Lezione di cinema: Il Conformista di Bertolucci

Fonte: petardo.overblog
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Si guarda al passato per trovare risposte e ciò accade in molti campi dell’arte. Il cinema non si è mai esentato. La Storia come Psicologia dunque: questo era chiaro già al giovane Bertolucci che nella sua fetta di Bassa aveva ambientato i suoi primi due film importanti.

Prima della Rivoluzione (1964) e La strategia del ragno (1970) sono storie di giovani uomini che si divincolano nelle gabbie della provincia, della memoria, del passato. Nel primo caso si parla d’affetti e di classe in senso stretto, nel secondo avviene invece un miscuglio tra storia familiare e Storia (della Resistenza).

Il ventennio e gli anni della guerra ritornano ne Il Conformista, opera del gran salto internazionale, divisa tra Roma e Parigi, opera di liberazione perché edipica: Bertolucci vuole fare i conti con il suo maestro-padre Godard e giocare a casa sua.

La storia è quella di Marcello Clerici (Trintignant), uomo che si vota alla normalità, alla violenza e al fascismo tanto da entrare a servizio dell’OVRA. Missione: uccidere a Parigi il suo professore d’università, ora dissidente del regime.

Cerca la tipica mogliettina casa e cucina e la trova in Giulia (Stefania Sandrelli), borghese ingenua, di cuore leggero ma dolce ed innamorata. Il suo passato è infestato da un trauma e dal fantasma dell’omosessualità. Ma i dubbi sul suo percorso di vita arrivano con l’incontro della giovane moglie del professore, Anna (Dominique Sanda) donna provocante che entra anch’essa per forza di cose nel mirino dei sicari fascisti.



Vittorio Storaro, Bernardo Bertolucci e Franco Arcalli realizzarono insieme un lavoro altissimo a livello tecnico e spirituale. Il primo fornì le luci di bianco e nero metallico espressioniste per caratterizzare la Roma fascista, scegliendo poi un raffinato tonalismo notturno per la Parigi della seconda parte. Il regista fornì la sua visione raffinata, stilizzata del movimento di camera, della composizione, della recitazione. Il montatore diede invece il suo contributo con i suoi celebri tagli musicali, vivaci per far compenetrare passato e presente.

Il film venne presentato a Berlino, ebbe un grande successo di pubblico, portò Bertolucci alla prima nomina agli Oscar: fu per la miglior sceneggiatura, prima di quella alla regia per Ultimo Tango.

Un lavoro magistrale che vale quanto una lezione di cinema, dall’espressionismo alla Nouvelle Vague e oltre.

Antonio Canzoniere

 

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