I libri pro-democrazia di Hong Kong stanno sparendo dagli scaffali

I libri pro-democrazia di Hong Kong scritti da famosi attivisti della città hanno cominciato a sparire dagli scaffali di biblioteche pubbliche e librerie. Nei giorni successivi all’imposizione della legge sulla sicurezza nazionale, questi libri sono stati dichiarati “sotto revisione”. Al momento non possono essere presi in prestito da nessuno, né tantomeno acquistati.

I libri pro-democrazia di Hong Kong violano la legge?

Tra libri pro-democrazia di Hong Kong sotto revisione troviamo anche i testi di Joshua Wong, uno degli attivisti con maggior seguito e tra i più noti a livello internazionale. Ma non solo. Anche i testi di Chin Wan, autore di “Hong Kong city-state”, e dell’avvocatessa Tanya Chan non sono più reperibili. Il dipartimento di cultura della città, che gestisce biblioteche pubbliche, ha dichiarato che i libri sono stati rimossi per determinare se violino o meno la nuova legge. Il Global Times, quotidiano prodotto dal Partito Comunista Cinese in lingua inglese, ha giustificato l’azione riportando che i testi in questione non riscuotono l’interesse della popolazione.





Pechino sostiene che la legge colpirà solamente una piccola minoranza di hongkonghesi. Tuttavia, in una città abituata a esprimersi liberamente, o più liberamente rispetto al resto della Cina, la manovra rappresenta una repressione della libertà di opinione. Sembra chiaro che ogni rifermento all’indipendenza di Hong Kong sia vietato dalla nuova legge sulla sicurezza nazionale, compreso ogni commento ostile al governo di Pechino o di Hong Kong.

Il sistema educativo sotto la nuova legge

Hong Kong ospita alcune delle migliori università asiatiche, fino a ora guidate seguendo il principio della libertà accademica. Tuttavia, con l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale, Pechino ha reso chiaro l’intento di rendere l’educazione di Hong Kong più “patriottica”. Lo scopo è la rieducazione della gioventù al fine di evitare il ripetersi di manifestazioni anticinesi.

I rettori delle università temono, dunque, una fuga di cervelli e un sistema scolastico improntato all’ideologia di stato. Nel tentativo di mediare con Pechino, i rettori della Lingnan University, Chinese University of Hong Kong, Education University of Hong Kong, Hong Kong Polytechnic University e HKU hanno approvato congiuntamente la legge sulla sicurezza nazionale prima ancora che il testo ne venisse rivelato. Hanno dichiarato di comprendere le motivazioni dietro l’approvazione di tale legge, ma hanno anche richiesto che i loro atenei continuino la propria attività nel principio della libertà accademica e dell’autonomia istituzionale.

Facoltà e ricerca

Ovviamente, i timori maggiori sono rivolti alle facoltà di legge, scienze sociali, scienze politiche e simili, ma anche alla qualità della ricerca. Alcuni professori hanno fatto notare come il concetto di sicurezza nazionale per la Cina continentale si estenda anche all’economia. Questo significa che gli studiosi potrebbero vedersi costretti a riportare statistiche e risultati più rassicuranti nel caso di problemi che rechino imbarazzo al governo centrale.

A tal proposito, è lampante l’esempio di Xu Zhangrun autore del saggio «Allarme virale, quando la rabbia supera la paura» (qui il testo in inglese), arrestato per aver criticato la leadership del presidente Xi Jinping. In Cina continentale, si tratta solamente dell’ennesimo arresto di un intellettuale voluto da Xi Jinping. L’arresto va a colpire uno studioso della Tsinghua University, la più prestigiosa del paese, dove viene formata la futura classe dirigente cinese. Stando alle prime informazioni, Xu sarebbe accusato di essere implicato a un presunto giro di prostituzione.

Noemi Rebecca Capelli

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