Liguria a rischio zona rossa, ma Toti privatizza l’ospedale di Rapallo

Ci sono tre regioni che rischiano di aggiungersi al già lungo elenco delle zone rosse: Puglia, Basilicata e Liguria. Eppure, il governatore di quest’ultima, Giovanni Toti, ha appena deciso di smantellare un altro pezzo di sanità pubblica.

La delibera 912 del 10 novembre dà il via alla concessione di 53 posti letto, cioè 4145 metri quadrati, dell’ospedale di Rapallo ad un soggetto terzo. Insomma, Toti privatizza un piano intero dell’ospedale Nostra Signora di Montallegro di Rapallo.

Il problema non è solo Toti che privatizza l’ospedale di Rapallo: chiediamoci perché non sappiamo gestire la sanità pubblica.





In risposta alle accuse di Pd e M5s, Toti spiega che l’ospedale non ha le possibilità gestionali sufficienti a prendersi cura di questi 53 posti letto. Secondo il governatore, affidandole ad un privato si possono mettere a disposizione quei 53 posti letto prima difficilmente gestibili.

“Questo per offrire alla città di Rapallo e a tutto il Tigullio nuovi servizi e prestazioni mediche di qualità convenzionate, quindi gratuite, senza limitare o men che meno mettere in discussione nessun servizio sanitario offerto oggi da quell’ospedale. Chiunque dica che utilizziamo la pandemia per chiudere reparti o per interventi strutturali sulla sanità per favorire la privatizzazione è squallido e in malafede

Non è né il primo, né l’ultimo caso in Liguria. Gli ospedali di Cairo Montenotte e Albenga, dotati di poche possibilità al punto da non avere un pronto soccorso, per tornare pienamente attivi hanno subito lo stesso processo di privatizzazione.

Tuttavia, è bene ricordarci cosa ha causato un’eccessiva privatizzazione della sanità in regioni come la Lombardia. In una situazione emergenziale come quella in cui ci troviamo, bisogna puntare sul pubblico.

Il mancato investimento o, ancora peggio, i tagli effettuati alla sanità nel corso delle varie legislature ci hanno portato a non essere autosufficienti. La sanità, che dovrebbe essere il nucleo centrale di un paese, uno dei suoi fulcri, qualcosa su cui puntare, rischia di essere continuo appannaggio dei privati. Sicuramente la crisi epidemiologica in atto sarebbe stata ben più gestibile con un sistema sanitario potenziato come meriterebbe – e come lo meriterebbero i medici, infermieri, operatori sanitari e tutti coloro che ogni giorno lottano per sconfiggere quest’emergenza.

Il privato non può e non è in grado di dare le stesse garanzie del sistema pubblico, che è quello direttamente controllato dallo Stato. Perché non siamo in grado, come sistema Paese, di prenderci cura della nostra sanità al punto da doverla delegare ad altri?  

Cosa dice di noi questa situazione? Noi come Paese, forse, possiamo imparare qualcosa da quest’emergenza: possiamo cambiare un po’ le nostre priorità. C’è spazio pure per investire sulla nostra salute.

Giulia Terralavoro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *