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“Lista di stupri” al liceo Giulio Cesare di Roma: la normalizzazione della violenza di genere

by Lucrezia Agliani
30 Nov 2025
in Femminismo
Reading Time: 4 mins read
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“Lista di stupri” al liceo Giulio Cesare di Roma
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Roma, quartiere Trieste: nei bagni dei ragazzi del noto liceo Giulio Cesare è comparsa una scritta che ha sconvolto studenti e insegnanti. In rosso erano elencati otto nomi di ragazze e uno di un ragazzo, con accanto la frase “lista di stupri”. Il gesto, immediatamente denunciato dal collettivo Zero Alibi e dai rappresentanti d’istituto, non è stato considerato una semplice bravata, ma un atto grave di violenza e sessismo.

Il collettivo e gli studenti hanno deciso di manifestare nel cortile della scuola per rivendicare la necessità di spazi educativi sicuri e di sensibilizzazione sul rispetto reciproco, denunciando il problema di una cultura che normalizza aggressioni contro le donne.

La presa di posizione della dirigente scolastica e delle istituzioni

Paola Senesi, preside del liceo, ha pubblicato un comunicato sul sito dell’istituto, condannando duramente la “lista di stupri”. “Il nostro liceo non può e non vuole essere ricettacolo di intolleranza o violenza”, ha dichiarato. La dirigente ha espresso solidarietà alle studentesse e agli studenti coinvolti, sottolineando che episodi simili mettono in luce quanto ancora sia necessario lavorare per garantire pari dignità tra donne e uomini. La scuola, ha aggiunto, continuerà a promuovere iniziative formative volte a prevenire ogni forma di violenza e discriminazione.

Il caso della “lista di stupri” ha suscitato immediatamente reazioni a livello nazionale. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito il gesto “grave” e ha auspicato l’apertura di indagini e l’adozione di sanzioni. Il ministro ha ricordato come le nuove norme consentano alla scuola di procedere con misure concrete e ha sottolineato l’importanza dei corsi di educazione al rispetto della donna e alle relazioni, ora obbligatori secondo le linee guida sulla educazione civica.

Sulla stessa linea la sottosegretaria Paola Frassinetti, che ha chiesto che gli autori del gesto vengano individuati e puniti. Anche la ministra della Famiglia Eugenia Roccella ha evidenziato come l’episodio confermi la necessità di un’educazione al rispetto che coinvolga famiglia, scuola e cultura popolare, inclusi media e linguaggi artistici.



L’allarme della politica

Maria Elena Boschi di Italia Viva ha definito l’episodio come il segnale di una “cultura degradata e degradante” da non ignorare. Per Boschi, occorre un lavoro educativo preventivo centrato sul consenso, sul rispetto e sulle relazioni sane. Simile preoccupazione è stata espressa da Giovanna Miele della Lega, che ha definito la “lista di stupri” raccapricciante, ribadendo l’importanza di educare al rispetto nei luoghi di formazione.

Dal Pd, Irene Manzi e Cecilia D’Elia hanno richiamato la necessità di introdurre percorsi strutturati di educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole, affinché episodi simili possano essere prevenuti attraverso una cultura del rispetto e della responsabilità.

Esperienze precedenti nelle scuole

L’episodio al Giulio Cesare non è isolato. Nel giugno 2024, al liceo Visconti di Roma, era comparsa una “lista delle conquiste”, simile nella forma ma riferita a presunte relazioni sentimentali. Tali eventi confermano, secondo esperti e rappresentanti politici, come nelle scuole italiane sia urgente affrontare la questione della cultura patriarcale e dei comportamenti sessisti ancora diffusi tra gli studenti.

Il ruolo delle studentesse e dei genitori: l’educazione al centro

Gli studenti hanno reagito con coraggio, organizzando momenti di sensibilizzazione e confronti pubblici sui temi del rispetto e della violenza di genere. I genitori hanno preso posizione attraverso chat e comunicazioni dirette con la preside, sollecitando interventi concreti per garantire sicurezza e protezione all’interno della scuola.

L’episodio al liceo Giulio Cesare evidenzia l’urgenza di percorsi educativi strutturati volti a insegnare il rispetto, il consenso e la parità di genere. Come ha ribadito Boschi, punire dopo il fatto non basta: serve agire preventivamente. L’educazione sessuo-affettiva diventa così uno strumento essenziale per prevenire violenze, discriminazioni e stereotipi, garantendo alle scuole italiane di essere luoghi sicuri e rispettosi per tutti gli studenti.

La normalizzazione della violenza di genere

L’apparizione di una “lista di stupri” nei bagni del Giulio Cesare dimostra quanto la violenza sessuale sia ancora percepita da alcuni come un gioco o un atto di dominio tollerabile. Questo episodio non è un’eccezione isolata, ma il riflesso di una cultura patriarcale che oggettifica i corpi delle donne e li considera strumenti di potere o divertimento. L’atto non è solo offensivo per le studentesse direttamente coinvolte, ma invia un messaggio intimidatorio a tutte le ragazze della scuola, confermando che lo spazio pubblico e educativo non è neutrale né sicuro per chi si identifica come donna.

Da aggiungere a ciò, vi è la totale assenza di consapevolezza sul concetto di consenso. La scritta non riguarda solo la violenza fisica, ma la violazione della dignità, della volontà e dell’autonomia personale. Questo episodio sottolinea l’urgenza di introdurre percorsi strutturati di educazione sessuo-affettiva fin dai primi anni di scuola, incentrati sul rispetto reciproco e sul riconoscimento dei limiti altrui. Senza un intervento educativo sistemico, atti come questo rischiano di essere interpretati come innocue “bravate” piuttosto che come violenze gravi.

L’episodio della “lista di stupri” al Giulio Cesare mette in luce anche una responsabilità collettiva più ampia: scuole, famiglie e istituzioni spesso non riescono a creare ambienti in cui le studentesse si sentano protette e ascoltate. La risposta non può limitarsi a condanne verbali o punizioni occasionali; serve un cambiamento culturale profondo che includa educazione, dialogo e empowerment delle ragazze e delle libere soggettività. Il fatto che simili gesti continuino a verificarsi in istituti “di élite” dimostra che il problema non è marginale, ma radicato nella struttura stessa della società, che ancora fatica a riconoscere e combattere la violenza di genere come priorità educativa e sociale.

Lucrezia Agliani

Tags: Consensoeducazione sessuo-affettivapatriarcatoromascuoleStupriviolenza di genere
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