Ma quale disagio? Parlare da soli, da sole è segno di intelligenza!

Proverbi su proverbi, stereotipi aggiunti a stereotipi: chi ha l’abitudine di parlare da solo, da sola se ne è sentite dire veramente tante. Alla base di tutte le idee e di tutte le tesi elaborate sull’argomento, v’è il concetto, il timore o la battutina maliziosa che insinua un certo disagio della persona sorpresa in un dialogo con se stessa.

In verità, uno studio del professor Brian Ross, ha dimostrato che chi si lascia andare con i suoi pseudo-monologhi (“pseudo” perché è pur sempre scambio, confronto con una parte di sé fino a quel momento lasciata in silenzio) non solo è più intelligente rispetto a chi non lo fa mai ma in questo modo svolge anche degli esercizi che favoriscono lo sviluppo delle sue capacità di apprendimento.



Parlare da soli, parlare da  sole corrisponde a più attività in una sola: si esterna ciò che si ha dentro e in qualche modo ci si libera da pensieri, preoccupazioni, dubbi, desideri, rabbie, tristezze ed inquietudini e allo stesso tempo ci si ascolta e ci si comprende.

“Autocomprendersi”: tra le più ardue e significative esperienze che una persona possa vivere!




Parlare da soli, parlare da sole permette di pronunciare parole che la presenza di altri e di altre frenerebbero e in questa maniera si vive una sorta di catarsi; parlare da soli, parlare da sole facilita la fatica di chiarirsi le idee, di definire i propri programmi, di dare un nome ai sentimenti che si provano o che si soffrono; e inoltre, parlare da soli o parlare da sole è un ottima, efficace strategia a favore della memorizzazione di nozioni, concetti e regole, ed ancor più utile risulta il porsi delle domande su quello che si è appreso, ripeterlo ad alta voce, ascoltarsi e correggersi… Il tutto, in un clima di fiducia e stima nei confronti di se stessi e di se stesse.

Parlare da soli o parlare da sole non è sintomo di un disagio, come spesso e troppo superficialmente si pensa: prima di un discorso importante, che sia una dichiarazione d’amore, che sia la presa di possesso di un ruolo, che sia una lamentela o che sia un addio, si necessita di una fase di silenzio, in cui la sola voce a cui è concessa parola è la propria. Quella voce che molto spesso mettiamo a tacere per timore di quello che sa, che potrebbe dire e che potrebbe dirci: come diceva Oriana fallaci “Le parole sono come i ferri chirurgici: fanno male però guariscono“, occorre però lasciarle esprimersi, comunicarsi, farsi concetto, strada, verità.



E quella, la verità, vien fuori da noi stessi e da noi stesse: per questo, parlare da soli e parlare da sole può essere d’aiuto.

 

Deborah Biasco

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