L’uomo nero degli arbitri italiani: la storia di Claudio Gavillucci

Gli arbitri non possono parlare, io ho deciso di farlo.
Come veniamo giudicati in campo, e da chi? Cosa succede all’interno della categoria arbitrale quando vengono commessi errori che possono condizionare il risultato di una partita?

L’uomo Nero – Chiarelettere editore.

 

 L’arbitro Claudio Gavillucci è una delle figure più controverse nella storia del calcio italiano. Col suo primo libro, “L’uomo nero”, edito da Chierelettere editore, Gavillucci racconta al mondo la sua verità su una vicenda clamorosa, quanto mai paradossale.

Era il 13 maggio 2018. Gavillucci decide d’interrompere la partita Sampdoria – Napoli.
I “blucerchiati” sentivano tutto il peso di un sogno, quello dell’Europa League; i “biancazzurri”, dopo un campionato martellante, dovevano sperare in un miracolo per strappare lo scudetto alla Juventus. Era una partita carica di tensioni, di aspettative, di desideri per entrambe le squadre.

Tuttavia, i tifosi della Sampdoria esagerano, passano il limite con insulti e cori razzisti ai danni del giocatore della squadra partenopea, Kalidou Koulibaly. A quel punto, Gavillucci compie l’unica azione umanamente comprensibile: sospende la partita, cambiando le sorti del gioco. La stampa, per settimane, elogia l’arbitro per la sua tempra, ma l’AIA (Associazione Italiana Arbitri) decide di sospenderlo per tutta la stagione. La domanda di rito sorge spontanea. Come mai l’AIA, e in seguito il CONI, decidono di sospendere Gavillucci dal servizio per una scelta moralmente e legalmente giustificabile? 



Per anni le forze dell’ordine e le istituzioni pubbliche hanno tentato di limitare e perseguire gli scoppi di violenza negli stadi. Atteggiamenti intolleranti e discriminatori dei tifosi sono stati inclusi nel novero delle azioni penalmente perseguibili. In un mondo in cui lo sport è sempre più legato alle logiche dello show business, permettere impunemente manifestazioni così marcatamente razziste, alla mercé di milioni di spettatori, avrebbe potuto trasmettere un messaggio del tutto equivocabile. Eppure, con tre lapidarie parole “motivate valutazioni tecniche”, l’AIA mette fine alla carriera di Gavillucci.

Con “L‘uomo nero”, lo scomodo arbitro italiano descrive con minuzia di particolari, non soltanto le azioni legali intraprese per difendere la sua reputazione e la sua professionalità, ma sopratutto il desiderio di tenere alti i veri valori dello sport: la correttezza, la trasparenza, l’onestà e il rispetto e la lotta a ogni discriminazione.  

Più si legge il libro, pagina dopo pagina, più si percepisce il peso pregnante di una professione troppo poco considerata, quella dell’arbitro, ma con un peso determinante nelle sorti del campionato e nell’economia sportiva nazionale. Sospendendo la partita, Gavillucci ha influito più di quanto CONI e AIA s’aspettassero. Dietro una singola partita si celano troppi misteri, retroscena che i tifosi non potrebbero immaginare nemmeno nelle loro più rosee aspettative. Leggere la storia dalle parole di Gavillucci ha tutto un altro sapore, un altro spessore. Passano tra le pagine nomi di dirigenti sportivi, addetti ai lavori, poco conosciuti al pubblico, ma ben inseriti nell’oliato meccanismo sportivo.

Con lucidità, chiarezza e a volte sarcasmo, Gavillucci racconta una verità scomoda e disarmante. Mette in mostra come lo sport sia diventato un universo a sé stante, a volte marcio, a volte corrotto. Pone interrogativi su cui pochi riflettono, sopratutto sulla professionalità e le mansioni degli arbitri italiani. Il suo racconto, così attanagliante, conduce il lettore per stanze segrete, in un fortino di dubbi e d’incertezze, nel desiderio svelato di riportare un po’ di trasparenza e di verità, per la speranza che prima o poi la legge sarà uguale per tutti.

Antonia Galise

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