L’umanoide Sophia entra nella storia come primo robot artista

L’umanoide Sophia  ha segnato la storia dell’intelligenza artificiale, ascrivendosi nella categoria degli artisti e collaborando con un collega umano.


Un progetto nato da una collaborazione di Hanson Robotics e SingularityNET, i cui protagonisti sono Bonaceto e Sophia. Andrea Bonaceto è il visual artist pisano che realizzerà opere d’arte a quattro mani con uno dei più avanzati robot al mondo. I loro quadri digitali sono in vendita su Nifty Gateway: il principale mercato d’arte NFT a partire dal 23 marzo. Il progetto ha come fine l’unione tra uomo e robot, colmando le mancanze di ciascuno. Un’AI infatti, non è in grado di comprendere la componente metafisica ed esistenziale, o l’importanza della morte. A differenza dell’uomo però, è capace di partire da un’idea iniziale  completando  un progetto senza le distrazioni, le restrizioni e i limiti del pensiero umano.

L’umanoide Sophia e la sua vicinanza all’uomo





Sophia è un’androide sociale sviluppato dalla compagnia hongkonghese Hanson Robotics Limited, in vita dal 2015. È supportata dal meccanismo tecno-fiduciario della blockchain, diffuso tra chi può e vuole contribuire con i propri algoritmi. Per questo è stata definita “moralmente indipendente” dal controllo di compagnie come quelle legate alla Silicon Valley o ad eserciti governativi. Il background di informazioni acquisito le permette di rispondere a domande o interviste, reagire e rielaborare le immagini sulla base di un algoritmo open source molto avanzato. Ciò ha permesso al robot di descrivere così il suo contributo artistico:
“anche se sono un robot sento che gli esseri umani hanno bisogno di amore e compassione e le semplici opere d’arte sono un modo semplice per far arrivare questo messaggio alle persone, ovunque. Sono molto felice di fare la storia integrandomi come artista nel mondo, come Entità Biologicamente Indipendente”.

Il primo robot cittadino di uno Stato




Sophia è in grado di riprodurre 80 espressioni facciali corrispondenti ad emozioni umane. Il suo volto iper realistico è stato modellato sulle sembianze dell’attrice Audrey Hepburn, simbolo di delicatezza e femminilità. Esiste una versione mini di Sophia che svolge il ruolo di insegnante per spiegare ai bambini i rudimenti dell’intelligenza artificiale. La sua funzione sociale è stata premiata dall’Arabia Saudita, che ponendola alla stregua dell’essere umano le ha regalato la cittadinanza nel 2017. David Hanson, che ha lavorato allo scheletro robotico di Sophia, ha definito la stessa umanoide un’opera d’arte. Ancor più strabiliante è la rapidissima capacità di Sophia di apprendere e rispondere positivamente ad azioni che rientrano nel  campo della sensibilità, come l’arte. Questo progetto ha aperto alla robotica le porte del futuro, lanciando nuovi quesiti sempre più intrecciati all’etica.

Elena Marullo

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