Liliana Segre e la commissione dello scandalo

Il razzismo è la più grave minaccia dell’uomo verso l’uomo – il massimo di odio con il minimo di ragione. Abraham Joshua Heschel

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Liliana Segre e la commissione dello scandalo

Siamo in periodo in cui l’opinione conta più del dato; sentirsi dire – ad esempio – che non dobbiamo escludere che qualcuno ci ha voluti convincere che la Terra è sferica perché favorisce la lobby sei costruttori di curve in combutta con l’Anas, e non poterci fare niente è non solo avvilente  ma altrettanto illuminante.

Immaginare il complotto o l’inganno in ogni dove, anche negli aspetti più palesi o innocui del nostro “stare al mondo” è sintomo di una sindrome ossessiva compulsiva non solo non curata ma addirittura cronicizzata.

Ora immaginiamo un enclave segretissimo di potenti del mondo che non hanno niente da fare se non dirci cazzate. Al limite dovrebbero preoccuparsi si destabilizzare il mondo per i propri interessi, accumulare poteri e ricchezze, non certo negare l’ovvio. Paradossalmente, quindi, la stessa teoria complottista portata agli estremi scimmiotta sé stessa e, nel contempo, diventa il ricettacolo di tutta la nostra più radicata ignoranza.

Essa stessa (vera, presunta o inventata che sia) è continuamente alimentata dalle nostre paure, dai nostri pregiudizi, dalle nostre povertà. E’ non solo un luogo virtuale – che esisteva ancor prima del virtuale – nel quale abbiamo la patologica illusione di legittimare i nostri odi, ma, soprattutto, è l’habitat ideale per chi vuole strumentalizzare tali argomenti. A quel punto sì che può realizzarsi una manipolazione vera e propria, un vero sfruttamento da parte dei potenti di turno perché gli abbiamo fatto conoscere le nostre paure, il nostro umore generale, i nostri più indicibili pregiudizi. E’ un malato “do ut des” che abita il mondo dai primordi e dal quale non sappiamo affrancarci.

Ciononostante il meccanismo è semplice: si assolutizzano le nostre paure, ci vengono descritte e presentate come il nemico numero uno e il gioco è fatto: nella loro eliminazione (estinzione) consiste la nostra salvezza, e una volta eliminato il nemico ci viene promessa un’ altra terrificante cosa che in termini ideologici ha dell’aberrante … una parola terribile, cioè l’ordine.

Cosmologicamente anche quando mettiamo le monetine in ordine di grandezza continuiamo a contribuire all’entropia ma vallo a dire a una persona affetta da una sindrome ossessivo compulsiva, due sono le alternative: o guarisce con la terapia d’urto o s’ ammazza … ma non prima di aver messo tutto a posto.  

Però quel che conta qui è la semplice “percezione” dell’ordine, e se questa percezione viene a mancare si è disposti a tutto, persino a limitare le proprie libertà a favore di uno stato d’eccezione sospettosamente condiscendente con le nostre bassezze che ci prometta risultati.

L’esempio più recente – quanto grezzo – di questo sistema, è stato il ministero di Salvini. In realtà ha fatto poco o niente, e quel poco lo ha fatto veramente male, però puntava ad appagare – seppur propagandisticamente – la nostra idea di “ordine e sicurezza” e questo alle menti elementari bastava. Poco interessava poi se per incantarci si accaniva contro profughi e disperati, o se lasciava crepare in mare donne e bambini, quel che contava era il senso di sicurezza che tale pantomima offriva.

Questo è il clima oggi, questi nostri ostinati limiti, dunque era più che prevedibile che con queste premesse la proposta della senatrice Segre di creare una commissione sui fenomeni di razzismo e antisemitismo suscitasse polemiche.  In tempi diversi tale proposta sarebbe stata condivisa in modo trasversale senza batter ciglio, in fondo non limita alcuna libertà di opinione bensì si propone (secondo me) di “unire” la stessa politica dalle possibili derive che la minacciano. La Segre sa benissimo che non esistono altre cure contro l’odio se non la cultura, la sensibilizzazione e la memoria, ma quello che evidentemente ha notato è altro, e cioè che è la stessa politica (per pura ricerca di consensi) a scendere al livello dell’odio e dell’ignoranza razziali anziché a porsi come argine contro questi.

La commissione non è un lascito per gli italiani ma per i loro politici, anche un dono poco gradevole perché rappresenta il termometro della loro raggiunta pochezza  etica e sociale. Va da sé che creare una commissione per ciò che sarebbe dovuto ormai essere scontato e condiviso è sintomo di povertà morale. L’odio razziale sarebbe dovuta essere da tempo una nostra vergognosa pagina chiusa sulla quale casomai vigilare ma mai tornare, ma ahimè … non è così.

Certo, la commissione avrebbe valutato e monitorato il continuo aumento di fenomeni d’odio razziale e antisemita però questo impegno condiviso avrebbe stretto la nostra classe dirigente intorno a sani principi, rendendola così compatta nei confronti di queste derive, e se chi si è astenuto non lo ha capito è solo perché non lo voleva capire. Purtroppo.

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