Longevità umana: si allo studio, no al grasso

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Lo studio pubblicato su Nature communications da Peter K. Joshi e Nicola Pirastu conferma quello che già si pensava su molti fattori in grado di aumentare o diminuire l’aspettativa di vita. La cosa interessante è che lo studio non è uno studio epidemiologico ma genetico, non si tratta quindi di uno studio che constata semplicemente che chi non fuma di solito vive più a lungo, ma che studia come le basi genetiche della longevità  umana interagiscono con salute e stile di vita.
Lo studio
Sono stati esaminati i dati provenienti da ben 25 studi, per un totale di ben 606.059 soggetti di cui 586.626 europei e i rimanenti africani. Lo studio ha trovato due nuovi tratti genetici legati alla longevità, uno nel gene (LPA) che regola i livelli di colesterolo nel sangue e ha trovato che avere questa caratteristica nel DNA accorcia l’aspettativa di vita di otto mesi; l’altro in alcuni geni legati al sistema immunitario (HLA-DQA1/DRB1) e in questo caso la differenza in negativo è di sei mesi.




Lo studio ha però anche rinforzato alcune teorie su come certi elementi della salute e dello stile di vita influiscano sulla longevità, confermato naturalmente l’effetto devastante del fumo, ma confermato anche quanto il grasso sia pericoloso,diminuire di un’unita l’indice di massa corporea (se siete in sovrappeso ovvio) potrebbe allungarvi la vita di quattro mesi. Continuare a studiare dopo la  scuola può allungarvi la vita fino a 11 mesi per ogni anno passato a studiare. Gli scienziati fanno notare che il loro studio è in grado anche di distinguere quando un fattore presenta una semplice correlazione con un dato effetto sulla salute e quando un rapporto di causalità. In sostanza lo studio pur confermando l’importanza della predisposizione genetica (che purtroppo non possiamo modificare) per caratteristiche che hanno un effetto sulla longevità umana dimostra che i fattori determinati dal nostro stile di vita sono ancora più importanti. Grazie alla potenza dei “big data” quello che i ricercatori britannici sono stati in grado di fare è costruire una matrice in cui calcolare quanto le caratteristiche genetiche e le abitudini influiscono sui fattori di rischio che aumentano o diminuiscono l’aspettativa di vita, sono cioè in grado di dire (facendo un esempio) quanto la nostra capacità di controllare il colesterolo controbilanci e superi la caratteristica genetica indicata sopra.

Roberto Todini

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