Sos luce blu: quando farsi i selfie rende più vecchi

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che gli schermi dei device tecnologici possono creare danni alla pelle, esattamente come il Sole

La Luce Visibile ad Alta Energia fa parte dello spettro solare, ma “accende” anche gli schermi dei nostri pc e smartphone. Ha un’intensità maggiore di quella presente in natura e per questo crea più danni del Sole. I “sintomi” di una vecchiaia prematura possono essere: perdita di elasticità e comparsa di macchie cutanee. La luce blu ha anche altri effetti collaterali, che non riguardano la pelle

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Ormai è tempo d’estate, di vacanze, di sole e tintarella. L’abbronzatura continua a essere di moda, a volte a discapito della nostra salute. Creme e filtri solari sono la prima arma per prevenire i tumori della pelle ma anche il suo precoce invecchiamento. Ma il sole non è l’acerrimo “nemico” dell’uomo. Avete mai sentito parlare della luce blu?

La Luce Visibile ad Alta Energia, altrimenti detta HEV (High Energy Visible), fa parte dello spettro solare (corrisponde alla banda blu/viola), ma “accende” anche gli schermi dei nostri pc e smartphone, creando danni ben maggiori. Rispetto a quella naturale, la luce blu degli apparecchi tecnologici ha un’intensità fino a mille volte più elevata, anche perché rispetto al Sole la sorgente è molto più vicina al volto.

Il calore quindi fa “sciogliere” la nostra pelle, non come se fosse un ghiacciolo ma con il tempo, provocando un graduale e lento cedimento dei tessuti e quindi la comparsa delle rughe.




Com’è fatta la luce del Sole?

Precisamente lo spettro solare è composto da una parte invisibile, raggi Uv e infrarossi, e una visibile. La banda blu/viola rilevabile a occhio nudo corrisponde proprio alla luce HEV.

La luce blu fa parte della parte visibile dello spettro solare
Spettro solare: la banda blu/viola corrisponde alla luce HEV

In natura, la luce visibile ha una lunghezza d’onda compresa fra 400 e 760 nanometri, nel cui spettro è compresa la luce HEV con una lunghezza d’onda fra 400 e 500. I raggi UV, divisi in UVA e UVB, hanno onde più piccole (comprese fra 290 e 400 nanometri), ma sono nettamente più pericolosi.

Mentre gli UVB sono responsabili della tintarella, ma anche delle bruciature, gli UVA e gli HEV penetrano più in profondità nella pelle, fino al derma, provocando il fotoinvecchiamento e l’iperpigmentazione.

Non per questo il Sole va demonizzato, ha tantissime qualità: tra i tanti effetti positivi sintetizza la Vitamina D, fondamentale per la salute delle ossa, e aumenta i livelli di serotonina, migliorando il nostro umore. Ma bisogna esporsi ai suoi raggi con raziocinio.



Cosa fa precisamente la Luce blu?

I raggi HEV producono i radicali liberi, entità molecolari che causano stress ossidativo: in pratica fanno produrre alle cellule cutanee degli enzimi in grado di rompere il collagene e l’elastina della pelle. La sovraesposizione a cui siamo soggetti a causa della tecnologia può accelerare quindi un processo naturale, provocando la comparsa prematura delle rughe.

Tra le altre “controindicazioni” della luce blu c’è la comparsa di macchie cutanee, lentiggini e melasmi (accumuli di melanina che rendono un’area della pelle più scura), l’alterazione degli equilibri sonno-veglia e la sindrome da occhio asciutto.

Meno selfie, giovinezza più lunga

Proprio uno di questi sintomi ha condotto nel 2016 la blogger londinese Mehreen Baig, all’epoca 26enne, da un dermatologo: aveva notato la comparsa di piccole lentiggini e pori più grandi sul suo bel viso. Il dottor Simon Zokaie ha incolpato degli sfoghi cutanei l’inquinamento, l’esposizione scorretta al Sole ma soprattutto la luce blu del suo cellulare.

L’influencer era solita scattarsi oltre 50 selfie al giorno per aggiornare il suo account Instagram, e la vicinanza continua dello smartphone al volto rischiava di farla “invecchiare” prima del tempo.

 

 

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In assoluto l’autoscatto è uno dei gesti più “insidiosi”, considerando la passione per i social scoppiata negli ultimi anni, tanto da essere considerato “il male del 21esimo secolo”. In media ciascuno possiede quattro device tecnologici, e trascorre almeno sei ore al giorno davanti a uno schermo.



Come proteggersi dalla luce blu quindi?

Non esistono attualmente delle vere e proprie cure, ma piuttosto degli accorgimenti: innanzitutto sarebbe utile ridurre il numero di selfie, o comunque allontanare il più possibile gli schermi dal volto. Per chi è social-dipendente è consigliabile usare un selfie stick, staccare spesso gli occhi dal monitor e usare un filtro solare che protegga sia dai raggi UV che dagli HEV. Attualmente i dispositivi moderni consentono anche d’impostare la luminosità in modalità “notturna” o di applicare un filtro per la luce blu, che darà allo schermo del vostro smartphone un aspetto più giallino.

Oltre a questo è utile arricchire la dieta con frutta, verdura e sostanze antiossidanti per contrastare la perdita di collagene ed elastina.

Una canzone del 2017 definiva questa generazione “l’esercito del selfie. Di chi si abbronza con l’iPhone”. Ora è più facile capirne il significato profondo. Ma per renderci belli non basta un filtro su Instagram, è necessario volersi più bene.

Marina Lanzone

 

 

 

 

 

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