Lo scrutatore non votante

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Manca meno di un mese al ritorno alle urne. Il 25 settembre 2022, i cittadini italiani saranno chiamati al voto per il rinnovo della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Le elezioni politiche si configurano come un momento di fondamentale importanza per la politica che verrà, che riguarda profondamente ognuno di noi. Imprescindibile, dunque, che ogni votante accolga l’evento, e si approcci ad esso, con la dovuta attenzione. Sebbene l’aria che si respira racconti una diffusa e manifesta – quando non addirittura rivendicata – rassegnazione nei confronti di chi amministra la cosa pubblica. E una diffusa, quanto rinunciataria, figura che si aggira per le strade italiane è quella dello «scrutatore non votante», cantata dal musicista Samuele Bersani.

Nel 2006, il cantautore emiliano Samuele Bersani pubblica il suo sesto album in studio: L’aldiquà. Dal titolo tracimano, già, fondo, trama e lineamenti dell’opera. L’aldiquà: la cornice in cui siamo gettati, ciò che di più prossimo ci circonda, accade, riguarda, reclama. Quell’incedere quotidiano che però, fin troppo spesso, si staglia in una dimensione così remota da assumere i connotati di un aldilà. Sarà, forse, perché l’oggi imperante monopolio della sfiducia finisce per lasciare uno spazio fin troppo angusto a spunti, stimoli e margini d’azione. E, in un simile contesto, risulta più comodo e conveniente ritagliarsi un rinunciatario angolino di comfort zone che rifugge da ogni confronto con il difficile. Sul fronte politico, come il titolo di un brano contenuto nell’album in questione, non è difficile imbattersi in un idealtipo particolarmente diffuso: lo scrutatore non votante.

RESISTENZA E RESA NELL’ALDIQUÀ

Non mancano, di certo, motivi che trainano nelle regioni della resa. Probabilmente basta uscire di casa, alzare la testa e imbattersi nei cartelloni elettorali che, oggi, costellano le città italiane. Tendenzialmente le stesse facce, i soliti slogan dal gravoso tasso retorico che si trascinano logori, inflazionati.

Volendo approfondire, poi, programmi elettorali – più o meno realistici – che fanno da sfondo a dibattiti profondamente divisivi in cui, spesso, si manca il nucleo delle questioni. Arroccati, come sono, i capi e protagonisti dei confronti – se così possono essere definiti – nelle proprie incrollabili trincee. In questo quadro non è difficile che il cittadino che, al voto, è chiamato – forte anche delle ultime e recenti esperienze maturate – si volti dall’altro lato e, non poco indignato, rinunci alle proprie prerogative elettorali. D’altronde, gli ultimi dati sull’astensionismo sono, in tal senso, abbastanza eloquenti. E la politica, la cosa pubblica, sbarca nelle regioni dell’aldilà. Parlare, dunque, di aldiquà, come fa Samuele Bersani, si configura come una strattonata esistenziale, un pungolo socratico, un esercizio di cura di sé e degli altri, di responsabilità.




LO SCRUTATORE NON VOTANTE

E, insistendo sulla questione politica, è la quarta traccia dell’album in questione a stagliarsi come banco di prova la cui gittata è destinata a permanere nel tempo: Lo scrutatore non votante.

Il brano si radica proprio nell’aldiquà. Dal mondo sorge e al mondo ritorna, attraversandolo e parlandoci. A raccontarlo è proprio l’autore della canzone, in un’intervista rilasciata il 16 settembre 2007 ma sicuramente più foriera di spunti di molte delle discussioni che oggi accompagnano le nostre giornate:

Lo “scrutatore non votante” è una canzone particolare che parla dell’incoerenza, di una contraddizione forte di un mio amico incontrato a Cattolica, che ha fatto lo scrutatore ma non vota da dieci anni.

