L’omicida chiede di essere dimenticato,minacciando querele

Cristian Vasili Lepsa ha chiesto, tramite il suo avvocato, la ancellazione da ogni sito Web delle notizie e informazioni che lo riguardano

L’omicidio era solo l’atto finale di una “serie di delitti” che l’omicida commetteva già da tempo, come maltrattamenti e lesioni.

Fonte: studentville.it
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Sino a dove può arrivare l’arroganza di un uomo che uccide la compagna con un pugno? Sicuramente ne ha in abbondanza Cristian Vasili Lepsa che attraverso il suo avvocato, Germana Cauci, ha contattato la giornalista Emanuela Valente. La richiesta? “Cancellazione da ogni sito Web delle notizie e informazioni riguardanti la persona di Cristian Vasili Lepsa”.

Si perché la blogger è l’ideatrice del sito “inquantodonna.it” che racconta gli innumerevoli femminicidi che ormai hanno cadenza giornaliera così da non farli cadere nel dimenticatoio.




Tra le storie trattate vi è anche quella della povera Elena, compagna di Cristian, uccisa da quest’ultimo nel 2011 con un pugno in faccia.

La giovane aveva tentato, invano, di scappare dal suo omicida per cercare rifugio da amici ma Cristian non era un tipo che si arrendeva facilmente: era riuscito ad accedere all’appartamento, salendo su un albero e spaccando il vetro di una finestra. Subito dopo, avvicinandosi a Elena, le sferrò un pugno che la ridusse in coma; è deceduta dopo diverse ore di agonia.

Sicuramente non si è trattato di un epilogo inevitabile: Cristian era un ex militare, dall’indole molto violenta e che trascorreva le ore libere in palestra per trasformare il suo corpo in una “macchina da guerra”. Totalmente l’opposto di Elena che le amiche descrivono come “bella, dolcissima, piccolina, fragile, che lavorava e studiava per andare all’università”.




Proprio per la consapevolezza della forza che poteva sprigionare un suo pugno, viste le numerose giornate passate in palestra, i giudici hanno riconosciuto l’omicidio di Elena come volontario.

Soprattutto visto che la morte della giovane è solo l’atto finale di una “serie di delitti” commessi già prima dall’omicida, come maltrattamenti e lesioni. Proprio per questo gli era stato inflitto il massimo della pena.

Elena

Responso che l’omicida non ha condiviso tanto da ricorrere in Cassazione e affermando che il pugno non era rivolto a Elena ma ad un fantomatico rivale. Inoltre lamenta il “mancato espletamento di perizia psichiatrica (…) essendo i fatti espressione di una gelosia patologica e abnorme, tale da escludere o comunque scemare grandemente la capacità di intendere e volere”.

Insomma un raptus che, casualmente, è stato preceduto da numerosi atteggiamenti violenti rivolti contro la vittima. Ma la versione, inaspettatamente, ha convinto la Suprema Corte che trasforma l’omicidio volontario in preterintenzionale, oltre che criticare i giudici d’appello.




Infatti contestano la mancanza di “un necessario discrimine tra la gelosia che, in se stessa, ancorché morbosa, non costituisce un futile motivo, bensì uno stato emotivo e passionale, e la considerazione della vittima come proprio possesso…”.

Da ciò deriva la riduzione della pena: da 30 a 17 anni. Tanto per uccidere Elena una seconda volta anzi terza visto che anche i media hanno dedicato solo dei trafiletti all’incomprensibile riduzione della pena.

Ma neanche queste “grazie” bastano a Cristian che arriva a chiedere, attraverso il suo avvocato, la cancellazione di ogni informazione inerente la sua vita. “Vi intimo entro cinque giorni e non oltre – precisa l’avvocato – a rimuovere ogni informazione in merito al mio assistito poiché detto articolo risulta non più necessario” visto che “la notizia all’epoca ha raggiunto l’utenza nell’espressione del pieno diritto di cronaca”.

A un certo punto della nota, l’avvocato chiede perché continuare “a ricordare quello spiacevole episodio che ha visto coinvolto il mio assistito ben più di cinque anni fa?”. Forse perché la vita di una persona vale più dei fastidi che possono essere procurati a chi ha deciso di ucciderla in maniera brutale?

Forse perché raccontare omicidi del genere, può aprire gli occhi e il cuore di chi ancora si ostina a difendere o ignorare atteggiamenti violenti.

Dorotea Di Grazia

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