Luigi Di Maio & Co. a Tunisi come la nonna

L’Italia si è presentata a Tunisi accompagnata dall’Europa.
Una visita cortese ma severa.
Come quelle di mia nonna.
M’accarezzava la testa, mi ammoniva a comportarmi bene e mi dava la paghetta che, per me, era il momento più interessante della sua visita.
Luigi Di Maio & Co. sono come la nonna.
Ha ribadito alla Tunisia che deve metterci più impegno nel fermare gli scafisti, che quelli che arrivano torneranno indietro, che noi vogliamo bene ai figli dei gelsomini ma a patto che loro si comportino da Persone Responsabili.
Poi ha dato la paghetta di 11 milioni d’euro.
Sinceramente, di più non si può fare, la palla è nella metà campo tunisina e sta a loro giocarla al meglio.
Spetta a loro controllare le frontiere, spetta a loro evitare le fughe.
La nonna-Di Maio si è presentata con la zia Europa per dar vigore alla presenza e rafforzare i consigli.
Un modo come un altro per ribadire ai nipotini tunisini che o mettono la testa a posto o saranno guai.
E come abbiamo fatto noi, nipotini di allora, per un po’ faranno i bravi e si impegneranno, per poi cedere alla solita routine.
Ci vuole pazienza, sono ragazzi.
Tra i consigli della nonna – Luigi Di Maio & Co., c’è stato infilato pure quel “Grande Patto per la Gioventù Tunisina” di cui non si è capito un accidente.
Cos’è, chi lo ha scritto e chi lo ha firmato ?
E’ il contrasto all’immigrazione clandestina ?
E’ il riportare indietro i ragazzi che scappano ?
E’ metterli in galera una volta ripresi ?
La nonna non ha specificato.
Ritengo che per contrastare la fuga, bisogna eliminare le ragioni della stessa.
Lo so, è la teoria dell’acqua calda.
Reprimere non è la soluzione, argina il problema certamente, ma non toglie il desiderio di fuggire.
Il Grande Patto dovrebbe incentivare l’occupazione giovanile che è disoccupata al 50%, dovrebbe favorire la nascita di piccole imprese, dovrebbe rendere fertili regioni che vivono nella siccità del precariato, dovrebbe intervenire nei settori in crisi come l’Agricoltura e la Pesca, dare una mano al Mercato Interno togliendo tasse e balzelli per le giovani imprese, consentire il libero cambio dei prodotti.
Vi ricordate di Mohamed il ragazzo che dandosi fuoco innesco’ la Rivoluzione dei Gelsomini ?
Era stato arrestato perché vendeva per strada delle mele senza permesso.
La Polizia distrusse il suo banchetto ed il suo piccolo, misero capitale.
Lui si uccise per la disperazione.
Ed un mondo di giovani disperati scese in piazza ribellandosi.
E’ cambiato qualcosa da quel 2011 ?
No, non è cambiato assolutamente nulla.
Quindi cara nonna, era meglio dare la metà della paghetta per comprare benzina da mettere sulle motovedette, e l’altra metà per incentivare il piccolo commercio.
Stiamo parlando di 11 milioni, cioè di niente per un bilancio dello Stato.
Ma fermare le barche non è la soluzione.
Riportare indietro chi fugge, non è la soluzione,
Mettere in galera chi scappa non è la soluzione.
Ci sarà sempre una barca, un fuggitivo, un disperato.
E ci saranno sempre nonne convinte che la paghetta faccia diventar bravi i nipotini.

Claudio Khaled Ser

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