Lo stato di diritto a rischio nell’UE

L’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea sancisce che l’Unione “si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.”

Lo stato di diritto, sancito nel sopracitato articolo 2, è un principio fondamentale do ogni stato democratico. Sancisce che il potere giudiziario è indipendente dagli altri poteri. Quindi la triplice separazione dei poteri: giudiziario, legislativo ed esecutivo. Non è solo un principio generico, è uno dei pilastri su cui si fonda l’unione europea e ogni stato democratico.

L’Europa non è solo un’unione monetaria, un mercato, ma una comunità di valori, di libertà e di diritti conquistati attraverso guerre e lotte.

I principi su cui si fonda non sono negoziabili, attengono a giustizia e logica, sviluppati attraverso secoli. Il rispetto di questi principi non è solo alla base dei trattati, ma è alla base delle singole democrazie che formano l’unione. Principi che tutelano i diritti dei cittadini, la giustizia, la libertà, la comunicazione etc.

Se una parte degli stati che formano l’unione violano questi principi si creano precedenti che prima o poi spingeranno altri stati a fare lo stesso.

Questo sta accadendo in Polonia, Ungheria e Romania, i tre paesi con cui il nostro governo, in particolare l’ala salviniana, si identifica. Le violazioni di cui sono responsabili attengono alla libertà di stampa, all’indipendenza dei giudici, la separazione dei poteri, alla libertà di espressione, di manifestazione, e all’uguaglianza di tutti i cittadini. In pratica violano interamente l’articolo 2.

Questi paesi non solo violano lo stato di diritto, ma sono praticamente contrari all’Unione Europea.

Eppure sono i paesi che dall’unione ricevono più fondi. Non solo, sono anche i paesi che più spingono per l’isolamento dell’Italia, sia sul fronte immigrazione, che sul fronte economico. Eppure sembrano essere i maggiori esempi presi dalla Lega.

L’unione europea spende la maggioranza delle proprie risorse per i Fondi strutturali, crescita, occupazione, riduzione delle disparità economiche tra le regioni. Questi fondi hanno sostenuto soprattutto gli stati dell’est Europa.

La Polonia, che è entrata nell’UE nel 2004, ha contribuito nel 2017 a questi fondi per 3,048 miliardi, ma l’UE ha speso in Polonia 11,9 miliardi. Aiutando la Polonia a far aumentare il Pil.

L’Ungheria, anch’essa entrata nel 2004, nel 2017 ha contribuito con 821 milioni di euro, e anche qui l’UE ha investito per 4,049 miliardi di euro.

La Romania, che è entrata nel 2007, ha versato nel 2017 1,229 miliardi di euro, ma l’UE l’ha finanziata per 4,742 miliardi.

Paesi trainati dai fondi europei e che all’Europa si oppongono e violano i principi fondamentali, come lo stato di diritto.

Dati che si possono verificare sul sito della Commissione Europea.

In Polonia il governo nazional-conservatore dal 2015 ha rafforzato il controllo su compagnie pubbliche, sui media, sulla sicurezza, ma soprattutto sul sistema giudiziario. Stesse situazioni si verificano in Romania e in Ungheria, quest’ultima maglia nera per la corruzione, e prima “tutelatrice” della stessa. Addirittura in Ungheria gli avvocati che difendono gli immigrati rischiano di essere condannati per favoreggiamento dell’immigrazione. Stati che non solo hanno distrutto lo stato di diritto, la libertà di ricerca scientifica, l’indipendenza giudiziaria, la possibilità di manifestare, ma che hanno anche inserito norme sul lavoro al limite della schiavitù.

Già Macron aveva contestato l’inazione dell’Unione europea quando aveva affermato il 27 Aprile 2017 che non era possibile avere un’Europa “che discuta sui decimali dei bilanci di ogni paese dell’Unione e che decida di non fare nulla quando uno Stato membro si comporti come la Polonia o l’Ungheria su temi relativi ai rifugiati o ai valori fondamentali della stessa Unione Europea”.

La Commissione Europea è quasi inerme nei confronti degli stati che violano lo stato di diritto. Questo perché l’unica procedura esistente per la sanzione è l’articolo 7.

La procedura, che si sviluppa in due fasi, prevede prima la segnalazione del rischio da parte di un terzo degli stati membri, dell’Europarlamento o della Commissione. Dopo questa fase lo Stato dovrà fornire chiarimenti. La seconda fase è quella sanzionatoria che può spingersi fino alla sospensione dei diritti. Contro Polonia e Ungheria è stata attivata la procedura d’infrazione. Tuttavia per la sanzione della sospensione dei diritti occorre l’unanimità dei capi di stato, ma se nel parlamento si trova anche solo un alleato, questi può proporre il veto e la procedura si ferma. Purtroppo la decisione è politica, quindi priva dell’indipendenza necessaria. Per superare questo impasse è stato promosso dalla Commissione, e votato dal Parlamento (con il voto contrario di Lega e 5 stelle) una norma che prevede tagli ai fondi UE per o paesi che violano lo stato di diritto.

Tuttavia al momento abbiamo paesi contrari all’Europa, che violano i principi fondamentali, che prosciugano le finanze dell’Unione, ma che possono votare e prendere decisioni.

Il meccanismo per superare lo stallo, se venisse approvato, permetterebbe alla Commissione Europea di sospendere o addirittura di annullare i pagamenti previsti dai Fondi europei agli Stati membri che violano lo Stato di diritto

La protezione dello stato di diritto è un baluardo fondamentale contro la nascita di governi totalitari.

L’attacco alla separazione dei poteri è sempre stato il primo passo di ogni governo autoritario. Controllo della libertà di stampa, limitazione del potere giudiziario, promozione di leggi ad personam.

Tra i paesi Europei quello che più si sta indirizzando verso la politica della Polonia, dell’Ungheria e della Romania è l’Italia a guida giallo-verde.

Leandro Grasso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *