Anche ad UV ci chiediamo: l’Italia è un Paese razzista?

In molti negli ultimi mesi si sono posti questa domanda, facciamo un excursus per provare a rispondere.

L’ultima ad aver tentato di rispondere al quesito è stata Igiaba Scego su “The Guardian”.

Fonte: http://www.vocidicitta.it/societas/la-scienza-puo-dare-un-calcio-al-razzismo/
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Negli ultimi mesi giornali nazionali, come Il Post o Il Messaggero, e internazionali, tra cui Le Monde, El País, The Guardian hanno iniziato tutti a porsi la stessa domanda: l’Italia è un Paese razzista?

Ieri, proprio su The Guardian, è stato pubblicato l’ennesimo articolo sull’argomento. L’autrice, Igiaba Scego, è una scrittrice italiana di origine somala, che collabora con diversi giornali e l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il punto di vista, più unico che raro, dal momento che in Italia i discendenti di origini africana, araba e cinese non hanno praticamente alcun ruolo di rilievo, è quello di un’italiana con origini africane. Nelle sue parole si evince l’amore per questo Paese, ma anche l’amarezza per quanto sta accadendo e soprattutto per la mancata presa di coscienza del passato dell’Italia da parte degli italiani.

Il passato razzista italiano

Il passato razzista italiano affonda le sue origini nel Risorgimento, secondo il sociologo Pietro Basso, quando chi veniva preso di mira era l’italiano meridionale, discriminazione, questa, che solo oggi sembra essere sul punto di affievolirsi. È poi continuato durante il periodo coloniale. Ed è questo ciò di cui si lamenta principalmente Igiaba Scego: gli italiani hanno dimenticato di essere stati dei colonizzatori. Tra la fine dell’‘800 e la metà del ‘900 gli italiani si sono diretti in Eritrea, Somalia, Libia ed Etiopia e lì hanno ucciso e violentato, imponendo leggi discriminatorie e impedendo ai loro abitanti di entrare nelle zone riservate ai bianchi. Poi, c’è stato il periodo fascista, in cui hanno visto la luce le leggi razziali del 1938 contro gli italiani ebrei.

Negli anni Novanta, prosegue Pietro Basso, in Italia si era diffuso un «un ‘razzismo ordinario’una sorta di razzismo ‘soft’. In seguito le cose sono andate peggiorando, e con l’approvazione della legge Bossi-Fini a inizio anni Duemila l’Italia si è collocata all’avanguardia in Europa sia della legislazione contro gli immigrati, sia del discorso pubblico volto a inferiorizzare e criminalizzare le popolazioni immigrate




Il razzismo in Italia oggi

Igiaba Scego sostiene che oggi le persone che lottano contro il razzismo e che iniziano a parlare del passato coloniale italiano stanno aumentando di numero, ma che «non è abbastanza». Ovviamente, punta il dito contro il nuovo governo, che alimenta la discriminazione attraverso slogan e fake news.

Per capire se l’Italia sia diventato davvero un Paese razzista, alcuni giornali italiani hanno riportato il numero di statistiche e dati sui casi di violenza di sospetta matrice razziale o xenofoba. A seconda delle fonti, questi numeri oscillano, e non di poco. Secondo l’OSCAD, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli attacchi discriminatori, dal 31 dicembre 2017 fino a questo agosto il numero di aggressioni era di 2.030. Invece, secondo l’associazione Lunaria, dal gennaio 2007 al marzo 2018 gli episodi di razzismo sono stati 6.534. L’ODIHR, l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, i reati a sfondo razzista sono passati da 71 nel 2012 a 803 nel 2016.

Questi numeri, in realtà, sono più bassi rispetto alla media Europea, ma la diffusione del razzismo in un Paese non può dipendere solo dagli atti criminali di origine xenofoba. Il razzismo, quando non diventa concreto attraverso aggressioni fisiche o verbali, resta un’idea: che ci siano razze superiori ad altre e che, per questo, meritano più diritti e privilegi. Per questo, sono stati riportati anche altri tipi di sondaggi, che si basano proprio sulle idee degli italiani. Secondo il Pew Research Center, l’Italia è il Paese europeo con più opinioni negative nei confronti degli stranieri e delle persone di religione ebraica e musulmana. Allo stesso tempo, però, il 72% degli italiani si dichiara a favore dell’asilo politico e del diritto di chi fugge da guerre o persecuzioni di trovare rifugio in altri Paesi. Per di più, il 61% afferma di essere preoccupato per il clima di crescente razzismo e discriminazione che si percepisce in Italia.




Il nuovo governo e il razzismo

Sempre secondo Igiaba Scego, il nuovo governo giallo-verde sta promuovendo e incrementando idee razziste. E non è la sola a pensarlo. Se il ministro lussemburghese Jean Asselborn ha sbottato con un «M*rde alors!» al commento di Salvini che definiva gli immigrati i nuovi schiavi, Michelle Bachelet, commissionario per i diritti umani, ha detto che «Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom».

In realtà, è difficile dire se il nuovo governo stia influendo in qualche modo con il diffondersi di idee razziste. Al contrario, se queste non si fossero diffuse già prime delle elezioni, difficilmente il nuovo governo sarebbe ora al potere. Resta il fatto che, come spiega Pietro Basso, «l’Italia istituzionale ha conquistato un posto di prima fila addirittura a livello internazionale, e non più solo europeo, in materia di ‘guerra agli emigranti’ e di loro vile demonizzazione in quanto scrocconi che fanno la pacchia a ‘nostre’ spese.»

Il razzismo in Europa

In sostanza, più che un trend italiano, la diffusione del razzismo sembra essere un’inclinazione generale europea. In tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea, infatti, si è registrato un incremento di crimini d’odio per ragioni etniche, religiose e razziali. Il motivo dietro questa crescita resta difficile da stabilire. Forse, la risposta arriverà tra qualche anno, quando saremo in grado di guardare indietro con più lucidità e attraverso uno sguardo oggettivo, sperando che le conseguenze non siano gravi come quelle che la Storia insegna. E sperando, anche, che quest’ondata generale di intolleranza trovi presto la sua fine.

Margaret Petrarca

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