Luca Traini, messaggio dal carcere ad un anno dall’omicidio di Pamela

Ad un anno dalla morte di Pamela Mastropietro, la giovane uccisa e fatta a pezzi a Macerata, Luca “Il Lupo” Traini, autore di un raid punitivo contro alcuni extracomunitari scelti a caso, le manda un messaggio dal carcere.

Dalla cella del carcere di Montacuto, in cui è rinchiuso per strage aggravata dall’odio razziale, Luca Traini, autore del raid xenofobo a Macerata, ha voluto rivolgere un pensiero a Pamela Mastropietro.

Il lupo, Traini Luca, vuole che in questo giorno di lutto ognuno ripensi a Pamela che poteva essere una figlia, sorella, una qualsiasi ragazza normale con delle fragilità! Caduta nelle mani di mostri senza scrupoli… Ricordare perché non accada più. Grazie fratello Mio.

È l’estratto di una lettera indirizzata al fratello, che Traini ha voluto arrivasse ai media.

Il 3 febbraio del 2018, il ventottenne di Tolentino, estremista di destra e con un passato da candidato con la Lega Nord, decise di vendicare la giovane. Impugnò una pistola e si mise in macchina. Il piano iniziale prevedeva di raggiungere il tribunale ed uccidere Innocent Oseghale, principale indagato per l’omicidio della ragazza. Poi, invece, preferì girare per le strade maceratesi e sparare a tutte le persone di colore che incontrava. In un paio d’ore, ha aperto il fuoco contro 11 persone. 6 persone furono raggiunti dai suoi colpi e rimasero ferite. Infine, si è consegnato alle forze dell’ordine. Dopo aver indossato un tricolore come un mantello e aver fatto il saluto romano. Luca Traini è stato condannato in primo grado a 12 anni. Il suo legale ha reso noto che nei prossimi giorni chiederà la scarcerazione e gli arresti domiciliari. <<Ritengo non ci sia più la pericolosità sociale o che comunque sia molto scemata>> ha affermato l’avvocato.

Pamela Mastropietro morì esattamente un anno fa. Era una ragazza di 18 anni, che aveva fatto il corso per diventare estetista, ma pare volesse riprendere gli studi. Era originaria di Roma, ma in quei giorni era ospite della Comunità Pars a Corridonia, in provincia di Macerata. Pamela aveva problemi con la droga. Il giorno prima aveva lasciato di sua iniziativa il centro di recupero, intenzionata a tornare a casa. Ma si fermò a Macerata.

I suoi resti dilaniati furono trovati il giorno successivo, nelle campagne della frazione Casette Verdini, nel territorio di Pollenza. Il suo corpo, lavato e fatto a pezzi, è stato messo nelle stesse valigie che la giovane aveva con sé. I due trolley furono scaricati lungo il ciglio della strada. Per l’omicidio e lo scempio commesso, è stato arrestato Innocent Oseghale, nigeriano di 29 anni. Secondo le accuse, Pamela gli si è avvicinata per chiedergli una dose. Dopo essersela procurata, l’ha condotta nel suo appartamento, dove la giovane ha assunto eroina. A questo punto Oseghale avrebbe approfittato di lei, prima di ucciderla e sezionare il suo corpo. Infine ha lavato con la candeggina sia i resti della ragazza, che il suo appartamento. Tuttavia si è lasciato dietro moltissime tracce che, insieme agli avvistamenti dei maceratesi, hanno condotto gli inquirenti a bussare alla sua porta.

Ha suscitato scalpore, oggi, la decisione del sindaco Carancini di non organizzare nessuna commemorazione. In queste ore stanno montando le polemiche e da più parti sono piovute critiche contro questa scelta. Il primo cittadino l’ha motivata, affermando di non voler correre il rischio di <<criminalizzare>> gli immigrati. Molti però hanno protestato contro questo eccesso di politicamente corretto. Fra essi, i famigliari di Pamela che hanno reso noto che avrebbero apprezzato almeno un minuto di silenzio, in ricordo della vittima.

Antonio Villella

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