Il titolo, in sé, già rimanda all’alveo di riferimento in cui scorrono testo e musica. Politica, elezioni, impegno civile e l’atteggiamento remissivo – perché finisce per essere tale – di chi, per i più disparati motivi, preferisce restare in disparte e non dedicarsi alla gestione della cosa pubblica nelle modalità in cui a ogni cittadino è dato esercitare i propri diritti. Non intervenire significa, in ultima istanza, lasciare che lo stato di cose attuale – del quale, magari, si è anche profondamente insoddisfatti – rimanga tale. Intatto, immacolato, in un’epoca in cui anche il largamente impiegato gattopardismo ha lasciato il posto ad un eterno ritorno dell’uguale in cui neanche la parvenza del ricambio funge più da potere che, almeno all’apparenza, frena.

LO SCRUTATORE NON VOTANTE: UN’ATTITUDINE COMPLESSIVA

Ma l’opera di Samuele Bersani si struttura anche come un tornante entro il quale accade un ripensamento della politica. Perché l’atteggiamento che caratterizza il fare ed il pensare dello «scrutatore non votante» è un’attitudine complessiva che finisce per pervadere e determinare ogni aspetto dell’esistenza, o quasi. Allora l’idealtipo tracciato dal cantautore emiliano, non solo è «indifferente alla politica» ma «ci tiene assai a dire, “Ohissa!”» e «poi non scende dalla macchina». E ancora:

Prepara un viaggio, ma non parte/Pulisce casa, ma non ospita/Conosce i nomi delle piante/Che taglia con la sega elettrica […] Ha collegato la stampante/Ma non spedisce mai una lettera/Si è comperato un mangiacarte/Per sbarazzarsi della verità.

Ma lo «scrutatore non votante» non è il solo protagonista dell’opera. O, perlomeno, non lo è da singolo e specifico individuo. È tale lui, ma anche tanti altri, in quanto questo appellativo è «solo un titolo o un’immagine». Si tratta di un destino prospettico – e sicuramente, in buona parte, scelto, voluto – che può accomunare chiunque. Come «quel cantante» che «non ascolta mai la musica/Oltre la sua in ogni istante». O il «cartomante» che «non contatta neanche l’aldiquà».

Allora ci si ritrova davanti ad individui che rifuggono dal confronto con quell’alterità che fonda le nostre esistenze, con quanto di più prossimo e profondo ci riguarda: l’aldiquà. Identità profondamente refrattarie a ogni impegno che supponga un intervento, ad ogni pratica di verità che si configura difficile: meglio, appunto, non spedire lettere e dare in pasto la verità ad un mangiacarte. Atei praticanti che si isolano volutamente in chiesa la domenica, «per dissentire dalla predica». L’opera di isolamento è strutturata ad arte, eppure non si perdono né tempo né occasioni per intervenire con lamentosi sermoni, il più delle volte autoreferenziali, sui massimi sistemi. D’altronde, poco conta se allo «scrutatore non votante» basti un po’ di sangue per perdere i sensi: «poi è per la sedia elettrica».

CRISALIDI E FARFALLE

L’invettiva di Bersani però, a differenza dell’idealtipo tracciato, non gira su sé stessa. L’ignavia, la medietà è, non di rado, la declinazione di una strutturale fragilità:

Lo scrutatore non votante/È sempre stato un uomo fragile/Poteva essere farfalla/Ed è rimasto una crisalide.

In occasione di queste elezioni ma, complessivamente, nella vita, la crisalide può ancora essere farfalla. È, però, necessario un non indifferente lavoro, una decisiva sterzata prospettica. Che riguarderebbe tanto «lo scrutatore non votante», quanto gli altri membri della comunità umana. E dagli altri si ripercuoterebbe sullo «scrutatore non votante». Che riguarda ognuno di noi, senza per questo cadere nell’abisso dell’ingenua illusione che stavolta, sì, è la volta buona che tutto si risolve con una mossa. Di lavoro, da fare, ce n’è. Su questioni che, di certo, non possono dipanarsi in ore, giorni, mesi. Ma tocca cominciare.

Mattia Spanò

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