Lichtenberg: filosofia alla portata di tutti

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Filosofo tedesco di imprinting illuminista, avversario della prosopopea di Nietzsche, disvela la sua saggezza in una raccolta di pensieri, uno zibaldone dai toni sarcastici e dissacranti. Dotato di un temperamento artistico, irrequieto, irregolare, controcorrente che passa da estremismi intellettuali a giudizi di levatura ben più profana. Un connubio e un ibrido di profondità e di estrosità che “bannano” la sistematicità e l’organicità.

Un fluire di idee, intuizioni poste in modo frammentario, ma che grazie alla loro lucidità assurgono a principi incontrovertibili di verità e unicità. Un disordine equilibrato, misurato nei suoi contenuti e allo stesso tempo incontenibile per l’anticonformismo espresso.

La sua polemica verte sulla mancanza di riflessione individualista della sua epoca, ove tutto viene filtrato attraverso processi di astrazione e confezionato come un assioma, senza considerare la pura e semplice realtà dell’uomo, ben più valida in sé per sé.

Egli critica l’eccessiva storicizzazione dilagante che paradossalmente leva l’efficacia alla storia. Di indole “umanista” (proprio nel senso stretto del termine) di fiducia nelle uniche facoltà dell’individuo di intraprendere con tutte le sue forze d’insieme, il viaggio attraverso il pensiero, non contemplando l’elemento isolato.

Egli riconsidera e avvalora l’importanza del relativismo e della presa visione di tutte le varie prospettive del reale. “Le sue entrate e uscite fuori programma”, da alti concetti filosofici a considerazioni grottesche e bizzarre, creano un dolce stilema letterario, ove la crudezza e la complessità filosofica è edulcorata da una sferzata di ironia e semplicità. Per lui conta l’essere non l’apparire, e l’originalità nella sua accezione propria è la sua parola d’ordine, mai esente dalla sostanza. Riduce le problematiche filosofiche all’essenzialità, abborrendo l’eloquio colto, ma vacuo.

Si sente il rumore del mulino, ma non si vede la farina.

Come va? – disse un cieco a uno zoppo – Come vede – rispose lo zoppo.

Leggere significa prendere in prestito; tirare fuori qualcosa di nuovo di ciò che si è letto significa ripagare il debito.

Senza il buon senso non c’è vera virtù.

La sua indagine filosofica raggiunge la consapevolezza che “il carattere intellegibile è innato e immodificabile”: ciò che noi desideriamo avviene a nostra insaputa prima che ce ne rendiamo conto. Una ineluttabile verità universale.

Costanza Marana

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