Lo sconforto della mia generazione

BELCHATOW, POLAND - AUGUST 31, 2014: Popular social media website logos printed on paper and hanging on strings.
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E’ mortificante la mia generazione. Nulla, vuota, nichilista fino all’estremo. Quella che si fa vanto dello sbocciare bottiglie costosissime di alcool in discoteca, quella che fa a gara a prendere più “like” sui social network, quella che vede i rapporti umani come semplice modo per apparire ed ostentare, agli occhi di chissà chi, che si è migliore del compagno di banco.

E’ futile la mia generazione. Priva di ogni tipo di valore o sentimento. L’importante, ormai, non è corteggiare la persona di cui si è innamorati. Perché la mia generazione da importanza al numero di persone che si hanno “sotto”, quelle che, magari, alla persona tengono veramente ma devono essere solo prese in giro, perché poi, di questo, si può far vanto mentre si sboccia il Dom Perignon, nei locali più cool con persone con cui si condivide un’amicizia inesistente.
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E’ superficiale la mia generazione perché le donne non vengono più omaggiate con poesie e fiori, ma con i like su Facebook ed Instagram. E, pensate un po’, è proprio tramite la frequenza dei “mi piace” che si capisce se ad una persona interessi o meno. Siamo quelli delle parole importanti mai pronunciate e quelli delle lettere mai scritte; quelli, però, di una moltitudine di dichiarazioni rivelate dietro uno schermo o di registrazioni vocali stupide e banali.

E’ desolante la mia generazione che non sa più far ridere una donna con un approccio imbranato, ma riesce poi, battendo la miglior spia del mondo, a rintracciarla su Facebook ed a mandarle il più mortificante dei sorrisi su internet. Il romanticismo come vergogna, l’occasionalità come vanto.

E’malinconica la mia generazione, perché quando si specchia e nota il riflesso, si vergogna di se stessa.

E’ triste la mia generazione, quella dei troppi “ultimo accesso alle ore…” rubati su Whatsapp, prima di andare a dormire e quasi vergognandosi, e di troppi pochi “dove cavolo sei? Mi manchi”.

Matteo Ferazzoli

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