Lo yoga: tra ascetismo spirituale ed esercizio fisico

yoga al tramonto
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Lo yoga è un’antichissima disciplina che nasce nella valle dell’Indo e originariamente è inteso come mezzo di realizzazione e salvezza spirituale.




La notizia è di qualche giorno fa: il Nepal ha introdotto lo yoga come materia obbligatoria a scuola. È il primo paese al mondo a farlo, tanto che il Primo Ministro ha voluto commentare la scelta:

È la nostra scienza antica. Vogliamo che gli studenti la imparino e pensiamo che sia il momento giusto.

D’altronde per loro lo yoga è un’arte importantissima e appare strano il fatto che fino ad ora non c’era stato un intervento del genere. Un po’ come se noi, solo adesso, introducessimo nelle scuole Dante e la Divina Commedia, una follia. Fa parte della loro identintità culturale, come il poeta fiorentino lo è per la nostra.

Ma perché è così importante lo yoga?

La disciplina come è noto agisce sia a livello mentale, ma anche fisico. Questa combinazione del corpo e della mente apporta reali benefici a chi lo pratica.

Dai testi che ne riportano la nascita, lo yoga si sviluppa tra il 3000 e il 1800 a.C. nella valle dell’Indo e in particolare presso la civiltà contadina di Quetta e poi nei paesini di Harappa e Mohenjo Daro.

Proprio in queste zone sono state ritrovate delle statuette e delle raffigurazioni sedute in posizione yogica, a dimostrazione che lo yoga fosse già praticato.

Le prime tracce sull’intera disciplina arrivano, però, da un periodo più tardo: quello della letteratura vedica. Nei Veda, il termine ha il significato di “giogo”, anche se non si trova una precisa spiegazione di che cosa sia la tecnica. Purtroppo interpretare i Veda risulta complicato perché i testi sono un miscuglio tra tradizione orale e produzione scritta.

Solo nella parte finale di questi, nei cosiddetti Upanishad, si trovano le basi dello yoga.  I termini che sono collegati alla tecnica yogica, all’interno di questo testo, hanno il compito di consigliare agli uomini di “imbrigliare” i propri sensi, i propri pensieri  e dedicarli alle attività religiose. Inoltre per la prima volta si parla di energia. Spuntano parole come Prana – l’energia vitale – e Nadi – i percorsi energetici – che sono centrali per dominare l’energia cosmica presente nell’uomo. Infatti uno dei temi principali della disciplina è quello di saper gestire e canalizzare la vis interiore posseduta da ogni uomo. Dunque, è eccezionale che già a quell’epoca si parlava di vitalità dell’animo e di come sfruttarlo per il proprio benessere.

Il trattato più importante rimane il Bhagavadgita, cioè un testo facente parte del poema Mahabharata composto da diciotto canti, conosciuti come “il canto del divino”.

Lo scritto è composto da 700 versi che sintetizza varie idee e pratiche dello yoga, definendo tre delle più importanti vie: il Karma yoga – la via dell’azione -, il Bhati yoga – la via della devozione – e lo Inana yoga – la via della conoscenza.

Le testimonianze più recenti

Le documentazioni più vicine nel tempo sono quelle dei Sutra e dei Tantra.

I Sutra sono la prima opera indiana che descrive e sistema le tecniche dello yoga. Patanjali è il grande maestro che li ha redatti. Il loro testi sono tra i più seguiti perché facilmente scorrevoli grazie alla presenza di frasi brevi e concise.  Inoltre è proprio Patanjali che ha interpretato la disciplina in termini soteriologici.

Mentre i Tantra sono la letteratura predominante nel periodo medioevale. Infatti sembra che molte delle pratiche degli Hatha-Yoga derivano direttamente dai Tantra. Al contempo però si riferiscono a una non ben precisata classe della disciplina, comprendenti differenti forme. Inoltre rimangono sconosciuti anche al sanscrito – che è una delle prime testimoniaze scritte in cui appare lo yoga. Nel Novecento un grande storico delle religioni, il rumeno Mircea Eliade (1907-1986) individua la radice – yuj – con il significato di “unire” da cui deriverebbe la parola yoga. Così si ha una vicinanza con il latino iungere e iugum.

In epoca moderna si sono susseguiti una serie di noti maestri, i più conosciuti sono: Sri Aurobindo, Swami Sivananda e Ramana Maharshi.

In concreto, oggi, in cosa consiste lo yoga?

Al momento la disciplina si discosta molto dalla tradizione. Infatti il termine raccoglie un variegato insieme di attività e pratiche. Di certo le lezioni erogate in ogni palestra che si rispetti non hanno nulla a che vedere con gli antichi trattati Veda!

Inoltre bisogna tener conto che lo yoga ha oltrepassato i confini indiani, mescolandosi con filosofie diverse come quella tibetana, taoista e buddhista. Da questo sono nati, infatti, diversi stili che ad oggi sono i più diffusi. Il primo fra tutti è lo Ashtanga che ha il compito di portare il praticante verso una graduale consapevolezza di sé. Di seguito compare il Kundalini che punta a risvegliare l’energia, migliorando l’equilibrio psicofisico del corpo attraverso esercizi fisici e meditazione. Infine c’è l’Hatha che ha il compito di migliorare l’elasticità del corpo e della colonna vertebrale, per questo è conosciuto come lo yoga dello sforzo o yoga della forza. Allenamenti che sono un ottimo antistress contro la vita frenetica di tutti i giorni.

Grazie a queste proprietà la disciplina yogica, oggi, è molto amata e praticata da gran parte della popolazione. Inoltre grazie ad app e video su youtube c’è la possibilità di iniziare ad effettuarla, magari già da adesso che si ha più tempo e si può godere a pieno dei suoi benefici.

Laura D’Arpa

 

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