Il “lipstick index”: durante le crisi economiche si comprano più rossetti (e anche tacchi più alti)

Le piccole cose di ogni giorno che cambiano durante i periodi di recessione economica

lipstick index
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Mentre alcuni economisti teorizzano l’arrivo di una nuova inquietante crisi economica all’orizzonte, ecco alcuni indici che, anche nella vita quotidiana, possono aiutarci a interpretare lo scenario finanziario ed economico del momento. Tra bizzarrie e spiegazioni effettivamente sensate, qui sotto trovate la lista dei  valori economicamente atipici ma comunque attendibili, a partire dal lipstick index.




Nei libri di economia viene spesso indicato il cosiddetto “Lipstick Index”, teorizzato da Leonard Laude, presidente del colosso estetico Estée Lauder. Questo valore metterebbe in relazione l’andamento dell’economia alla vendita dei rossetti. Lauder ne ha fatto una teoria tanto semplice quanto spiazzante: nei periodi di crisi economica, infatti, le donne tenderebbero a spendere maggiormente in rossetti, proprio perché costrette a rinunciare a beni più costosi, come vestiti alla moda, borse o scarpe.

Il primo appuntamento

Più nuovo e solo recentemente raffrontabile con i dati, è l’indice del primo appuntamento. Secondo una statistica pubblicata dal sito d’incontri Match.com e risalente a qualche anno fa, le persone durante i periodi di crisi economica cercherebbero conforto l’una nell’altra. Ad appoggiare questa teoria, i dati relativi ai mesi finali del 2008, che hanno registrato numeri altissimi di appuntamenti fissati tramite il portale e che, ça va sans dire, sono stati tra i più neri per l’economia mondiale.

La vendita dei pop corn al cinema





Secondo quanto riportato da Panorama, un altro indice che legge il bisogno di distrazione delle persone è la vendita dei pop corn nelle multisale. Anche in questo caso, il 2009 è uno degli anni record.

I camerieri belli

Si tratta del bizzarro “Waiter Index”. Sempre secondo Panorama, più sono prestanti le cameriere e i camerieri che si vedono nei ristoranti, più ci sarebbe da preoccuparsi. Per quanto ingiusto, quando l’economia va bene, le persone esteticamente più avvantaggiate troverebbero più facilmente lavoro. Quando invece i soldi latitano, allora, anche queste si trovano costrette ad accettare impieghi che in altre situazioni avrebbero rifiutato.

Gli sconti sulle auto

Sempre per citare la crisi del 2008, Ford, General Motors e Chrysler avevano tentato la clientela con una scontistica davvero concorrenziale. Anche in questo caso, la spiegazione appare molto semplice: si sconta di più, perché la gente è portata a comprare meno per gli scossoni economici derivanti dalla crisi.

Gli incidenti in bicicletta





Tra i valori indicatori di un’economia traballante c’è anche l’altrettanto precario equilibrio dei ciclisti che, durante i periodi di crisi, sarebbero coinvolti in un numero maggiore di incidenti. In questo caso, però, la spiegazione sarebbe a monte: durante i momenti di ristrettezza economica, aumenterebbero coloro che ripiegano su un mezzo più ecologico ed economico per percorrere le tratte quotidiane. La rinuncia al costo del carburante, però, non va di pari passo con la giusta prontezza di riflessi di ciclisti improvvisati o una maggiore quantità di questi ultimi sulle strade rende la loro stessa incolumità a rischio. Secondo il dipartimento dei trasporti britannico, nel 2011, durante l’introduzione delle misure di austerity, gli incidenti sono aumentati del 12%.

Le irritazioni da pannolino

Quando i soldi scarseggiano, si tende a fare economia su tutto. Ma su tutto davvero. A quanto sembra, i genitori, durante i periodi di crisi economica, cambierebbero i pannolini dei figlioletti con una frequenza inferiore, dando luogo però in questo modo a irritazioni. I dati provengono dall’istituto Symphony Iri. Quest’ultimo conferma che le vendite di crema anti irritazione sono aumentate quasi del 3%, rispetto a una diminuzione del 9% nelle vendite dei pannolini.

La chirurgia plastica

Nessuna sorpresa, in questo caso. E nemmeno spiegazioni creative come per il lipstick index. Chi si indebiterebbe per un naso o un seno nuovo, quando ha il posto di lavoro a rischio? A questo, poi, dovrebbe aggiungersi una maggiore tendenza all’autocensura su lunghi periodi di convalescenza durante il lavoro. Sempre nel 2008, secondo l’American Society of Plastic Surgeons, gli interventi sarebbero calati del 9%.

Le vendite di birra

Toccare con mano l’economia è possibile anche guardando al mercato della birra. In Europa, tra il 2008 e il 2010, il settore ha visto una contrazione del 12 per cento dei posti di lavoro. L’alcool dunque sarebbe un indicatore prezioso per quanto riguarda le spese che le persone cercano di tagliare in tempi difficili.

I tacchi alti

Così come il “lipstick index”, durante i periodi di recessione economica, le donne tenderebbero a comprare tacchi più alti. Sarebbe un modo per regalarsi una piccola evasione. Alla fine degli anni Venti, ad esempio, le scarpe basse sono state rimpiazzate da tacchi decisamente più alti per l’epoca, in coincidenza con la Grande Depressione.

L’intimo maschile

Anche gli uomini hanno degli indicatori atipici che permettono di valutare la salute economica del paese. I dati Mintel, infatti, segnalano che le vendite di intimo maschile nel 2009 sono calate (anche se solo del 3%) per la prima volta.

I grattacieli in costruzione

L’indice dei grattacieli invece anticiperebbe le recessioni economiche. Il boom edilizio, quindi, dovrebbe far preoccupare analisti e investitori. In questo settore, però, un altro dato è preso in considerazione. Alcuni economisti hanno messo in relazione l’altezza dei grattacieli con la lunghezza della crisi: più alto è il grattacielo, più lunga la sofferenza economica che ci attende, secondo il Barclays Skyscraper Index. Questo indice troverebbe a conferma alcuni illustri esempi: il 40 Wall Street, il Chrysler Building e l’Empire State Building sono stati costruiti durante gli anni della Grande Depressione. Così come il Burj Khalifa, attualmente l’edificio più alto del mondo con i suoi 828 piani. Avviato nel 2004, è stato inaugurato proprio nel 2010, in piena crisi globale.

Elisa Ghidini

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