Luca Traini: no ai domiciliari per l’autore del raid di Macerata

L'uomo rimarrà in carcere assieme ai detenuti comuni.

Fonte: Www.Ansa.it
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Ad un anno dal raid di Macerata, la Corte d’Assise ha respinto la richiesta della difesa di condannare ai domiciliari Luca Traini.

Il raid

Il 3 febbraio del 2018, Luca Traini, un giovane italiano di nemmeno trent’anni, portò il terrore a Macerata, aprendo il fuoco contro i passanti a bordo della sua auto. Non persone casuali, però, ma immigrati, persone comuni differenti solo perché provenienti da un paese straniero e per il colore della loro pelle.  Il movente sarebbe la vendetta nei confronti di chi, secondo Traini, raggiungerebbe il nostro paese con il solo scopo di rubarci il lavoro e commettere crimini.

Una volta raggiunto il suo folle scopo ed aver ferito sei persone, Traini concluse la sua opera facendo fuoco anche su una sede del PD. Infine, si pronunciò in un saluto fascista e si avvolse nel Tricolore, senza opporre resistenza nei confronti delle autorità giunte ad arrestarlo.




La prima condanna

Il 9 maggio scorso è iniziato il processo a rito abbreviato per Traini, durante il quale l’accusa chiese 12 anni di reclusione.  Lo scorso ottobre, la richiesta dell’accusa fu accolta, e Traini venne condannato per tentata strage, porto abusivo d’armi e danneggiamenti con l’aggravante dell’odio razziale. In quell’occasione si discusse molto sulla lettura in aula della sua dichiarazione di scuse, nella quale affermava di aver compreso il suo errore.  La difesa tentò quindi di alleggerire la condanna chiedendo i domiciliari per Traini, ma ieri quella richiesta è stata respinta.

Tale richiesta è stata ritenuta inammissibile per un difetto di notifica a una delle parti offese, e i giudici si sono espressi sul potenziale pericolo rappresentato da Traini qualora fosse libero di muoversi al di fuori del carcere.  L’autore del raid di Macerata resta quindi in carcere, assieme ai detenuti comuni, di modo che, almeno per i prossimi dodici anni, non rappresenti un pericolo.

Non resta che augurarsi che Traini abbia davvero compreso la follia del suo gesto e che né lui né altri decidano di ripeterlo.

Francesco Cambilargiu

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