Loving Vincent: Non possiamo che parlare con i nostri dipinti





Loving Vincent dopo  il successo di “van Gogh Alive – The Experience”(la mostra multimediale più visitata al mondo) arriva quest’emozionante e intrigante esperienza visiva. Una nuova sperimentazione dove la tecnologia e l’arte si mescolano segnando una nuova frontiera per la Grande Arte al Cinema. E’ il primo lungometraggio totalmente dipinto su tela, vincitore del Premio del Pubblico al Festival d’Annecy; rivolto alla vita e alle opere del pittore olandese.

Nei cinema il 16 -17 e 18 ottobre è distribuita da Nexo Digital in collaborazione con Adler, con i media partner Radio DEEJAY, Sky Arte HD e Mymovies.it. Il lungometraggio, Loving Vincent, si ispira agli ultimi scritti di van Gogh e parte appunto dalle parole dell’artista che in un appunto scriveva Non possiamo che parlare con i nostri dipinti”. La narrazione, scorrevole e avvincente, ripercorre la tormentata vita del pittore; riporta in vita opere come Caffè di notte, Campo di grano con volo di corvi, Notte stellata, ma anche ritratti e autoritratti

Loving Vincent – scritto e diretto da a Dorota Kobiela & Hugh Welchman – è realizzato elaborando i quadri dipinti del pittore. Painting Design Team,  team di 125 artisti, un lavoro  tempo perdurato molto per re-immaginare i quadri di van Gogh ed arrivare ad un risultato originale e di enorme impatto. Composto da migliaia di immagini create nello stile di Vincent van Gogh, dipinti come se fossero un film; 94 quadri riprodotti nell’aspetto simile a quelli originali, più di 31 dipinti rappresentati parzialmente.

Un lungometraggio poetico e ammaliante

Il film Loving Vincent non è una tradizionale pellicola con attori in carne ed ossa; racconta la vita e l’opera di van Gogh attraverso i suoi dipinti e le sue lettere. Il lungometraggio, con notevolissima lungimiranza e originalità, accosta la tecnologia avanzata a un genere letterario antichissimo, come le epistole. Una documentazione cardinale per ricostruire la personalità del pittore, e non solo,  anche le sue concezioni artistiche. Per il fatto che tra il mondo pittorico e quello letterario di van Gogh corre un filo sottile.

In discernimento della celebre formula oraziana ut pictura poesis, che affiancava la pittura alla poesia. Il pittore nelle proprie missive annotava nel dettaglio i propri capolavori, offrendo personali riflessioni in merito al soggetto. All’apparato cromatico, alle circostanze che lo indussero alla creazione. L’ opera epistolare descrive tutta la sua sensibilità e fragilità emotiva che lo portarono ad essere un artista geniale. Per di più furono anche uno dei motivi per cui decise di togliersi la vita.

Vincent van Gogh ci ha tramandato l’importanza della semplicità, dell’armonia; come se si dovessero dipingere le parole e non scriverle.  Raccontare vuol dire dipingere con le parole, dare al lettore un quadro della scena, pieno di colori e di odori. Con naturalezza e completezza. Nel narrare i suoi quadri, creava figure retoriche degne del più abile poeta romantico, alla maniera di “i miei quadri in zoccoli”. Per mostrare i lavori che raffiguravano i contadini e la povera gente da lui amata e dipinta fino allo stremo delle forze. van Gogh diceva che il suo scopo era quello di descrivere le terribili passioni umane; e usava il verbo “descrivere”.

Loving Vincent

La narrazione accompagna lo spettatore in Francia, nell’estate del 1891. Un giovane inefficace e privo di aspirazioni, Armand Roulin, riceve da suo padre, il postino Joseph Roulin, una lettera da consegnare a mano a Parigi. Destinata a Théo van Gogh, fratello del pittore che si è da poco tolto la vita. Armand è insoddisfatto della missione affidatagli. Infastidito dall’amicizia che legava suo padre e Vincent, un pittore straniero che si è tagliato l’orecchio ed è stato internato in un manicomio locale.

A Parigi non c’è alcuna traccia di Théo. La ricerca lo condurrà da Père Tanguy, commerciante di colori, nel tranquillo villaggio di Auvers-sur-Oise, dal medico, Paul Gachet, che curò Vincent nelle sue ultime settimane di vita. Armand ripercorre i luoghi del maestro olandese, porterà il pubblico nella locanda dei Ravoux, nel letto in cui Vincent morì il 29 luglio del 1890.

Vincent n Gogh in uno dei suoi ultimi scritti annotava: Non possiamo che parlare con i nostri dipinti. Motivo per cui Loving Vincent può essere ritenuto l’omaggio più emerito e unico dell’arte al suo immenso protagonista. Custodito nelle parole di di Armand. «Voglio fare qualcosa per Vincent van Gogh», per quel pittore straniero dalla barba rossa, che si era tagliato il lobo dell’orecchio sinistro per poi consegnarlo a una prostituta, e che era stato internato in un manicomio locale.

Felicia Bruscino




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