coppie di verbi sinonimici, che si differenziano soltanto perché rappresentano attività che fanno riferimento ai due diversi emisferi.

Ad esempio, la coppia di verbi guardare-vedere. Il primo verbo afferisce all’emisfero sinistro del nostro cervello, il secondo a quello destro.

In concreto, significa che mentre sto guardando la televisione, io vedo anche il resto della stanza che mi circonda.

Questo perché la prima è un’attività razionale, che l’individuo decide volontariamente di compiere. La seconda è un’attività inconscia e secondaria, che l’individuo mette in pratica anche inavvertitamente.

Lo stesso ragionamento è applicabile a coppie di verbi come: ascoltare-sentire, parlare-dire etc.

Tutto questo non vale per “leggere”, così come non vale per “scrivere”, perché entrambe sono attività che interessano solo e soltanto l’emisfero sinistro del cervello.

Maryanne Wolf, una delle più note neuroscienziate cognitiviste dei nostri tempi, afferma:

“Non siamo nati per leggere”





Dai suoi studi emerge come il circuito cerebrale della lettura sia malleabile, cioè possa essere influenzato da ciò che leggiamo, da come leggiamo, dal tempo che dedichiamo alla lettura e più in generale, dal modo in cui siamo stati educati a leggere.

Ecco che anche l’educazione diventa, secondo la Wolf, uno dei fattori fondamentali per influenzare i comportamenti del cervello nei confronti della lettura, sin dalla prima infanzia.

E se, in origine, la lettura è un’attività innaturale, con il tempo, la dedizione, l’educazione e una buona dose di passione potrà divenire un appuntamento quotidiano nelle nostre giornate.

Ecco perché, nonostante i numerosissimi benefici che se ne potrebbero trarre, per molti, leggere potrebbe risultare faticoso e difficile: al lettore è richiesta concentrazione, attenzione e voglie di investire il proprio tempo e, semplicemente, non tutti sono stati abituati o educati a farlo.

Giorgia Battaglia

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