Prima misurazione del livello di radiazioni sulla Luna

Negli ultimi anni le agenzie spaziali hanno ripreso interesse per la Luna, la Cina in particolare, per la quale la corsa allo spazio è un elemento importante della sua politica di potenza, vi ha mandato una serie di lander (in foto il lander della terza missione). La NASA ha risposto col Lunar Reconnaissance Orbiter, una sonda lanciata nel 2009 che ha scandagliato la superficie del nostro satellite naturale come mai fatto in precedenza.
Si tratta della fase  2 della conquista della Luna, se la prima fu quella di arrivarci per dimostrare che eravamo in grado e poco altro ora l’obiettivo è tornarci, in seguito anche con astronauti, per restarci a lungo, possibilmente anche con una presenza permanente come sulla ISS.
Ma nell’ottica della permanenza umana c’è il problema (presente ovunque al di fuori della nostra atmosfera) delle radiazioni, per questo sul Chinese lunar lander Chang’e-4 (atterrato sulla faccia nascosta della Luna nel 2019) era presente uno strumento. il Lunar Lander Neutron and Dosimetry, costruito presso l’università di Kiel per conto dell’ente spaziale tedesco che ha effettuato la prima misurazione del livello di radiazioni sulla Luna, la notizia della pubblicazione dei risultati è stata diffusa sul sito della stessa università.
Lo studio opera di scienziati tedeschi e cinesi è stato pubblicato su Science Advances.

Livello di radiazioni sulla Luna

Il risultato è stato che sulla superficie Lunare l’esposizione è di  60 microsievert per ora.
Il sievert (il nome deriva dallo scienziato svedese Rolf Sievert) è un’unità di misura della dose equivalente e dose efficace di radiazione  che misura gli effetti e il danno provocato da basse dosi di radiazioni su un organismo.



Sono pochi o tanti? Beh sulla superficie terrestre il valore è 200 volte più basso (la media globale sulla superficie terrestre varia tra 0,16 e 0,39 per ora), in un volo intercontinentale invece un passeggero è esposto a un valore “solo” dieci volte più basso, ma un volo intercontinentale dura molto meno di quanto sarebbero esposti gli astronauti.
Il problema non si scopre oggi, gli astronauti delle missioni Apollo portavano dei dosimetri, ma in fondo anche quelle missioni furono di durata ridotta, quando si tornerà sulla Luna sarà indispensabile trovare dei modi per schermare l’habitat degli astronauti.  Una delle ipotesi allo studio è usare lo stesso terreno solare per ricoprire con uno spesso strato i moduli abitativi.

Comunque si tratta di un problema serio tutto da affrontare, in confronto gli astronauti sulla ISS corrono rischi minori perché sono in orbita bassa e quindi ancora parzialmente schermati, eppure anche nel loro caso la NASA ha grosse difficoltà nel contenere l’esposizione per ciascun astronauta prima di metterlo definitivamente a riposo.
Suonerà strano ma gli astronauti sono lavoratori a tutti gli effetti e dunque l’ente spaziale si è dotata di un protocollo per minimizzare e rendere il più possibile ragionevoli gli effetti sulla salute degli astronauti dell’esposizione alle radiazioni.
Viene dato per scontato che gli astronauti impegnati in lunghe missioni verso lo spazio profondo dovranno essere disposti ad accettare un rischio maggiore rispetto ai colleghi.

Roberto Todini

 

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