L’IVA subito al 24% perché ce lo impone l’Europa? Le clausole di salvaguardia

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L’otto marzo 2017 la pagina Facebook “Italia Malata” pubblica la seguente immagine ottenendo oltre 74 mila condivisioni:

Gentiloni dichiara: “Iva subito al 24% ce lo impone l’Europa”. Caro Gentiloni il popolo ti impone di andare aff***! Non sei eletto da nessuno. Metti mi piace e condividi se sei d’accordo!!!

A parte la solita bufala del “non eletto da nessuno” di cui avevo spiegato in un precedente articolo, l’argomento è piuttosto fumoso seppur non trovo riscontri in merito ad una tale dichiarazione attribuita a Gentiloni. Dall’autunno 2016 siamo consapevoli di questo rischio: se entro il 2018 il governo non “troverà” 20 miliardi di euro scatteranno le cosiddette “clausole di salvaguardia” con relativo aumento dell’IVA.

Se ne parlava già a maggio 2016, quando la Commissione europea criticò le possibilità del nostro Paese nel rispettare le promesse di stabilità:

20 Maggio 2016 – L’Italia sarà costretta ad aumentare l’IVA se non riuscirà a reperire le risorse economiche necessarie a ristabilire l’indebitamento pubblico: l’avvertimento arriva direttamente dai vertici dell’Unione Europea che, dopo aver concesso maggiore flessibilità al nostro Paese per consentire le riforme contenute nella scorsa legge di Stabilità, oggi torna a chiedere maggior rigore.

[…]

A novembre ci sarà una nuova verifica, ma se i patti non verranno mantenuti, il Governo dovrà prendere serie misure e dovrà far scattare le famigerate “clausole di salvaguardia” contenute nella manovra economica del 2015 e mai disinnescate totalmente: si tratta dell’aumento dell’IVA al 25% (programmato per il 2018, mentre per l’anno prossimo salirà al 24%) e delle accise sulla benzina.

Il 27 ottobre, invece, si parlava di uno slittamento al 2018:

L’aumento delle aliquote Iva del 10 e del 22% non avverrà nel 2017, come inizialmente previsto, ma sarà attuato dall’anno successivo. E questo proprio perché sono state disattivate le clausole di salvaguardia della precedente finanziaria. Dal 2018 però – secondo una bozza che ha visionato l’Ansa -, i rincari sarebbero così ripartiti: l’Iva al 10% salirebbe al 13% e quella al 22% salirebbe al 25%. Per quest’ultima poi vi sarebbe un ulteriore incremento dal 2019, pari allo 0,9%.

È del 7 marzo la denuncia del vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, secondo cui l’UE pretenderebbe subito l’aumento dell’IVA al 24%:

07 Marzo 2017 – “L’Unione europea vuole imporre subito all’Italia l’innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al 13%. La richiesta è arrivata al governo italiano e si inquadra in una manovra, studiata nei dettagli dai tecnici di Bruxelles, volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi. Il caldeggiato inasprimento dell’Imposta sul valore aggiunto, pertanto, è slegato dall’eventuale azionamento delle clausole di salvaguardia previste dalle leggi di stabilità e di bilancio approvare negli scorsi anni. Ma a nostro giudizio, l’Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla fortemente: si tratterebbe di un’altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica”.

E’ quanto denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, dopo aver visionato la documentazione predisposta dagli uffici della Commissione Ue e allegata alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviata al governo italiano il 22 febbraio 2017.

Nextquotidiano cita Il Messaggero, l’otto marzo, spiegando ancora l’aumento nel 2018 e non nel 2017:

L’attenzione si concentra su un incremento di 3 punti dell’aliquota ridotta del 10 per cento, intermedia tra quella ordinaria e quella super-ridotta del 4. Le clausole di salvaguardia inserite in bilancio due anni fa e disinnescate per il 2017 con la manovra approvata lo scorso autunno prevedevano per quest’anno che il livello del 10 venisse alzato al 13 e che l’aliquota ordinaria del 22 per cento fosse invece portata al 24 quest’anno e al 25 nel 2018.

Scongiurando l’aumento, la legge di bilancio in realtà lo rimandava tutto intero al prossimo anno, dunque tre punti in più su entrambe le aliquote; in più aggiungeva un’ulteriore scatto dello 0,9 per cento su quella ordinaria dal 2019. Dunque ora il governo potrebbe bloccare l’incremento dal 22 al 25 per cento, lasciando invece scattare quello dal 10 al 13. Il maggior gettito stimato è di circa 7 miliardi; nell’ipotesi di impiegarlo tutto sul fronte del costo del lavoro e di non poter sfruttare ulteriori margini di flessibilità di bilancio resterebbero da trovare le ingenti risorse corrispondenti all’importo complessivo delle clausole.

Traete voi le conclusioni.

 

 

David Puente 

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