Lo scioglimento del ghiacciaio Thwaites è più veloce di quel che si credeva

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Il ghiacciaio Thwaites è il più importante dell’Antartide Occidentale, che si stesse sciogliendo lo sapevamo, non avevamo idea di quanto lo stesse facendo velocemente. Ora una ricerca condotta dalla NASA e pubblicata su Science Advances rivela che alla base di questo imponente ghiacciaio, grande come la Florida, sopra il letto roccioso, si è formata una cavità estesa come due terzi dell’isola di Manhattan e profonda 300 metri.
Il ghiacciaio Thwaites è responsabile da solo di circa il 4% dell’attuale innalzamento dei mari, la cavità scoperta dagli scienziati poteva contenere 14 miliardi di tonnellate di ghiaccio che si sono sciolte per la maggior parte negli ultimi tre anni e sono finite nel mare.
Monitorare i ghiacciai antartici non è affatto facile, si tratta di luoghi che definire impervi è poco, sono irraggiungibili per via terra, negli ultimi anni la NASA ha lanciato una campagna basata su rilevazioni aeree fatte sia coi satelliti che con strumenti aerotrasportati, si prendono immagini dall’alto e poi si misura la velocità di spostamento dei ghiacciai e come varia l’altezza, dalla variazione di questi due parametri gli scienziati estrapolano la velocità dello scioglimento,
Nella velocità dello scioglimento dei ghiacciai conta molto quanta acqua marina (sempre più calda ai poli) si insinua tra il ghiacciaio stesso e il letto roccioso su cui poggia , è chiaro quindi quanto la presenza di questa enorme cavità vada a modificare le stime sulla velocità di scioglimento del ghiacciaio Thwaites.  Il grande ghiacciaio contiene abbastanza acqua da far innalzare il livello del mare di 65 cm, ma non è finita perché fa da “tappo” a ghiacciai retrostanti che se si sciogliessero completamente lo innalzerebbero di 2,4 metri. Qualcuno informi Trump.
La ricerca targata NASA parla in realtà molto italiano, per più di un motivo, innanzitutto l’autore principale è Pietro Milillo, scienziato pugliese non ancora trentenne che lavora al JPL, poi se la cavità è stata scoperta grazie al radar in grado di penetrare il ghiaccio dell’operazione Icebridge che consiste in una serie di ricognizioni aeree, le altre osservazioni sono state in gran parte assicurate da strumenti  tedeschi ed italiani. In particolare per quel che riguarda l’Italia i satelliti della costellazione Cosmo-SkyMed operati dall’ASI (Agenzia Spaziale Italiana).

Fonte immagine: www.jpl.nasa.gov

Roberto Todini

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