Liliana Segre riceve 200 insulti razzisti al giorno

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A dirlo è stata Repubblica, che in un articolo ha calcolato una media di 200 insulti giornalieri ricevuto ogni giorno online dalla senatrice Liliana Segre. La colpa della donna, per i pochi che non lo sapessero, è di essere ebrea.

Liliana Segre è una delle ormai poche, quindi sempre più rare e preziose, testimoni dell’orrore nazifascista. A soli 13 anni venne arresta e deportata ad Aushwitz. Fu poi liberata nel 1945. In questi anni ha raccontato la sua esperienza nei campi di concentramento. A gennaio del 2018 Mattarella ha scelto di nominarla senatrice a vita e lei ha subito chiarito che il suo compito nella istituzioni del paese sarebbe stato, fino alla morte, tramandare la memoria.

Di fronte al resoconto di Repubblica però, che ha reso noti alcuni degli insulti più gettonati e raccapriccianti nei confronti della senatrice, sembrerebbe che il lavoro di sensibilizzazione non abbia funzionato. L’antisemitismo negli anni non è scomparso e anzi a volte ha anche assunto un carattere comico. C’è chi giustifica il saluto romano come una gogliardata e chi insulta ebrei, omosessuali e donne per far ridere l’interlocutore. Il senso dell’umorismo italico è davvero peculiare se riesce a trovare nella discriminazione e nell’orrore qualcosa per cui ridere.

Gli insulti razzisti a Liliana Segre sono l’ennesimo caso che testimonia la realtà dei social network. Sulle piattaforme online ogni utente gode di quasi totale impunità. Questo permette esternazioni di odio molto più frequenti e preoccupanti.

Quest’odio antisemita però viene fuori da persone reali. Tutto ciò testimonia la mancata metabolizzazione della nostra storia. L’ignoranza diffusa sul fascismo e gli ancora vivi stereotipi sull’ebreo che cospira per conquistare il mondo non sono stati  sconfitti dalla democrazia.

Di fronte all’articolo di Repubblica si  è alzato un coro di solidarietà per l’onorevole Segre da parte del mondo politico. Il presidente Conte in primo luogo ha dichiarato la necessità di intervenire contro il linguaggio dell’odio.

Messaggi di condanna agli insulti sono arrivati da sinistra e da destra. Ad intervenire, sopratutto utilizzando i social, sono stati Zingaretti, Faraone, Casellati, Bernini, Renzi ed altri. La solidarietà è arrivata anche da parte di singoli cittadini. Persiste però il problema di disciplinare il mondo virtuale, sempre più frequentato e sempre più influente sulle dinamiche politiche e sociali del paese. Ma non solo, evidentemente c’è anche ancora la necessità di insegnare la storia in modo approfondito per formare dei cittadini consapevoli. 

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