L’India distrugge le foreste per l’estrazione di carbone

Mentre circola la prima bozza del documento politico finale di Cop26, che pare non citi in nessun punto la parola “combustibili fossili”, l’attenzione va all’India che non va esattamente nella stessa direzione. Con combustibili fossili parliamo di carbone, gas, petrolio. Del resto sono infatti soltanto 40 i Paesi che si sono impegnati durante la conferenza sul clima a non usare più il carbone per produrre energia elettrica.




Il carbone è il combustibile fossile più inquinante di tutti e le emissioni di gas serra causate dalla sua combustione sono tra le principali cause della crisi climatica. Eppure, all’appello mancano alcuni degli Stati che inquinano di più al mondo, tra cui India, Cina, Stati Uniti e Australia. Una grande delusione e frustrazione. Tanto clamore, una città come Roma paralizzata dal grande evento (Cop26) per la presenza dei grandi della Terra, e poi, niente. E le aspettative (come i grandi accordi) vengono disattesi. L’azione concreta è nuovamente rimandata.

Le foreste colpite dall’estrazione di carbone

Tra i Paesi che non hanno aderito all’alleanza c’è l’India, dove le miniere di carbone stanno mettendo a rischio le terre delle popolazioni indigene. Invece di investire su nuove fonti energetiche, il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha annunciato piani per aumentare in modo imponente l’estrazione del carbone nel Paese. L’aggravante è che sono interessate zone dell’India centrale occupate da migliaia di ettari di foresta.

Gli indigeni

Vengono colpite le popolazioni indigene che vivono in queste foreste.
L’intera foresta di Hasdeo e il suo popolo, gli Adivasi (indigeni), saranno distrutti: 20.000 persone sfollate e la perdita della biodiversità che caratterizza queste terre. Un’estrazione del carbone barbara e senza alcun rispetto per la salvaguardia dell’ambiente messa in opera dalle  compagnie minerarie statali e private, con l’avvallo del governo: un modo per rendere il Paese autonomo dal punto di vista energetico, non curante degli sforzi globali messi in atto per fermare il cambiamento climatico.

Lasciare il carbone prima del 2030

Per rimanere entro gli 1,5 °C di aumento della temperatura globale (obiettivo fissato dagli Accordi di Parigi), le nazioni più industrializzate dovrebbero abbandonare l’uso del carbone subito, ben prima del 2030, come ribadito più volte anche dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA); Agenzia che proprio in questi giorni sta invitando le nazioni a non usare più carbone e a non produrre energia basata sui combustibili fossili.

La transizione deve camminare insieme alla solidarietà

Occorre che il cambiamento passi per un adeguato sostegno finanziario per i Paesi del Sud del mondo e una forte solidarietà per permettere a tutti una giusta transizione verso le energie rinnovabili; altrimenti accade quello che sta succedendo in India: l’autonomia energetica di un Paese passa per la distruzione di interi popoli e territori. Peggio ancora se i territori sono le foreste, proprio quelle che dovrebbero aiutarci a mettere in atto la transizione ecologica.

Marta Fresolone

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