Lucia Borgonzoni, Identikit Di Un Candidato Usa E Getta

Ovvero quando il candidato retrocede a spalla dell'uomo forte in ascesa

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Lucia Borgonzoni chi? La battuta diventata virale in questa appassionata (quanto interminabile) campagna elettorale per lo scranno emiliano, oltre a certificare l’assoluta identificazione dell’elettorato leghista con il suo capo politico Matteo Salvini, ha dato nuova linfa alla figura del candidato usa e getta.

 

CANDIDATI O CONTROFIGURE?

La variegata storia politica nostrana ci ha abituato a colpi di scena d’ogni tipo, a ribaltoni, rimonte e cadute memorabili così come ad ascese impronosticabili.

Correvano gli anni settanta quando, per la prima volta in Italia, la politica ha tentato la carta dei personaggi dello spettacolo per raccattare voti. Idea elementare che, con alterne fortune, ha visto comparire nelle liste delle forze politiche di allora volti noti della televisione e delle copertine. Tentò la scalata, senza successo, Renato Pozzetto che nel 1979 figurava tra i candidati per un posto in Parlamento tra le fila dei Repubblicani. Sfiorò il seggio in Parlamento anche Tinto Brass, radicale tra i Radicali, mentre Claudio Villa, sedotto dall’allora segretario del Psi Bettino Craxi, seguì il richiamo della Musa e diede forfait preferendo andare in tour con le sue canzoni.

Una pratica mai abbandonata anche nei decenni successivi, giunta al culmine nel “ventennio” berlusconiano, dove, tra soubrette, attori e attrici, vip o pseudo tali, era dura stare al passo e ricordarli tutti.

Emblematico il caso di Mara Carfagna, modella e presentatrice televisiva e attuale vicepresidente della Camera, che a fianco dell’allora premier Silvio Berlusconi ricoprì la carica di Ministro per le Pari Opportunità dal 2008 al 2011.

A prescindere da quale fosse il campo in cui si distinguevano, tutti questi candidati vip erano accomunati proprio dal loro essere famosi e riconoscibili. La fama è un megafono, un amplificatore che consente la diffusione di un messaggio, sia esso politico o pubblicitario. Il particolare rapporto di fiducia che si instaura tra pubblico e commediante è infatti diretto, non filtrato. Spesso un volto noto, anche se fuori contesto, può essere più incisivo del più preparato fra gli sconosciuti. In questo caso il candidato è controfigura di sé, presta il suo volto e la sua immagine alla causa. Non è tanto ciò che dice quanto il fatto che sia lui a dirlo.

 

LA SCELTA DI LUCIA

Ma cosa succede quando la situazione è ribaltata? Nel caso dell’Emilia Romagna la coalizione di centrodestra, non senza qualche scaramuccia interna, ha optato per la tinta unita: candidata leghista e campagna elettorale completamente in mano al Carroccio e alla sua “bestia” mediatica. Una scelta, col senno di poi, forse avventata e addirittura controproducente (basti pensare che Lucia Borgonzoni ha preso meno voti della sua coalizione).

Se a questo si aggiunge il progressivo oscuramento della candidata alla presidenza della regione da parte del leader Matteo Salvini, che ha via via preso possesso (e residenza) delle piazze emiliano romagnole e ridotto a comparsa Lucia Borgonzoni, il paradosso è bello che servito. L’uomo forte, sondaggi alla mano (Censis 2019), è il sogno proibito di un italiano su due. Il messia sceso dal cielo, colui che tutto può. E allora bando a volti noti, sorrisi e canzoni. Anzi, più è anonimo, sottile, trasparente il profilo del candidato, più sarà facile nasconderlo e limitarlo alla pantomima del suo ruolo per far emergere l’uomo solo al comando.

Con la spregiudicata campagna elettorale culminata con la riconferma di Stefano Bonaccini quale presidente dell’Emilia Romagna, Lucia Borgonzoni è uscita svilita e forse un po’ umiliata da un confronto che è stato tale solo nel computo delle schede elettorali.

E ora, a conferma della sua subalternità, della sua quasi totale estraneità al progetto emiliano romagnolo, la voce secondo cui la candidata bolognese, causa incompatibilità tra le cariche, starebbe scaricando il Consiglio Regionale dove è appena stata eletta in favore di quell’antro dorato che è il Senato. Questo nonostante le promesse, in caso di sconfitta, di presentarsi sin dalla prima seduta come capogruppo dell’opposizione col compito di suonare la carica e “liberare  la regione”. Chissà se a convincerla sarà, ancora una volta, il richiamo del “Capitano”, che la vorrebbe al suo fianco a Roma o se il compenso quasi tre volte superiore elargito dal Senato giocherà un qualche ruolo.

Di sicuro, con la sua performance, Lucia Borgonzoni si è fatta testimonial a imperitura memoria del ruolo del candidato usa e getta, magra consolazione per chi si appresta a rimpolpare le polverose schiere dei candidati smarriti o dimenticati…

 

Alessandro Leproux

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