L’imperatore della sconfitta, conversazione con Elena Arvigo

Immagine Copertina klpteatro.it
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Di Adriano Ercolani


Elena Arvigo è un’attrice di raro talento, in grado di attraversare opere diversissime e interpretare credibilmente personaggi completamente diversi.

Apprezzata moltissimo per la sua interpretazione di Anna Politovskaja in Donna non rieducabile, recentemente è stata protagonista degli strazianti Monologhi dell’Atomica (tratti dalle testimonianze di Preghiera per Cernobyl di Svetlana Aleksievich e Racconti dell’atomica di Kyoko Hayashi), ora torna in scena (da regista e attrice sul palco accanto a Caterina Gramaglia) con un testo originale di un autore provocatorio, L’Imperatore della sconfitta di Jan Fabre.

Ecco la nostra conversazione.

Come è nata l’idea di mettere in scena un testo così inusuale?

Mi sono innamorata subito di questo testo.

Mi è sembrato un Aspettando Godot senza trama, poiché parla della condizione paradossale dell’essere umano. Come dice il testo, appunto, “non c’è niente di più gioioso del paradosso”.

L’Imperatore della sconfitta esprime una grande gioia, al confine delle lacrime tra riso e pianto, la strana sensazione amplificata che dà l’arte, il teatro, oltre che in primo luogo la vita, anche nei tentativi fallimentari. L’arte intesa come riscatto, non nel senso rabbioso del termine: il perdersi è parte dell’esperienza, dell’arte vissuta fino in fondo.

La tensione è sempre verso l’alto.

La scenografia è rappresentata proprio da due scale: un uomo su una scala con un braccio teso…di base non significa nulla! Eppure può avere diversi significati: un gesto di speranza oppure di disperazione. Una tensione verso l’alto, verso il mistero.

Puoi parlarci del significato dello spettacolo?

In inglese (il testo originario è in fiammingo) il titolo suona letteralmente “L’Imperatore della perdita”…ma credo sia corretto tradurre con “sconfitta”, in italiano farebbe pensare a un idraulico bravissimo, a Super Mario Bros!

La sconfitta in italiano ha un significato più definitivo. Evoca immagini scenari diversi.

Non a caso, in questo spettacolo le immagini sono imprescindibili.

Ci sono momenti in cui lo spettacolo sfonda la quarta parete.

Ci sono momenti in cui il protagonista guarda il pubblico e dice: “Sono io che guardo voi o siete voi che guardate me? Siete venuti per vedere il mio sogno, il mio spettacolo, il mio fallimento…o il vostro?”.

Sono domande provocatorie, poiché Jan Fabre era un autore provocatorio. Inoltre, la differenza di un drammaturgo come Pinter, ad esempio, non scriveva testi con l’idea di metterli in scena.

Parliamo di un autore poco noto da noi.

Fabre è autore rappresentato molto in Francia, in Italia si ha sempre molto paura di rischiare, di fallire. La drammaturgia contemporanea è abbastanza limitata ai soliti grandi nomi: Pirandello, Goldoni, Shakespeare. Manca la voglia di fare delle cose, come si direbbe in inglese, “for the sake of it”! Facciamo questo spettacolo perché è molto interessante, provocatorio e, benché sia molto difficile, mi sono divertito molto a farlo.

Uno spettacolo che ha un messaggio molto poetico.

Alla fine, a questo povero clown, dopo infiniti tentativi e fallimenti, spuntano le ali…immaginandole.

L’unico modo per farle spuntare è desiderandole, come recita il testo: “La mia attesa sarà il varco per qualcun altro che potrà combattere la sua tristezza e la meschinità”.

Elena Arvigo sarà in scena con L’Imperatore della sconfitta al Teatro Brancaccino di Roma fino al 18 Febbraio.

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