La solitudine del M5S in Europa

Abbandonati da Farage praticamente non più in gara, hanno bussato a diverse porte, ma niente da fare

Dura la vita per il M5S in Europa. Ieri sono scaduti i termini per la formazione dei gruppi. Gli ex alleati non sono entrati in Parlamento o hanno preferito nuove compagnie. I liberali, popolari e socialisti hanno Verdi hanno detto “No, grazie”. E anche Fratelli d’Italia ha posto il veto all’ingresso nel loro gruppo.

m5s in Europa
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Abbandonati da Farage, che praticamente non parteciperà ai lavori, i Cinque Stelle hanno bussato a diverse porte, ma sono tutte rimaste chiuse. Il M5S in Europa sembra isolato: è forse lo specchio del ruolo dell’Italia nell’UE?

Martedì 25 giugno sono scaduti i termini per avviare i negoziati interni ai gruppi del Parlamento Europeo e per suddividersi le cariche. Alcune spartizioni erano già chiare prima delle elezioni, mentre altre erano maggiormente in bilico, ma si sono assestate negli ultimi giorni. La situazione sembra particolarmente complicata per il M5S in Europa, che non ha trovato nessun alleato. Gli equilibri sono stati definiti in vista della prima assemblea plenaria del prossimo 2 luglio che, dopo le elezioni dello scorso maggio, avvierà i lavori della quattordicesima legislatura.

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Cosa significa non appartenere a un gruppo in Parlamento?

Nel Parlamento Europeo ciascun gruppo politico è formato da almeno 25 parlamentari eletti in almeno sette stati. E’ fisiologico l’esubero perenne di una dozzina di parlamentari che, per scelta, rimangono fra i liberi, cioè i non iscritti a nessun gruppo. L’appartenenza formale a un gruppo è però l’unico sistema per un partito politico di contare qualcosa, sia che si trovi alla maggioranza, sia che si trovi all’opposizione. Questo status consente di accedere ai fondi previsti per la gestione di un ufficio e la collaborazione con professionisti che supportino il partito nella stesura delle leggi. Oltre a queste logiche amministrative e funzionali, c’è poi la questione politica della spartizione degli incarichi. In Europa esistono infatti 14 vicepresidenze, assegnate infatti durante la prima assemblea plenaria.

I parlamentari pentastellati sono 14. In Europa sono collocati all’opposizione e probabilmente, senza un gruppo, saranno quindi tagliati fuori da qualsiasi ruolo operativo all’interno del panorama europeo. Si tratta di un dato importante, se paragonato alla situazione interna. Nonostante le apparenti modifiche agli assetti interni dopo il 26 maggio, il Movimento 5 Stelle è ancora formalmente il socio di maggioranza del governo italiano. Eppure, nonostante la loro forza interna, non sono riusciti a trovare negli altri Stati alleati che volessero condividere la battaglia in Ue. Hanno per assurdo avuto vita più semplice partiti ben più piccoli, ben lontani dai Governi dei loro Stati. Cerchiamo quindi di capire perché nessuno in Europa abbia aperto la porta ai Cinque Stelle.

Perché non si sono alleati con i vecchi amici della legislatura precedente?





Non inventarsi nulla di nuovo e riproporre l’alleanza della scorsa legislatura sarebbe la strada più semplice, ma è una strada impraticabile. In primis, perché i vecchi amici dello UKIP di Nigel Farage, oggi confluiti nel Brexit Party, non parteciperanno ai lavori del Parlamento, visto che l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’UE è ora programmata per il 31 ottobre 2019.

Beh, ma i Cinque Stelle non erano alleati solo con Farage. No, vero. Ma il secondo ex alleato del M5S era il partito di destra radicale AfD, che però ha ceduto al corteggiamento di Matteo Salvini e Marine Le Pen. Altri vecchie conoscenze  europee dei pentastellati sono invece rimaste fuori dal Parlamento Europeo: è il caso dei lituani di Ordine e Giustizia, del partito polacco di Korwin e dei Liberi Cittadini della Repubblica Ceca. Unici superstiti gli Svedesi democratici, che hanno però abbandonato l’alleanza stellata a favore dell’euroscetticismo di ECR.

A onor del vero, il M5S aveva avviato una serie di trattative con piccoli partiti dell’area populista, ma nemmeno questi sono riusciti a entrare in Europa. Unica eccezione per il partito anti-casta ZIVI ZID croato, che ha però ottenuto solo un seggio.

Perché non si sono alleati con gli euroscettici?

El Diario, quotidiano spagnolo, ha scritto in questi giorni che alcuni membri non specificati del Movimento 5 Stelle avrebbero chiesto di poter fare ingresso nel gruppo GUE/NGL, la sinistra radicale e anti-capitalista in cui trovano una casa in Ue anche Podemos e la Sinistra tedesca. Il gruppo avrebbe però rispedito la richiesta al mittente: gli ingressi devono essere votati all’unanimità e molti degli appartenenti a GUE/NGL si sono opposti a sedere con il M5S in Europa, a causa del pesante fardello dell’alleanza interna con Salvini.

