Liz Chicaje Churay, vent’anni di lotte in difesa della Foresta Amazzonica

Liz Chicaje Churay, classe 1982, è un’attivista peruviana della Comunità indigena di Boras de Pucaurquillo, nella regione di Loreto in Perù. Grazie al suo impegno è riuscita a convincere le comunità indigene, il governo e l’intero Perù che è possibile salvaguardare la Foresta Amazzonica.

Vent’anni di lotte che hanno portato all’istituzione da parte del governo peruviano, nel 2018, del Parco Nazionale di Yaguas: un’area protetta di 800mila ettari. In questa zona vivono 29 comunità indigene, per cui il fiume e la terra sono considerati sacri.

La sua istituzione ha rappresentato un traguardo fondamentale per la conservazione della biodiversità del paese, la tutela di migliaia di specie animali e vegetali e sopratutto per la protezione dei popoli indigeni. Secondo il Servizio Nazionale delle aree naturali protette del Perù, il parco garantirà la cattura di 1,5 tonnellate di carbonio nei prossimi vent’anni.

Una storia di impegno e fatica che ha portato alla vincita del Goldman Environmental Prize per l’America centrale e meridionale, il riconoscimento che onora gli eroi ambientali per gli sforzi sostenuti per proteggere e migliorare l’ambiente naturale. Chicaje era stata selezionata per il premio insieme al leader nativo Benjamin Rodriguez, insieme al quale ha lottato per l’istituzione del Parco. Rodriguez è però deceduto l’anno scorso in seguito a complicazioni dovute al Covid-19.

Una leader tra i Bora

“Noi siamo i guardiani della foresta – ha dichiarato Liz Chicaje Churay – perché ce ne prendiamo cura fin dai tempi dei nostri antenati.” 

Di fronte all’emergenza ambientale amazzonica e alla sempre più crescente invasione di taglialegna e minatori illegali, Liz Chicaje Churay si è resa conto che lo status di Parco Nazionale avrebbe aiutato a salvaguardare la fragilità di quest’area. Con i suoi partner, la leader della comunità dei Bora, ha lanciato una campagna su più fronti. Ha coinvolto ufficiali governativi, scienziati e ambasciatori stranieri, innescando un dibattito nella società peruviana volto alla presa di coscienza e all’impegno collettivo. Ha persino collaborato con i ricercatori del Field Museum di Chicago, che hanno effettuato una mappatura dell’area con l’analisi delle immagini satellitari.

“Io non ero lì per negoziare – ha continuato Liz Chicaje Churay – io ero lì per difendere i diritti dei popoli indigeni.”

Il consenso ottenuto è partito dal basso: Liz Chicaje Churay ha organizzato la divulgazione del progetto e l’istruzione dei peruviani partendo dalle 29 comunità che abitano la zona dove ora sorge il parco. Il suo tentativo di unire i vari gruppi indigeni ha portato alla coalizione di ben 23 comunità e al sostegno di sette organizzazioni indigene.  



Il luogo dove riposano gli spiriti

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, secondo quanto ricorda un report della BBC, gli indigeni furono costretti ad estrarre la gomma dagli alberi.  Si stima che 100.000 persone siano morte a causa di lavori forzati, schiavitù e torture.

I baroni della gomma ridussero in schiavitù persino la Comunità dei Bora. Alcuni di loro riuscirono a fuggire nella giungla e a rifugiarsi nelle zone che ora sono designate a Parco Nazionale.

“Molti dei nostri amati antenati sono morti quì a causa della mancanza di cibo e medicine mentre cercavano di attraversarlo per mettersi in salvo.” – dice Liz Chiacaje – “È un luogo sacro per noi e quindi non potevamo sopportare di vederlo distrutto.”
Annie Francisca

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