Libia: è strage di donne e bambini

La crisi in Libia non accenna a rientrare, 300 morti, 1700 feriti e 40 mila sfollati

Non c’è pace per la Libia. Gli scontri continuano e le vittime, principalmente donne e bambini, aumentano. Continua il conflitto a Tripoli.

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Continua ad aggravarsi il bilancio delle vittime in Libia. Secondo l’AMSI, ad oggi sono 90 i bambini caduti durante gli scontri. 100 le donne, di cui 42 vittima di violenza sessuale. Gli sfollati sarebbero più di 40 mila e la crisi non accenna a rientrare.

Da alcune settimane, la Libia è il teatro di scontri tra le forze del leader di Governo Fayez al-Sarraj e quelle del Generale Khalifa Haftar. I combattimenti non accennano a fermarsi, nonostante gli inviti al dialogo avanzati dai governanti europei e dal Papa.

Dal 4 aprile, i caduti in Libia sono circa 300. Secondo l’AMSI, Associazione Medici Stranieri in Italia, sarebbero 90 le vittime con età inferiore ai 18 anni, e 100 le donne. 42 di queste ultime, in particolare, sarebbero state vittime di violenza sessuale. I feriti sarebbero circa 1700 e gli sfollati più di 40 mila. Di questi, la metà è composta da donne, e un quarto da bambini.

Foad Aodi, il presidente dell’AMSI, è in contatto costante con personale medico in Libia e ha dichiarato che gli ultimi attacchi aerei su Tripoli sono stati condotti con aerei senza pilota e hanno causato numerosi danni alle abitazioni. I medici della Libia hanno reso noto che nei prossimi giorni saranno operate 45 persone, tra donne e minorenni, da un chirurgo francese presso l’ospedale di Bengasi.

Nella notte tra sabato 27 e domenica 28 aprile, infatti, una serie di raid aerei ordinati dal Generale Haftar ha colpito la capitale della Libia causando 11 morti e più di 30 feriti. Il portavoce del Governo di Tripoli ha definito l’attacco “un crimine di guerra”. Per tale ragione al-Serraj ha chiesto l’arresto del Generale Haftar e di altre 63 persone tra ufficiali, sottoufficiali e responsabili dell’attacco.




Gli scontri, quindi, non sembrano attenuarsi e la situazione umanitaria appare sempre più grave. Il Governo libico a Tripoli ha respinto ogni appello per il cessate il fuoco nella capitale, a meno che le forze del generale Haftar non si ritirino e tornino a Rajma, nell’est del Paese.

In meno di un mese di scontri, dunque, le vittime sono 300, quasi 2000 i feriti e 40 mila gli sfollati. Il bilancio si aggraverà sicuramente nei prossimi giorni. Eppure, l’intera comunità internazionale sembra non essere interessata alla situazione della Libia. Mentre le potenze europee cercano di stabilire le responsabilità degli scontri, però, è la popolazione civile di Tripoli a pagare il prezzo più alto.

Matteo Taraborelli

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