Il pellegrinaggio pentastellato si è questo punto rivolto ai Conservatori e Riformisti Europei di ECR, già punto di approdo degli ex alleati svedesi. ECR è però la casa anche di Fratelli d’Italia che, tramite l’europarlamentare Carlo Fidenza, ha affermato di aver posto un veto all’ingresso dei Cinque Stelle nel gruppo, parlando di un'”incompatibilità di fondo non superabile”.

E gli amici della Lega?





Il M5S in Europa dice di essere molto lontano dalla Lega di Salvini. Lo ha ribadito qualche giorno fa Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente uscente del Parlamento Europeo. L’europarlamentare, appena rieletto, ha affermato infatti che i Cinque Stelle sono sempre andati in Europa con l’intenzione di “riparare” gli errori commessi in questi anni, con particolare riferimento alle politiche di austerity di questi anni. La linea della Lega è stata definita dallo stesso Castaldo come distante. Probabilmente anche alla luce delle priorità di quest’ultima relative al ripensamento del riparto di competenze tra gli Stati e le istituzioni Ue.

Avrebbero potuto allearsi con i Verdi

Sì, effettivamente la sensibilità ambientalista del M5S in Europa avrebbe trovato nei Verdi dei validi alleati. Se non fosse che al capogruppo Philippe Lamberts non piacciano i legami con la società di consulenza di Davide Casaleggio, che non ha esitato a definire il M5S “un’autocrazia”.

Beh, ci sarebbero comunque i liberali

No, si tratta di un’alleanza impossibile. Ci avevano provato qualche anno fa, ma il progetto politico non aveva avuto seguito. Oggi la strada sarebbe ancora più impervia, visto che il gruppo è sotto il controllo di En Marche, il partito che fa capo direttamente al presidente francese Macron,

E i popolari? E i socialisti?

Niente da fare. Non è recente l’opinione negativa di queste due fazioni, che si sentono molto lontane dalle tematiche e dal modo di fare politica dei M5S in Europa.

Sarebbe così difficile formare un gruppo da zero?

Sì. I potenziali alleati rimanenti sono singoli parlamentari praticamente ininfluenti o gruppi non proprio semplici da scegliere come compagni di viaggio in Europa. Tra questi vi sono infatti Alba Dorata, gruppo neofascista greco, gli altri neofascisti slovacchi di Kotleba e alcuni indipendentisti spagnoli.

Sedotti e abbandonati

A questo punto agli esponenti del M5S in Europa non resta che accodarsi, consapevoli di non poter fare la differenza in Europa, se le cose dovessero rimanere in questi termini. Tecnicamente sarebbe possibile entrare in un gruppo politico in qualsiasi momento. Il momento iniziale è però quello in cui è più facile trovare alleanze, perché si stabiliscono cariche e priorità, sulla base dei 25 membri minimi per le 7 nazioni. Se il M5S non è riuscito a fare il suo ingresso in questa fase cruciale per la determinazione degli equilibri, appare quindi improbabile che lo riesca a fare successivamente. Si troverà quindi presumibilmente a combattere le proprie battaglie da solo. Non prima di aver bussato alle porte più diverse e con le visioni tra loro più distanti sul concetto di Unione Europea. Un percorso che, forse, denota in primis la necessità di un’analisi della propria visione interna di politica europea. Una manovra che, è auspicabile, sia precedente allo studio delle alleanze nello scacchiere dell’Europarlamento.

Un’Italia che non conta nulla in Europa?

Già immediatamente dopo le elezioni europee, Politico  aveva definito comunque il caso dell’Italia simile a quello del Regno Unito, in cui le elezioni sono state vinte da forze euroscettiche. Il ruolo dell’Italia in Europa è cambiato: negli scorsi anni il nostro Paese aveva partecipato da protagonista alla spartizione degli incarichi, forte della delegazione più numerosa di parlamentari europei e del suo ruolo di portavoce dei paesi dell’Europa Meridionale. Attualmente sono italiani il presidente della Banca Centrale Draghi, il presidente del Parlamento Europeo Tajani, l’Alto Rappresentante Mogherini, e il presidente della potente commissione Affari Economici del Parlamento Europeo Gualtieri. 
Si tratta di incarichi in scadenza entro l’autunno 2019 e pare che l’Italia non possa vedersi assegnato nulla di lontanamente paragonabile. Fonti diplomatiche fanno riferimento all’ottenimento di qualche commissario europeo di seconda o terza fascia. Si tratta comunque di ruoli ad esempio non ricopribili dalla Lega: gli incarichi sono infatti sottoposti a votazione ed è inverosimile che vengano affidati a partiti dichiaratamente euroscettici.

 

Elisa Ghidini

 

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