Quando è l’uomo ad essere trasformato in oggetto sessuale

Il brand olandese Suistudio ha deciso di sovvertire una secolare tendenza della moda: non è più la donna ad essere presentato come oggetto sessuale bensì l’uomo. Le foto per la nuova collezione donna mostrano, infatti, un uomo nudo che posa vicino alle modelle, senza mai interagire con loro.

Ovviamente la campagna ha generato già numerose polemiche visto il contenuto abbastanza provocatorio e il proseguo di una riduzione a mero oggetto dell’essere umano, nonostante il soggetto stavolta sia l’uomo.




#NOTDRESSINGMEN è sicuramente una campagna che punta sulla riduzione dell’uomo ad oggetto sessuale e verrà ricordata per molto tempo: si tratta della prima pubblicità a rappresentare un uomo nudo, quasi un fantoccio e privo di qualsiasi ruolo degno di interesse.

In opposizione vi sono le modelle che assumono un ruolo di primo piano visto che sono le uniche ad indossare gli abiti della collezioni. E che vestiti: giacca e pantalone dal taglio maschile. Tanto per evidenziare, ancora una volta, l’inversione dei ruoli.

L’unico tocco femminile è rappresentato dalle scarpe, ovvero tacchi a spillo, e dai gioielli abbastanza appariscenti.




Fokke de Jong, il Ceo del brand, in merito alla nuova collezione ha dichiarato: “Ci è stato chiesto costantemente di realizzare una collezione da donna. L’obiettivo del nostro marchio è fornire alta qualità mantenendo prezzi ragionevoli. Dopo anni di preparazione pensiamo di esserci riusciti. Un risultato perfetto che le nostre clienti non vedono l’ora di indossare”.

Riguardo la campagna “provocatoria”, la vicepresidente di Suistudio USA Kristina Barricelli ha chiarito l’obiettivo delle foto e quindi della collezione: “La nuova linea presenta una donna forte, sicura e orgogliosa di sé, interessante, libera di fare ciò che vuole e che ha anche un uomo nudo nel suo appartamento”.




Sicuramente si tratta di un’ottima strategia per aumentare l’attenzione sulla nuova campagna. Un po’ meno utile se si vuole aumentare o sostenere l’emancipazione femminile. Per quella ci vogliono politiche, impegno civile e un’apertura maggiore nel mondo del lavoro.

Dorotea Di Grazia

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