Introspezione ed ermetismo: la poetica di Mario Luzi

Luzi, una produzione poetica lunga una vita

Fonte: pixnio.com
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A nessun amante della poesia sfuggirà il nome di Mario Luzi, figura centrale dell’Ermetismo italiano.




Nominato, solo pochi mesi prima della sua morte (avvenuta nel 2005), senatore a vita della Repubblica italiana, Luzi ha segnato il Novecento con la sua opera estesa ed assolutamente personale– pur se inquadrabile nella corrente ermetica, quantomeno per quanto riguarda le sue prime pubblicazioni.

A differenza di molti altri grandi artisti, Mario Luzi ebbe la fortuna di venire sin da subito riconosciuto come un grande poeta, complice forse anche il vivace ambiente letterario fiorentino in cui si trovò negli anni universitari- nel capoluogo toscano, infatti, strinse amicizia con importanti esponenti della cultura ermetica (tra cui Carlo Bo, Leone Traverso, Pietro Bigongiari) e col critico Oreste Macrì; qui, inoltre, iniziò presto a collaborare con riviste avanguardiste, quali Il Frontespizio, Paragone e Letteratura.

I critici suddividono in tre fasi la sua opera: una prima, nella quale la difficile interpretabilità delle sue opere lo fa rientrare a pieno titolo nella corrente ermetica (in essa, annoveriamo le raccolte La barca, Avvento notturno, Quaderno gotico ed Un brindisi); una seconda, in cui la nuova realtà cittadina, frenetica e lontana dalla natura, genera in Luzi inquietudine ed una straziante ricerca della vera identità (sono di questo periodo Primizie nel deserto, Onore del vero e l’importantissima Nel magma, opera che segna l’intera produzione poetica nazionale del Novecento); infine, una terza, nella quale il poeta vince il Premio Viareggio (1978) e incentra la sua produzione lirica sul ricordo e sull’accostamento tra esotico e quotidianità (appartiene a questa fase Per il battesimo dei nostri frammenti).

La sua passione per la letteratura, però, spinse Luzi ad occuparsi anche di altri generi, in particolare del teatro (con una gran mole di testi, da Pietra Oscura, passando per Ceneri e ardori, fino ad arrivare a Il fiore del dolore) e di saggistica (ricordiamo in merito, tra gli altri, L’idea simbolista, Vicissitudine e formaDante e Leopardi, o Della modernità).

Sulla base di tutto questo, limitarsi ad bollare Luzi come “ermetico“, alla luce della vastità della sua produzione- lirica e non- appare estremamente riduttivo. L’opera di Luzi è tanto più di questo: è osservazione della realtà, pensiero, umanità, nostalgia, introspezione ed ancora tanto altro:

La notte lava la mente. 

 

Poco dopo si è qui come sai bene,

file d’anime lungo la cornice,

chi pronto al balzo, chi quasi in catene. 

 

Qualcuno sulla pagina del mare

traccia un segno di vita, figge un punto.

Raramente qualche gabbiano appare”.




Infatti, la sua poesia coincide tanto con la sua profonda essenza che risulta tanto difficile etichettarlo come difficile è dare una precisa definizione di un essere umano, data la molteplicità di sentimenti, parole, pensieri ed emozioni che compongono ciascuno di noi.

Impegnato anche in politica (si batté a lungo contro la Prima Guerra del Golfo e fu vicino all’Ulivo nelle elezioni del 1996), Luzi fu sempre molto amato per la sua umiltà e per la sua apertura al dialogo.

Dopo la sua morte, gli furono dedicate varie commemorazioni, nonché il Centro Studi Mario Luzi “La Barca” e la Fondazione Mario Luzi; va ricordata, poi, l’Associazione Mendrisio- Mario Luzi Poesia del Mondo, che ha digitalizzato gran parte delle opere del poeta, rendendole fruibili online.

Del resto, l’unico modo per comprendere davvero Luzi è affidarsi ai suoi versi, cogliere la sua autenticità di uomo– specie una volta abbandonati i formalismi del primo periodo:

L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre quest’attimo”.

(Aprile- Amore, in Primizie del Deserto, 1952)




Giustamente, dunque, scrisse di lui Stefano Verdino: “Non esiste un poeta di così lungo corso e sempre in ascolto come è Mario Luzi, il cui itinerario poetico non ha mai comportato una pigra amministrazione delle proprie ricchezze, ma si è sempre prodigalmente speso (…) in diverse avventure dell’immaginazione con un esito di molteplicità che non ha eguali nel nostro secolo“.

Lidia Fontanella

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