Ma l’Arno è ancora un fiume?

Lungo la riva dell’Arno, a Firenze, dalla sede RAI (ma anche prima) verso Pontassieve, è avvenuto uno scempio e ci domandiamo: ma l’Arno è ancora un fiume?

Hanno tagliato canneti, arbusti, alberelli, erbe e fiori.
Dove andranno a nidificare gli uccelli? Dove riposeranno le tartarughe che popolano la zona? Dove si rifugeranno i piccoli mammiferi e dove si poseranno le api, le farfalle e tutti gli altri insetti impollinatori protetti in tutto il mondo e in decrescita costante?

Le sponde del fiume sono diventate un deserto, passeggiando si possono osservare le persone a centinaia di metri di distanza. Neppure i pendii dove nessun umano potrebbe camminare sono stati salvati. Terra e fango. L’ecosistema fluviale annientato, il fiume impoverito e ridotto a sola acqua.

Un sistema fluviale in buone condizioni accoglie una molteplicità di organismi animali e vegetali capaci di usufruire delle risorse a disposizione, in uno stato di equilibrio. Nel sitema Arno a Firenze si assiste alla scomparsa di organismi animali e vegetali quindi all’annientamento di fauna e flora.

La mancanza di conoscenza, di rispetto, di competenza, l’indifferenza verso la bellezza della Natura, attestati da un intervento chiamato presuntuosamente riqualificazione delle sponde, contravvengono all’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile, al Green New Deal e a ogni altro criterio che possa rendere il nostro comportamento evoluto e attento a quel cambiamento climatico che incombe e che anche in ogni più piccolo comportamento può manifestarsi.

Arno 1

Nel’ecosistema Arno nel tempo si sono osservati il martin pescatore, le nutrie (ora aliene e quindi sicuramente sterminate), varie specie di uccelli acquatici (germani, cormorani, garzette, airone cenerino, airone bianco maggiore, sgarze ciuffetto…..ora ridottissimi o assenti), libellule, la pelle della muta dei serpenti, tanti passeriformi posati sugli alberelli e le canne della riva, lucertole, gechi….Ora niente. Solo tre sentieri aridi che corrono lungo il fiume ad altezze diverse.

E’ triste.

Mariangela Corrieri

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