LO SPETTRO DEL DUCE IN NUCE

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E’ sul serio lo spettro di “un duce in nuce” quello che intravediamo in questo deterioramento politico e sociale della nostra comunità?

13457814_1024238340998569_843805287_nSiamo assai strani noi italiani; a volte penso che ci tramandiamo, di generazione in generazione, un’ inconsapevole eredità da servus da cui proprio non riusciamo a individuarci. Mi riferisco al nostro modo di stare in democrazia, in questa forma di governo per noi ancora giovane seppur antica nella storia; riesumata dalle secolari macerie di imperi regni e dittature che si sono susseguite nelle ere da Pericle fino alle Liberazioni.

Certo, in questi anni le amministrazioni e i politici si sono impegnati molto per farci perdere fiducia nei principi democratici che ci garantiscono, da quasi settant’anni, una vita da liberti. Scrivo liberti e non liberi perché la libertà, ancor prima che fuori, è un’assenza che abita dentro ognuno di noi; nella sottomissione a quei piccoli o grandi tiranni interiori che tengono i fili delle nostre esistenze. È per questo che considero la democrazia come fondamentale tappa che dovrebbe farci approdare verso forme di libertà sempre più evolute, sempre più umane.

Guardo invece con profonda tristezza l’attuale panorama sociale e il mio, è uno sguardo semplice da cittadina. Osservo il lento ribaltamento valoriale che permea le nostre misere quotidianità, la progressiva lacerazione della cultura democratica, la crescente adesione a istanze rabbiose e insultanti e poi l’identificazioni con personalità violente che promettono benessere proponendo divieti e le accanite proiezioni sguinzagliate contro le minoranze e la costante ricerca di capri espiatori che prima erano i meridionali adesso sono gli immigrati; che prima erano gli omosessuali adesso le famiglie arcobaleno. Osservo con dolore bambini regalare ruspe agli adulti; io vengo da un tempo in cui accadeva il contrario affinché i piccoli potessero imparare a costruire castelli di sabbia, non distruggere esseri umani.

Osservo poi l’emergente mito della politica pulita come se gli aspetti d’ombra fossero una prerogativa dei soli pregiudicati e lo svanire dell’illusoria democrazia diretta con l’espulsione di incensurati che, guarda caso, da onesti e integerrimi cittadini ( senz’ombra di dubbio) rivelano poi gli stessi vizi di tutti gli esseri umani. Non è una fedina sporca o pulita a fare la differenza ma la capacità di riconoscere in sé il proprio corrotto prima che agisca o che si ripresenti.

Dall’altra parte vedo solo iperburocratizzazioni, l’invito a non esercitare il diritto del voto, riforme che indeboliscono le fasce più deboli, metodi subdoli e persecutori per fare cassa con le tasche semivuote del popolo di mezzo…insomma c’è ben poco da sperare. Per quanto possa sforzarmi di avere uno sguardo il più roseo possibile, io vedo soltanto lo spettro di un duce in nuce in questo deterioramento che ci lascia impotenti, vedo dilagare la sudditanza in noi non politicamente coinvolti. Vedo poi onorevoli scelte narcisistiche, comunicazioni binarie e gole autoritarie pronte a reinterpretare la voce del popolo per restituirne la rabbia, non la dignità; anche Mussolini nel ’22 aveva promesso cuore pulito, mente alacre, tutela della patria, libertà ideologica e religiosa.

D’accordo erano altri tempi, l ‘Italia era un regno mutilato dalla guerra e nella vittoria ma la storia ci insegna che noi esseri umani, quando ci sentiamo vittime, ricerchiamo un salvatore che – il più delle volte – coincide con il carnefice. Noi della massa, con le nostre ignoranza e le nostre culture, con la nostra povertà materiale e la nostra ricchezza interiore, con le nostre guerre e le nostre paci ci portiamo dentro un’inclinazione da servus inscritta nel DNA. Eppure ignoriamo il grosso potere che abbiamo: quello di far resuscitare i morti. Se qulcuno ha un duce in nuce più forte del nostro, siamo pronti a consegnargli la nostra vita pur di vederlo incarnato come garante dei nostri bisogni; come un padre padrone che ci difenda con la stessa autoritaria violenza con cui poi ci punirà, qualora i disubbidienti saremo noi. Che la storia si ripeta oppure no, come se ne esce ? Io proprio non lo so, faccio parte di quel popolo di mezzo confuso e amareggiato ma, per fortuna, non ho ancora incontrato un urlatore che incanti i miei serpenti. Non ho sufficiente cultura né appropriatezza di linguaggio e neppure la giusta conoscenza per proporre alternative, sono una semplice cittadina politicamente ignorante e la mia è un’ultima voce. Però una cosa la so e me la tengo stretta al cuore: per me il più grande esempio di democrazia al mondo è stata conseguita con la non violenza.

 

Claudia Brigida Speggiorin

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