Luca Traini “era un buono”, del resto erano tutti immigrati quelli che ha ferito

Tutti stupiti dall'azione di Luca Traini, forse non lo hanno mai conosciuto davvero

Ancora una volta noi italiani cerchiamo di giustificare ciò che non ha giustificazione. A dire di chi lo conosceva, Luca Traini “era un buono”, probabilmente voleva solo vendicare Pamela Mastropietro.

"un uomo buono" con una svastica tatuata in faccia.
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Era un buono, l’ho visto piangere” questo ha dichiarato uno dei pochi amici di Luca Traini.

Infondo parliamo solo di colui che sabato mattina intorno le 11 ha iniziato a sparare contro la gente, causando il ferimento di sei persone. “Era un uomo buono”, infondo erano tutti stranieri quelli colpiti!

Il giustiziere di Pamela Mastropietro

È nella natura dell’uomo, e ancor più in quella dell’italiano, giustificare ciò che non è giustificabile. Del resto giustifichiamo tutto, chi ci rappresenta ad esempio. Facciamolo anche con Luca Traini: aveva problemi economici e familiari, gli piaceva socializzare ma non riusciva ad avere amici, la fidanzata lo aveva lasciato. C’è di più: voleva vendicare Pamela Mastropietro, la 18 fatta a pezzi. Dentro di se ha sempre covato rabbia contro gli immigrati che “compiono reati e non vengono fermati”, ma del resto lui è italiano, può tranquillamente ergersi a giustiziere. Già questo dovrebbe commentarsi da solo. Gli extracomunitari pagano il loro debito con la giustizia così come gli italiani, non tutti naturalmente, commettono reati. Così come non tutti gli stranieri sono dei criminali.




Andrebbe poi fatto notare a Luca Traini che i primi italiani a non pagare il proprio debito con la giustizia sono proprio coloro che ci rappresentano. Era candidato alle comunali di Corridonia del 2017, in una lista della Lega di Matteo Salvini, oggi candidato per le elezioni del 4 marzo… beh il collegamento dovrebbe essere chiaro.

“Era un uomo buono”, ma aveva una svastica tatuata sul sopracciglio. Altra cosa che dovrebbe commentarsi da sola, ma prendiamoci un momento per ricordare che era, è, il simbolo dei nazisti. Tutti uomini buoni, la storia ce lo insegna.

Le parole di uno dei pochi amici di Luca Traini

L’ultima volta che l’amico in questione ha visto Luca Traini risale all’estate scorsa. Si chiama Gianni Seri e ha dichiarato: “Ci siamo conosciuti in palestra quando lui aveva 16-17 anni. Era dimagrito e stava iniziando a costruire il fisico. Noi, in modo bonario, lo chiamavamo dinosauro perché mangiava tanto. Era fidanzato con una ragazza di Pollenza, che qualche volta lo veniva a prendere in macchina. Tra loro era finita ed era rimasto male. È stato sempre buono, calmo. Solo con chi conosceva bene si prendeva la libertà di abbracciarlo forte. L’ho visto piangere più volte, soprattutto per la madre. Il padre non si è mai preoccupato delle condizioni in cui versava la famiglia, secondo quanto mi raccontava Luca. Con il fratello Mirko non andava d’accordo. Era andato a vivere dalla nonna a Tolentino, lasciando la zona Corneto, proprio perché non riusciva a mantenersi. Ma aveva voglia di lavorare”.




Allora aggiungiamo qualche altra giustificazione: “aveva voglia di lavorare” si sa che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani. L’avrà fatto per “ripulire” l’Italia dai quei poveretti che lavorano per pochi centesimi ogni 15/18 ore. Gli stessi che vogliono lasciare l’Italia e non possono farlo. Certamente non per scelta loro.




Siamo andati insieme in palestra per parecchio tempo e lui scherzava anche con i ragazzi e gli istruttori di colore, non si era ancora fissato. Negli ultimi anni però era diventato razzista perché si diceva infastidito dal fatto che gli autori di colore, di furti o tentativi di stupro, rimanessero sempre impuniti. Le percepiva come ingiustizie. E penso che l’altra mattina, anche se io mai avrei immaginato avesse fatto un gesto simile, per lui sia stato come uno sfogo, un monito, un avvertimento. Secondo me Luca non voleva uccidere, altrimenti avrebbe sparato in modo diverso, voleva vendicarsi di quanto avvenuto alla 18enne, fatta a pezzi. È stato quello il fattore scatenante. Non era un gesto premeditato”.

Le ingiustizie sono già tante, chissà come potrebbero moltiplicarsi se ognuno di noi rispondesse ad un torto subito facendosi giustizia da solo.

Jessica Di Vita

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