Dalla macchina da scrivere di William Burt alla comunicazione digitale




La prima macchina da scrivere della storia

Una scatola di legno con una leva all’estremità che abbassandosi imprime le lettere, minuscole e maiuscole, su un rotolo di carta. Parliamo del “tipografo” (Typographer, titolo originale del brevetto), brevettato nel 1829 dall’inventore americano William Austin Burt, che più tardi sarà considerato come la prima macchina da scrivere della storia.

Malgrado la geniale invenzione, il prototipo di Burt non raggiunse mai il successo commerciale. Passò in secondo piano rispetto ai successivi modelli di macchina da scrivere dell’avvocato italiano Giuseppe Ravizza del 1846 e dell’americano Scholes del 1867. Complici probabilmente l’estrema lentezza della scrittura e le  dimensioni ingombranti.

Le macchine elettroniche

macchina da scrivere
Lettera 22

La svolta decisiva si ebbe, poi, con le prime macchine elettriche. Famosissimo il modello Lettera 22 lanciato dalla Olivetti nel 1950, divenuto un vero status symbol per generazioni di scrittori e giornalisti, tra cui niente meno che Indro Montanelli.

 

È comunque indiscusso che il prototipo di Burt abbia segnato una tappa fondamentale nell’evoluzione della “telecomunicazione” e dei moderni strumenti di scrittura. Senza l’invenzione di Burt oggi non avremo certamente dispositivi tecnologici all’avanguardia come i computer portatili e i tablet, che ci permettono la comodità di scrivere ovunque e senza nessuna difficoltà.

Dalla macchina da scrivere al computer

Dalla macchina da scrivere elettronica al computer il passo fu relativamente più semplice. Nel 1965 la società informatica DEC (Digital Equipment Corporation) puntò a realizzare un computer usufruibile da parte di piccoli gruppi o da singole persone, il PDP-8, scatenando la corsa al computer sempre più piccolo e più potente. Nel 1977 nasce l’Apple II, modello di successo di personal computer ideato da Steve Jobs e Steve Wozniak e prodotto su scala industriale.

La rivoluzione copernicana di Jobs era proprio quella di rendere l’informatica accessibile a tutti, non solo a pochi intenditori. Dalla diffusione dei moderni personal computer sul mercato internazionale si assiste a una vero rinascimento della comunicazione a distanza.

Quello che essenzialmente cambia è la velocità nella comunicazione. Il computer, e in particolare lo sviluppo dell’informatica, ha consentito di rendere la comunicazione a distanza più rapida grazie all’elaborazione dei dati introdotti in impulsi elettronici. Proprio perché elabora in forma digitale il linguaggio, il computer è diventato il medium per eccellenza del XXI secolo. È uno strumento di scrittura per tutti: giornalisti, scrittori, scienziati e cittadini.

Della telecomunicazione ha modificato largamente gli strumenti tradizionali, come ha fatto per l’editing, la fotocomposizione e la stampa. Tutto questo ha sicuramente influito sulla trasformazione elettronica del libro in E-book.

L’avvento di internet e la digitalizzazione

L’avvento di internet è stato poi una rivoluzione nella rivoluzione. Con il facile accesso al web e alla posta elettronica (e-mail) molte forme di interazione personale sono diventate “virtuali”. E questa inesorabile trasformazione si è intensificata con le nuove generazioni di telefonia mobile. Dapprima il boom commerciale dell’Iphone di casa Apple, e poi degli Smartphone, ha poderosamente incrementato la velocità della comunicazione aprendo le porte all’era della digitalizzazione.

Il culmine di questo inarrestabile processo si è raggiunto con l’entrata in scena di Whatsapp. Si tratta di un’applicazione, diffusasi assai rapidamente, che ha reso la telecomunicazione istantanea, azzerando completamente la distanza geografica che separa gli interlocutori. In un tempo brevissimo e quasi impercettibile è possibile inviare messaggi scritti o vocali da un capo all’altro del mondo. E non solo. Si possono inviare anche files, documenti, foto, immagini e riproduzioni musicali a costo zero.




Gli svantaggi della digitalizzazione e gli scenari futuri

Tuttavia l’esplosione della tecnologia digitale con le sue innumerevoli risorse e prestazioni preoccupa per i rischi insiti in un eccessivo divario tra informatici “ricchi” e “poveri”, non solo a livello di persone, ma anche di Stati. È una situazione gravida di conseguenze sotto il profilo economico, culturale e sociale, che richiede necessariamente un appello alla responsabilità dei singoli e della comunità internazionale.

I colossi del web, come Google e Apple, sono coloro che traggono il maggior beneficio economico dall’espansione dei social media. I veri signori indiscussi di questa nuova era esercitano un potere enorme sulla vita delle persone. Non solo economico, ma anche politico e sociale, dal momento che controllano  flussi immensi di dati e informazioni personali. Il loro potere, dunque, investe prima di tutto la telecomunicazione.

Nell’epoche che verranno, in cui la comunicazione a distanza sarà libera da vincoli spazio-temporali, sarà quindi di prioritaria importanza la necessità di un controllo. Proprio come profetizzava il canadese Harold Innis, pioniere degli studi di sociologia della comunicazione del secolo scorso, i media non sono mai neutrali. Per loro stessa natura essi strutturano sia le interazioni tra gli individui sia la forma e la circolazione delle conoscenze.

Occorre dunque governarli.

Andrea S. Bruzzese

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